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10 tipi di pasta dai nomi stranissimi e perché si chiamano così

Bigoli, dischi volanti, reginette, ziti, paccheri: li avrai mangiati tante volte, ma sai da dove derivano i loro bizzarri nomi? Te lo sveliamo noi.

10 tipi di pasta dai nomi stranissimi e perché si chiamano così

In Italia i formati di pasta sono tantissimi e molti di loro hanno nomi strani, originali o divertenti. Alcuni sono legati alla forma della pasta, altri al personaggio che l’ha inventata o a cui è dedicata, altri ancora ad aneddoti curiosi che ruotano intorno alla sua creazione.
Abbiamo scovato 10 tipi di pasta che si chiamano in modo davvero bizzarro: scopri con noi quali sono e da dove derivano i loro nomi.

Cecamariti

I cecamariti sono spaghettoni bucati fatti a mano che hanno l’aria di aver richiesto una lavorazione molto lunga ed elaborata ma che, in realtà, sono preparati con gli avanzi dell’impasto del pane e con altri ingredienti  di riciclo. Da qui il nome "cecamariti", perché col loro aspetto accecano: sembrano una piatto gourmet, invece sono una ricetta povera e veloce da realizzare, che richiede poca spesa e poca fatica.

Ziti

Gli ziti sono un tipo di pasta di grano duro simile ai bucatini ma di diametro maggiore. Nascono come pasta lunga (circa 25 cm), ma tradizionalmente si mangiano dopo averli spezzati a mano in quattro per una migliore cottura. Da cosa deriva il loro nome? Dal fatto che questa specialità partenopea è  un classico dei pranzi nuziali. "Zita/o", infatti, nel dialetto meridionale significa "fidanzata/fidanzato".

Dischi volanti

L’origine del nome di questo tipo di pasta è facile da intuire: con la sua forma rotonda e attorcigliata, ricorda proprio un disco volante. L’elemento curioso è legato al fatto che questo formato sia stato inventato, nel secondo dopoguerra, proprio dopo i primi avvistamenti di dischi volanti nei cieli degli Stati Uniti. Era il 1947 quando, a bordo del suo aereo, il pilota americano Kenneth Arnold dichiarò di aver visto nove UFO sorvolare il Monte Rainier, nello stato di Washington. L’avvistamento, il primo dell’età moderna, ebbe larga eco sulla stampa locale. Poco tempo dopo i pastifici crearono delle apposite trafile con cui produrre un formato di pasta a forma di disco volante. Un avvistamento analogo, pochi anni dopo sui cieli di Firenze, diede impulso alla produzione di questo tipo di pasta anche in Italia.

Creste di gallo

Il nome di questo formato di pasta corta dall’aspetto bizzarro si deve alla sua forma curva e arricciata, proprio come la cresta di un gallo. Grazie al suo peculiare aspetto, questa pasta tipica soprattutto del Sud Italia, in particolare della Sicilia, riesce a trattenere alla perfezione i sughi e si sposa bene con il ragù di carne.

Spaccatelle

Anche le spaccatelle si chiamano così per la loro forma, curva e con una spaccatura al centro. Una caratteristica distintiva che sembra fatta apposta per raccogliere il sugo, esaltare i condimenti e rendere più saporiti i primi piatti.

Reginette o Mafaldine

Questo formato di pasta lunga tipico della tradizione napoletana prende il nome da Mafalda di Savoia, secondogenita di Vittorio Emanuele III. Inizialmente le "Reginette" o "Mafaldine", simili a delle fettuccine, ma con i caratteristici bordi ondulati, si chiamavano "fettuccelle ricche", poi il popolo napoletano le dedicò alla figlia del Re e le ribattezzò in suo onore.

Bigoli

I bigoli sono una pasta lunga di origine veneta ma diffusa anche in Lombardia. Il nome "bigoli", che si lega alla loro forma allungata, potrebbe derivare dalla parola dialettale "bigàt" (bruco) o dal latino "bombyx" (baco). Questo termine ha ispirato anche il nome dell’attrezzo usato per preparare questi spaghettoni, che si diffuse nelle case delle famiglie del Nord-est d’Italia a partire da fine Ottocento: il bigolaro.

Pici

I pici sono un formato di pasta lunga della tradizione toscana, dei grossi spaghetti rustici, preparati solo con acqua e farina, tipici del territorio senese. Sull’origine del loro nome ci sono diverse teorie. Una lo lega a Marco Gavio Apicio, gastronomo, cuoco e scrittore romano vissuto tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. e autore del libro di cucina "De re coquinaria". Secondo un’altra ipotesi i pici, che in alcune zone si chiamano "pinci", devono il loro nome a San Felice in Pincis, località (oggi San Felice) vicino a Castelnuovo Berardenga. Una terza teoria fa risalire il nome "pici" al verbo "appiccicare", in riferimento al gesto che si fa, lavorando la pasta con il palmo della mano, per darle la sua forma tipica. Infine, c’è un quarta ipotesi che collega i pici al Pigelleto, la riserva naturale del Monte Amiata, che custodisce l’abete bianco, dalla forma stretta e allungata come quella dei pici.

Busiate

Le busiate sono un tipo di pasta corta della tradizione siciliana, dalla forma elicoidale simile a quella dei fusilli. Il loro nome deriva dalla busa, termine dialettale che indica il ramo dell’Ampelodesmos mauritanicus, una pianta locale che in origine era utilizzata per la trafilatura.

Paccheri o schiaffoni

I paccheri, o schiaffoni, sono un tipo di pasta corta, liscia o rigata, della tradizione partenopea, simile a dei grossi maccheroni. Il loro nome, di origine greca, significa "pacca", "schiaffo a piena mano" e si riferisce al rumore che i paccheri fanno quando vengono impiattati.  Ma c’è anche un aneddoto divertente che lega l’origine dei paccheri e del loro nome a una vera sberla. Si racconta che a crearli, in un pastificio di Gragnano, sia stato un giovane apprendista: doveva realizzare delle grosse penne, ma sbagliò il taglio e, per il suo errore, fu punito dal mastro pastaio con un sonoro schiaffone.

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