Per i turisti stranieri il cibo non è più un "contorno" del viaggio, ma il viaggio stesso
Nel 2025 i visitatori internazionali hanno lasciato in Italia 56,7 miliardi di euro. Nei ristoranti ne hanno spesi 13, con una crescita quattro volte superiore a quella dello shopping.

- Nel 2025 i turisti stranieri hanno speso 56,7 miliardi in Italia, con la ristorazione che ha superato lo shopping come voce di spesa.
- La domanda si sposta verso esperienze dirette: visite guidate, degustazioni e laboratori crescono oltre il 15% e valorizzano il territorio.
- Il flusso resta concentrato in poche regioni; Confesercenti invita a destagionalizzare e investire nelle aree interne per ampliare i benefici.
Per anni per il turista straniero il pranzo italiano è stato una pausa tra due musei. Un panino di corsa, una trattoria trovata per caso, il tempo di rimettersi in marcia. Adorazione per la nostra cucina si, ma solo dopo le altre bellezze offerte dal nostro Paese, incluso quelle del nostro commercio. I numeri raccontano che quella gerarchia si è capovolta. Nel 2025 i turisti stranieri hanno speso in Italia 56,7 miliardi di euro, con la fetta destinata a ristoranti e bar che ha superato di gran lunga quella destinata allo shopping.
- Tredici miliardi lasciati al ristorante
- Non solo mangiare, ma capire
- Il problema resta dove tutto questo accade
Tredici miliardi lasciati al ristorante
I dati arrivano dalle stime del Centro Studi Turistici di Firenze per Confesercenti, elaborate su fonti Banca d’Italia. La spesa complessiva è cresciuta del 4,6% rispetto al 2024, circa 2,5 miliardi in più. Per il 2026 si prevede di arrivare a 58,9 miliardi.
Ecco come si distribuisce il portafoglio di chi viene a visitarci.
- Alloggio: 25,6 miliardi, il 45,2% del totale, in crescita del 4,5%.
- Ristoranti e bar: 13 miliardi, il 23% del totale, con un balzo del 7,9%.
- Acquisti nei negozi: 8,6 miliardi, in aumento di appena l’1,9%.
- Altri servizi (visite guidate, musei, escursioni, benessere): 4,1 miliardi, ma con la crescita più alta in assoluto, il 15,7%.
- Trasporto interno: 5,4 miliardi, unica voce in calo, con un meno 4,6%.
Il confronto più eloquente è tra due righe: la ristorazione cresce quattro volte più in fretta dello shopping. Chi arriva in Italia rinuncia più facilmente a una borsa che a una cena. Alcune tendenze curiose, come quella del market safari, ci avevano già raccontato qualcosa di simile.
Non solo mangiare, ma capire
Il dato che accompagna questa tendenza è la corsa delle esperienze, cresciute di oltre il 15% in un anno. Visite guidate, degustazioni, laboratori, percorsi tra le produzioni locali. È lo stesso movimento visto da un’altra angolazione: il viaggiatore internazionale non vuole soltanto sedersi a tavola, vuole capire cosa ha nel piatto e da dove arriva. Il valore non sta più solo nel servire bene, ma nel saper raccontare un territorio attraverso quello che si cucina.
Cambia per altro la geografia del turismo e anche questo allontana i turisti dallo shopping e li avvicina alla vita più autentica del luogo. Il caldo intenso rallenta le città d’arte, ferme a un più 0,3%, mentre crescono montagna, laghi e, soprattutto, campagna e collina, spinte dalle prenotazioni verso i piccoli borghi.
Il problema resta dove tutto questo accade
Nel 2025 quattro regioni, Lazio, Lombardia, Veneto e Toscana, hanno assorbito da sole quasi il 56% della spesa straniera. Il Lazio guida con 10,2 miliardi, la Lombardia segue con 9,9. All’estremo opposto, Basilicata e Molise si fermano a 60 e 37 milioni.
Secondo il presidente di Confesercenti Nico Gronchi non basta intercettare questa domanda, occorre governarla, con destagionalizzazione, investimenti nelle aree interne e sostegno a chi lavora fuori dalle rotte più battute. Il piccolo scatto dei borghi di quest’estate suggerisce che la strada esiste. Va solo allargata.
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