Funghi nei boschi, le regole da conoscere prima di iniziare la raccolta
Prima di andare per funghi è bene conoscere le regole della raccolta: dalle quantità massime alle ore di ricerca, passando per le modalità di taglio. Si rischiano multe e sequestri.

- La raccolta dei funghi richiede attenzione a limiti, permessi e regole locali, con un tetto generale di 3 kg al giorno ma molte differenze regionali.
- Ogni esemplare va prelevato intero, senza strumenti dannosi e con contenitori aerati, mentre alcune specie e alcuni stadi di crescita restano vietati.
- Chi non rispetta la normativa rischia multe e sequestri, perciò prima di entrare nel bosco conviene verificare autorizzazioni, divieti e calendario della zona.
L’autunno, complici i suoi bellissimi colori, porta con sé la voglia di passeggiare nei boschi alla ricerca di porcini, finferli e altre specie spontanee. Ma, prima di avventurarsi per i sentieri muniti di cestino, è bene conoscere le regole legate alla raccolta dei funghi. Oltre a saper riconoscere quelli commestibili da quelli velenosi, bisogna rispettare limiti, divieti e richiedere eventuali autorizzazioni. La normativa, infatti, non è uguale in tutta Italia.
- Quanti funghi si possono raccogliere e quali sono i divieti?
- Permessi e autorizzazioni: le differenze da Nord a Sud
- Multe, controlli e sicurezza: come evitare brutte sorprese
Quanti funghi si possono raccogliere e quali sono i divieti?
La legge non ammette ignoranza, neanche quando si parla di funghi che crescono spontanei nei boschi. Può sembrare una sciocchezza, per qualcuno magari un’esagerazione, ma non è così. In ballo non c’è soltanto la propria sicurezza e quella delle persone che godranno del vostro bottino, ma anche il benessere ambientale.
Il riferimento per la raccolta dei funghi spontanei è la legge nazionale 23 agosto 1993, n. 35, insieme al DPR 376/1995. Per quanto riguarda le quantità, il limite quantitativo generale è di 3 kg al giorno per persona, ma le Regioni possono prevedere disposizioni differenti. Pertanto, per sapere quanto è consentito raccogliere bisogna controllare le regole del territorio interessato.
Alcune norme, nello specifico quelle che riguardano l’ambiente e la ‘sopravvivenza’ dei funghi, sono valide per tutti e promuovono una raccolta responsabile. Che siano porcini o un’altra varierà non importa, devono sempre essere prelevati interi, conservando le parti necessarie alla loro identificazione. Non si possono utilizzare rastrelli, uncini o altri strumenti che danneggiano il terreno, il micelio e le radici delle piante. Per trasportarli bisogna scegliere contenitori rigidi e aerati, che favoriscano la dispersione delle spore (no sacchetti di plastica).
Inoltre, è vietato raccogliere l’ovolo buono (Amanita caesarea) quando è ancora chiuso e non si possono distruggere o danneggiare volontariamente i funghi non commestibili o velenosi: anche questi svolgono una funzione importante nell’ecosistema. Come se non bastasse, le disposizioni regionali possono fissare ulteriori limiti sulle dimensioni degli esemplari, sugli orari e sui periodi di raccolta.
Mano con funghi nel cestino di vimini
Permessi e autorizzazioni: le differenze da Nord a Sud
La prima regola è verificare se, nella zona scelta, sia necessario un titolo per raccogliere funghi. Non esiste infatti un unico permesso valido automaticamente in tutta Italia. In Lombardia, ad esempio, la raccolta è generalmente gratuita, ma alcuni Comuni, tramite le Comunità montane, e determinati enti gestori dei parchi possono richiedere un contributo. Gli importi previsti dalla disciplina regionale sono di 5 euro al giorno, 10 euro alla settimana, 20 euro al mese o 30 euro all’anno. Il permesso ha validità locale, quindi occorre controllare se sia necessario nella specifica area.
In Piemonte, la raccolta richiede generalmente un titolo, ottenuto tramite il pagamento del contributo previsto agli enti autorizzati. Sono previste, però, eccezioni per alcune specie come chiodini, prataioli, morchelle e mazza di tamburo. Spostandoci in Toscana, serve un’autorizzazione valida sul territorio regionale, ma nei parchi e nelle altre aree protette potrebbero aggiungersi regole specifiche, ulteriori autorizzazioni o limitazioni locali.
Anche in Campania è previsto un sistema di autorizzazioni, disciplinato dalla legge regionale n. 8/2007, con tesserino, colloquio abilitativo e convalida annuale. La legge stabilisce un limite complessivo di 3 kg al giorno per persona, di cui non più di 1 kg di ovolo buono e prugnolo.
Insomma, se si vuole andare a funghi, che sia nella propria regione o altrove, bisogna conoscere le regole. Anche perché i controlli ci sono e si rischiano multe salate.
Multe, controlli e sicurezza: come evitare brutte sorprese
Raccogliere funghi senza il permesso richiesto, superare i quantitativi consentiti o utilizzare strumenti vietati può comportare sanzioni amministrative e, nei casi previsti, il sequestro del raccolto. Gli importi non sono uguali in tutta Italia: dipendono dalla normativa regionale e dal tipo di violazione. Si rischiano, inoltre, ulteriori multe per il danneggiamento dell’ambiente, l’abbandono di rifiuti o la violazione delle regole delle aree protette.
Prima di partire, quindi, ‘è cosa buona e giusta’ consultare il sito della Regione, del Comune, della Comunità montana o dell’ente che gestisce il bosco, verificando permessi, calendario, quantità massime e divieti. C’è infine una precauzione che vale ovunque: non consumare mai un fungo se non se ne conosce con certezza la commestibilità (è bene non affidarsi alle app). In caso di dubbio, ci si può rivolgere all’Ispettorato micologico della propria ASL, che offre gratuitamente un servizio di controllo dei funghi raccolti.
Un’ultima precisazione, oggi come non mai, è doverosa: rispettare le regole non significa solo evitare sanzioni e godersi la raccolta in sicurezza, ma anche proteggere il bosco.
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