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A Milano Cortina vince il cibo italiano: la reazione degli atleti e il no agli sprechi

Accordo tra Fondazione Milano Cortina, Banco Alimentare e TrentinoSolidale per redistribuire le eccedenze. Coinvolti Lombardia, Veneto e Val di Fiemme. Operativi dal 6 febbraio

Mensa del villaggio olimpico con vassoi e porzioni pronte, tema gestione dei pasti e recupero del cibo non consumato contro lo spreco 123rf

Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 per molti atleti, quelli stranieri, significa soprattutto una cosa: cibo italiano. Pizze, pasta, mozzarella, caffè e pasticcini, il villaggio olimpico è un tripudio di video TikTok in cui si esalta la qualità della mensa made in Italy. Una macchina da cibo, come l’ha definita qualcuno, immensa e che potrebbe portare anche a sprechi importanti, se non ottimizzata.

Queste Olimpiadi tuttavia puntano a diventare anche un modello di sostenibilità anche sul fronte della lotta allo spreco alimentare. La Fondazione Milano Cortina ha siglato un accordo con Fondazione Banco Alimentare per Lombardia e Veneto e con TrentinoSolidale ODV per la Val di Fiemme per recuperare il 100% del cibo non consumato durante i Giochi.

Tre milioni di pasti da gestire

L’operazione si inserisce in una macchina organizzativa complessa che dovrà garantire circa 3 milioni di pasti tra Olimpiadi e Paralimpiadi, considerando atleti, media, personale operativo e pubblico. Nei giorni di massimo afflusso si potranno superare i 200mila pasti al giorno.

Il sistema di ristorazione è suddiviso in numerosi lotti separati per territorio. I villaggi olimpici di Milano, Cortina-Fiames e Predazzo rappresentano il cuore del servizio, con ristorazione operativa 24 ore su 24. Accanto ai villaggi ci sono 11 hotel tra Bormio, Livigno, Anterselva e Valtellina riservati ad atleti e staff, più 116 aree di ristorazione per gli spettatori, di cui 62 a Milano e 14 a Cortina.

Come funziona il recupero

Dal domani, ovvero all’indomani della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, il Banco Alimentare della Lombardia e del Veneto insieme a TrentinoSolidale saranno pronti a intervenire in tutte le sedi di gara quando si registreranno eccedenze di cibo. Gli alimenti recuperati verranno redistribuiti agli enti che operano a sostegno delle persone in difficoltà nelle comunità vicine ai luoghi dei Giochi.

L’impegno era già presente nella fase di candidatura ed è stato integrato nella Strategia Sostenibilità, Impatto e Legacy della Fondazione, che prevede il riutilizzo del 100% del cibo inutilizzato all’interno delle strutture e dei centri di produzione Food & Beverage.

Mensa del villaggio olimpico con vassoi e porzioni pronte, tema gestione dei pasti e recupero del cibo non consumato contro lo spreco

Le dichiarazioni

Gloria Zavatta, Sustainability & Impact Director di Fondazione Milano Cortina 2026, ha sottolineato la gratitudine ai partner per la collaborazione che rende concreto l’impegno previsto sin dalla candidatura. Fondamentale è stato anche il confronto con le comunità locali coinvolte dai Giochi, dove da anni enti del Terzo Settore e enti pubblici lavorano insieme per sviluppare soluzioni diversificate e adeguate alle specificità di ciascun contesto.

Marco Piuri, presidente di Fondazione Banco Alimentare, ha evidenziato come l’attività dell’organizzazione, impegnata tutto l’anno nella lotta allo spreco e nella valorizzazione del cibo come risorsa, anche in occasione di questa prestigiosa manifestazione voglia essere sempre più uno strumento di inclusione, di relazione e di costruzione di comunità più resilienti dove nessuno resti ai margini.

Standard nutrizionali e sicurezza

La vera sfida delle Olimpiadi si gioca sulla capacità di servire ogni giorno cibo sicuro, controllato e nutrizionalmente adeguato. Per gli atleti il cibo non è intrattenimento, ma parte integrante della preparazione sportiva. Il progetto si chiama Food for Fuel e nasce dalle linee guida del Comitato Olimpico Internazionale: pasti funzionali studiati da nutrizionisti, con grammature e composizione standardizzate.

Il sistema dovrà garantire menu halal certificati, opzioni vegetariane e vegane, pasti senza glutine e gestione delle allergie. Ci sono 50 addetti che quotidianamente, nelle varie location, si occupano del servizio pasti, persone formate per affrontare allergie alimentari, diete speciali e problemi da risolvere in loco.

Sul fronte ambientale, oltre al recupero delle eccedenze, la Fondazione dichiara l’uso prioritario di materie prime biologiche e a chilometro zero. Tra i fornitori spiccano Esselunga, Grana Padano, Prosecco Doc, Trentino Marketing, Valtellina Taste Of Emotion e IDM Alto Adige. L’iniziativa nasce dalla volontà di rendere una manifestazione di portata internazionale sempre più sostenibile e capace di generare valore sociale nei territori ospitanti, riducendo l’impatto ambientale e rafforzando la collaborazione tra i soggetti coinvolti. Un modello che potrebbe fare scuola per i grandi eventi futuri.

 

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