C'è qualcosa di scientifico dietro il "lancio" del nocciolo: lo sapevi?
Lancio del nocciolo di ciliegia: storia del campionato mondiale, il record di Brian Krause e la fisica che spiega perché alcuni tiri vanno lontanissimo

Tutti, almeno una volta, abbiamo lanciato… o meglio, sputato un nocciolo di ciliegia il più lontano possibile. È un gesto infantile, un po’ maleducato, eppure profondamente liberatorio.
Quello che in pochi sanno è che dietro questa sciocchezza si nascondono un campionato mondiale, una dinastia di campioni e una discreta dose di… fisica.
- Un campionato vero, nato in una fattoria
- Il record che sembra impossibile
- La fisica dietro lo sputo
- Perché ci piace così tanto?
Un campionato vero, nato in una fattoria
Partiamo dal dire che sì, esiste (anzi, esisteva) un campionato: l’International Cherry Pit-Spitting Championship nasce nel 1974 in Michigan, alla Tree-Mendus Fruit Farm. A inventarlo fu il proprietario Herb Teichman, che voleva richiamare l’attenzione sul raccolto delle sue ciliegie.
Le regole erano semplici: ogni concorrente sceglieva tre ciliegie, le mangiava, poi si piazzava con i piedi sulla linea e sputava il seme il più lontano possibile. Tre tentativi a testa, vinceva il tiro più lungo.
La gara è andata avanti per 45 anni, fino al 2019, quando si è chiusa dopo la morte di Teichman e la vendita della fattoria. Nel frattempo però sono nate competizioni gemelle altrove: in Canada al Blenheim Cherry Fest, in Germania a Witzenhausen, in Australia a Manjimup.
Il record che sembra impossibile
C’è anche da dire che esiste un record. Il nome da battere è uno solo: Brian "Young Gun" Krause. Nel 2004 ha stabilito il record mondiale Guinness con un tiro di 28,51 metri, riconosciuto in gara ufficiale.
Lo stesso giorno, in una prova libera, ha spinto un nocciolo oltre i 33 metri. Una misura che dice molto sul margine che separa una gara regolamentata da un tiro lanciato senza vincoli.
I Krause sono una vera dinastia… dello sputo. Il padre di Brian, Rick "Pellet Gun" Krause, ha vinto il titolo internazionale diciotto volte. Per vent’anni il campionato è rimasto saldamente in mano a poche famiglie, prima che qualche outsider riuscisse a scalzarle.
La fisica dietro lo sputo
Un tiro così lungo non è solo questione di fiato: è un piccolo problema di balistica, lo stesso che descrive il volo di qualsiasi proiettile, e contano soprattutto tre fattori.
Il primo è la velocità di uscita: più in fretta parte il nocciolo dalle labbra, più lontano arriva. Qui entrano in gioco la pressione dell’aria accumulata in bocca e lo scatto della lingua, che funziona come una piccola catapulta.
Il secondo è l’angolo di lancio: in assenza di attrito la gittata massima si ottiene intorno ai 45 gradi, ma nella realtà, con un oggetto leggero che l’aria frena subito, l’angolo ideale scende un po’ più in basso. Ecco perché i campioni non sputano verso l’alto, ma con una traiettoria più tesa.
Il terzo è la forma del nocciolo: se è liscio, piccolo e affusolato, oppone poca resistenza all’aria e conserva meglio la velocità. La saliva, oltre a dare presa, aiuta a ridurre l’attrito nell’istante della partenza.
Messi insieme, questi elementi spiegano perché due persone con lo stesso fiato possano ottenere risultati lontanissimi. Non vince chi soffia più forte, ma chi combina meglio velocità, angolo e rilascio.
Perché ci piace così tanto?
C’è qualcosa di irresistibile nel trasformare uno scarto in un "proiettile": il nocciolo è la parte che si butta, eppure diventa il protagonista di un piccolo gesto atletico alla portata di chiunque.
Forse è proprio questo il segreto della sua fortuna: lega l’infanzia ai campionati, il gioco da cortile alla competizione ufficiale, e ci ricorda che a volte basta una ciliegia per misurare quanto lontano possiamo arrivare.
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