I migliori pesti genovesi secondo Gambero Rosso: la top 10
Quali sono i pesti genovesi migliori da comprare? La prova d’assaggio di Gambero Rosso premia dieci prodotti per gusto, profumo e consistenza

Basta aprire un vasetto e il profumo di basilico fresco riempie la cucina, oppure quasi. Perché tra un pesto genovese fatto con ingredienti di qualità e uno prodotto con scorciatoie industriali la differenza c’è, e si sente. Il Gambero Rosso ha messo alla prova decine di campioni in una degustazione alla cieca, selezionando i dieci prodotti che hanno davvero convinto il panel di esperti.
Non si tratta solo di gusto personale. Dietro a ogni vasetto si nasconde un mondo di scelte: il basilico utilizzato, la qualità dei formaggi, il tipo di pinoli, la freschezza dell’olio. Capire cosa distingue un buon pesto da uno mediocre aiuta a fare la spesa con più consapevolezza, che si cerchi un prodotto artigianale o uno da grande distribuzione.
La classifica del Gambero Rosso
Andando alla classifica, dieci etichette hanno superato la selezione del panel di esperti, che ha valutato ogni campione in anonimato assegnando un punteggio su cento. Solo i prodotti con almeno 70 punti sono entrati in classifica, con i tre gamberi riservati alle eccellenze sopra i 90.
- Società Cooperativa Agricola Calcagno (€ 6,00 / 130 g) — Primo classificato per equilibrio: ingredienti freschi che si valorizzano a vicenda, consistenza cremosa, finale vegetale lungo e piacevole.
- Rossi 1947 (€ 9,00 / 170 g) — Verde brillante, consistenza compatta, nota fumé del Fiore Sardo ben riconoscibile. Sapidità dosata e persistenza aromatica notevole.
- Bruzzone & Ferrari (€ 12,00 / 350 g) — Aspetto verace e leggermente grossolano. Freschezza delle materie prime in primo piano, aglio delicato, ottima texture.
- Fior Fiore Coop (€ 3,49 / 130 g) — Prodotto da Bruzzone & Ferrari, ne rispecchia lo stile. Note casearie in evidenza, finale con piacevole amaricante vegetale.
- Sapori & Dintorni Conad (€ 2,69 / 90 g) — Altra produzione Bruzzone & Ferrari. Pinoli ben visibili, sapidità che viene dal formaggio (non dal sale), bel finale di basilico fresco.
- Molo modo21 (€ 11,50 / 250 g) — Il pesto della Trattoria Cavour di Genova. Note di formaggio e aglio presenti all’olfatto, consistenza morbida, toni vegetali equilibrati.
- Mugugno Genovese (€ 7,15 / 130 g) — Prodotto da Rossi 1947, porta la firma del produttore con le note affumicate del Fiore Sardo. Alternanza aglio-pecorino fino al finale.
- Artigiana Genovese Bio (€ 5,10 / 120 g) — Consistenza cremosa, aglio e note balsamiche all’olfatto. Coerente al palato, con qualche cedimento sull’olio extravergine.
- Artigiana Amadori Bio (€ 5,10 / 120 g) — Stile cremoso, aglio protagonista all’ingresso, dolcezza che accompagna fino alla fine. I formaggi passano un po’ in secondo piano.
- Artigiana Genovese (€ 4,90 / 90 g) — Profilo olfattivo centrato su aglio e formaggio grattugiato, con note vegetali al palato che rimandano al basilico e, delicatamente, al carciofo.
Un dato interessante emerso dalla classifica: cinque dei dieci prodotti selezionati escono dallo stesso stabilimento, quello di Bruzzone & Ferrari. Oltre al marchio principale, l’azienda genovese produce in conto terzi anche due etichette da supermercato, Fior Fiore Coop e Sapori & Dintorni Conad, entrambe presenti nella top ten. Una conferma che la grande distribuzione, quando si affida a produttori seri, può reggere il confronto con l’artigianale.
I criteri di valutazione
Il panel del Gambero Rosso ha lavorato su parametri precisi, gli stessi che il Consorzio del Pesto Genovese ha codificato nel suo disciplinare. Il primo elemento esaminato è il colore: un verde brillante e uniforme indica freschezza del basilico e assenza di ossidazione, mentre toni scuri o tendenti al marrone segnalano lavorazione difettosa o conservazione inadeguata.
All’olfatto si cercano le note erbacee del basilico genovese Dop, con la sua caratteristica assenza di mentolo (difetto tipico di cultivar diverse), l’aromaticità dell’aglio e le sfumature casearie dei formaggi. L’ossidazione si riconosce da sentori metallici o rancidi, l’eccessiva fermentazione da note acide fuori luogo.
Al palato contano equilibrio e persistenza: nessun ingrediente deve sopraffare gli altri, e il finale deve prolungarsi con piacevolezza. La consistenza, cremosa o più grossolana che sia, deve essere coerente con lo stile dichiarato e con la qualità percepita visivamente. La sapidità, infine, va valutata nella sua provenienza: se arriva dal formaggio è un buon segno, se è solo sale aggiunto è indice di qualità inferiore delle materie prime.
Come si sceglie davvero un buon pesto
Come avevamo già indicato parlando della classifica dei pesti di Altroconsumo, la prima cosa da guardare, prima ancora del prezzo, è l’etichetta degli ingredienti. Un pesto genovese di qualità deve contenere basilico genovese Dop in percentuale non inferiore al 25%, olio extravergine di oliva (preferibilmente ligure), pinoli mediterranei, aglio italiano e formaggi Dop come Parmigiano Reggiano o pecorino certificato. La presenza di olio di girasole o altri oli vegetali è un campanello d’allarme, così come l’uso di anacardi al posto dei pinoli (molto più economici ma estranei alla ricetta tradizionale).
Il prezzo è un indicatore imperfetto ma utile. I prodotti artigianali di qualità difficilmente scendono sotto i 5-6 euro per 100 grammi: basilico fresco, pinoli veri e formaggi Dop hanno un costo che si riflette inevitabilmente sul vasetto. I prodotti a marchio della grande distribuzione possono sorprendere positivamente, come dimostra questa classifica, ma solo quando vengono prodotti da artigiani seri in conto terzi.
Infine, l’aspetto visivo: un pesto aperto dovrebbe presentarsi di un verde vivace, con una superficie che non mostra strati scuri in superficie. Se l’olio è separato è normale (va mescolato prima dell’uso), ma se il colore tende al grigio o al verde militare è meglio lasciarlo sullo scaffale. E una volta aperto, in frigorifero coperto d’olio, va consumato entro pochi giorni: non è un prodotto pensato per durare, ma per essere goduto fresco.
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