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Dal 16° posto al mondo alla chiusura: il caso Lido 84 scuote la ristorazione

Lido 84 chiude quando era al vertice delle classifiche mondiali. Una scelta che fa discutere e che ridisegna gli equilibri della cucina italiana

Chiusura Lido 84 123rf/Ansa Foto

Un semplice annuncio, un boato nel mondo gastronomico: chiuderà ufficialmente Lido 84, ristorante una stella Michelin di Gardone Riviera, peraltro collocato dalla classifica The 50 Best Restaurants come migliore d’Italia.

Nonostante i toni della comunicazione fossero più che mai tenui, l’effetto è stato immediato: la data fissata è il 22 marzo 2026 e, per molti addetti ai lavori, la notizia pesa anche perché arriva mentre l’insegna resta tra le più riconosciute fuori dai confini nazionali.

L’annuncio sui social

L’annuncio è arrivato attraverso i canali ufficiali del ristorante, senza anticipazioni né segnali preparatori. Un messaggio diretto, condiviso dai fratelli Giancarlo e Riccardo Camanini, che ha subito attirato l’attenzione di clienti, colleghi e osservatori del settore. In poche righe viene confermata la scelta di chiudere dopo dodici anni di attività, accompagnata da un tono misurato, privo di polemiche o spiegazioni dettagliate.

Al centro del post, i due chef affidano alle parole il senso di un percorso che si conclude senza strappi. Scrivono: «Chiudiamo questa avventura con serenità e gioia verso il futuro, aprendoci a nuove idee che possano un giorno diventare semi di un nuovo progetto. Lasceremo questo luogo incantevole, che rimarrà per sempre nei nostri cuori, nella speranza che possa continuare ad essere un’icona per il Lago di Garda e per il Made in Italy nel mondo. Grazie, grazie, grazie!». Una dichiarazione che concentra ringraziamenti, memoria e prospettive, lasciando spazio a molte interpretazioni.

Perché il caso scuote la ristorazione?

La chiusura di Lido 84 colpisce perché arriva in una fase di piena maturità del progetto: era ancora pienamente inserito nei circuiti dell’eccellenza internazionale. Nel 2025, Lido 84 occupava il 16° posto nella classifica The World’s 50 Best Restaurants, risultando il primo locale italiano in graduatoria. Un riconoscimento che certificava non solo la qualità della proposta, ma anche la solidità del progetto nel panorama globale.

Per questo la decisione sorprende: non si interrompe un percorso in fase calante, ma un’esperienza che stava ancora producendo risultati concreti in termini di reputazione e visibilità. In un settore in cui le classifiche rappresentano un capitale strategico, rinunciare a quella posizione significa scegliere consapevolmente di uscire da un sistema competitivo che richiede continuità, esposizione mediatica e presenza costante sui mercati esteri.

Il caso assume così un valore simbolico più ampio. Mostra come il successo internazionale non sia sempre sinonimo di prosecuzione automatica, e come anche le realtà più premiate possano decidere di fermarsi senza passare attraverso crisi evidenti. È un messaggio che riguarda l’intero comparto, chiamato a interrogarsi sul rapporto tra risultati, sostenibilità del lavoro e prospettive personali.

Allo stesso tempo, il peso di quel 16° posto rende l’addio ancora più rilevante. Non si perde solo un ristorante di alto livello, ma una presenza stabile nei principali circuiti mondiali, capace di rappresentare l’Italia in un contesto altamente selettivo. Un vuoto che, almeno nel breve periodo, difficilmente potrà essere colmato.

Lido 84 e il futuro di Giancarlo e Riccardo Camanini

Nel messaggio di chiusura, Giancarlo Camanini e Riccardo Camanini (rispettivamente responsabile gestionale e di sala e chef), non fanno riferimento a nuovi progetti immediati né a cambi di rotta già definiti. Lasciano piuttosto intendere una fase di riflessione dopo un percorso intenso e molto esposto sul piano mediatico, cosa che suggerisce la volontà di non replicare automaticamente un modello di successo, ma di prendersi tempo prima di ripartire.

In questi anni, il loro lavoro ha costruito un’identità riconoscibile, fondata su ricerca tecnica, dialogo con il territorio e capacità di intercettare il gusto internazionale. La chiusura non cancella questo patrimonio, che resta legato ai piatti, alle collaborazioni e alla formazione di numerosi professionisti passati da quelle cucine. Un capitale umano e culturale che continua a esistere anche oltre l’insegna.

Il futuro, per ora, rimane volutamente aperto. Qualunque sarà la prossima tappa dei fratelli Camanini, partirà da qui: da dodici anni di lavoro riconosciuto, da una reputazione solida e da una libertà riconquistata nel momento di massimo successo.

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