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La Fao lancia l'allarme: per i prodotti ittici troppe etichette sono ingannevoli

Rapporto FAO denuncia sostanze pericolose e sostituzioni di specie. Oltre 36mila specie rendono difficili i controlli.

Pesce fresco nelle cassette del mercato ittico 123f

Il piatto di pesce che ordinate al ristorante potrebbe non contenere la specie indicata nel menu. Un fenomeno diffuso a livello globale che coinvolge circa il 20% del commercio ittico mondiale, con punte fino al 30% secondo alcuni studi. L’allarme arriva dalla FAO in un rapporto che denuncia pratiche pericolose per la salute.

La causa è abbastanza intuibile: non solo il pesce è un alimento estremamente delicato e deperibile, ma ne esistono infinite varietà. Nel mondo ci sono oltre 36mila specie di pesci. Quando il pesce è lavorato, cucinato o presentato in filetti, anche gli esperti faticano a riconoscerlo e a volte sono necessarie sofisticate analisi di laboratorio. Questa complessità, unita alla mancanza di guide aggiornate per l’identificazione soprattutto nei paesi tropicali, rende facile spacciare una specie per un’altra.

Sostanze tossiche per mascherare il deterioramento

Tra le pratiche più preoccupanti documentate dalla FAO c’è l’uso di formaldeide per nascondere il pesce andato a male. Alcuni operatori aggiungono anche monossido di carbonio per mantenere il colore rosso della carne di tonno, facendola sembrare fresca quando non lo è. Queste sostanze sono vietate in molti paesi, ma continuano a circolare.

Altri casi riguardano coloranti sintetici per far sembrare pregiato un pesce di bassa qualità o prodotti spacciati come surimi (l’impasto di pesce usato per imitare il granchio) che contengono allergeni non dichiarati come uova, soia o glutine, provocando reazioni anche gravi in chi è sensibile.

Sostituzioni pericolose

La sostituzione di specie o di provenienza sono le frodi più comuni. Se il branzino allevato, marchiato come locale in Italia, viene venduto da due a tre volte in più rispetto allo stesso pesce proveniente da Grecia o Turchia, il vantaggio è evidente. Ancor più se si spaccia pesce allevato per pesce pescato in natura.

Bancarella del pesce al mercato 123f

Il problema tuttavia non è solo economico. Alcune specie richiedono preparazioni specifiche per essere sicure. Il caso più grave riguarda il pesce palla, che contiene una tossina mortale (la potentissima tetrodotossina) e deve essere preparato solo da professionisti autorizzati. Se sostituito ad altre specie senza le dovute precauzioni, può essere fatale.

Altri pesci non sono adatti al consumo crudo, ma vengono serviti come sushi o ceviche, esponendo i consumatori a parassiti e infezioni. Nei casi più gravi si registrano furti di molluschi da aree marine contaminate o chiuse per inquinamento, che finiscono nei mercati senza controlli e possono causare intossicazioni serie.

I numeri negli USA e in Europa

Particolarmente significativo il dato sugli Stati Uniti, dove fino a un terzo dei prodotti ittici venduti potrebbe non corrispondere a quanto riportato sulla confezione. Il paradosso è che meno dell’1% delle importazioni viene controllato.

Le frodi documentate vanno dai chioschi di ceviche in America Latina ai ristoranti di pesce in Cina, fino al tonno in scatola venduto nell’Unione Europea. Altro dato, contrariamente a quanto si potrebbe pensare nessuna fascia di prezzo è immune: si trova pesce contraffatto tanto nei discount quanto nei ristoranti costosi.

Come difendersi

La FAO ha creato strumenti come il sistema ASFIS che cataloga 13.708 specie con nomi in sei lingue, ma la nomenclatura cambia continuamente con nuove scoperte scientifiche e gli aggiornamenti faticano a tenere il passo.

Il rapporto raccomanda di rafforzare la tracciabilità usando tecnologie come il DNA barcoding, che permette di identificare con certezza la specie, nonché sistemi blockchain per seguire il percorso del prodotto dal mare al piatto. Servono anche controlli più severi alle frontiere e etichette più chiare che indichino almeno il nome scientifico e commerciale, il metodo di produzione e l’area di cattura.

Per i consumatori, l’unica e più pratica difesa è scegliere fornitori affidabili. Potrebbe sembrare scontato, ma è un consiglio dato anche dai ristoratori professionisti. L’importanza di creare connessioni e legami con chi vende la merce resta una delle prime forme di tutela. Poi diffidare di prezzi troppo bassi per specie pregiate e, quando possibile, acquistare pesce intero piuttosto che già lavorato.

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