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Jeremy Chan torna a Masterchef: conoscete il suo piatto più iconico?

Jeremy Chan torna a Masterchef Italia, incantando come sempre la classe con la sua compostezza e il suo rigore. Un rigore che emerge anche nel suo piatto più iconico

Jeremy Chan Sky Press Kit

Nell’ultima puntata di MasterChef, l’Invention Test ha segnato il ritorno di Jeremy Chan, chef e co-fondatore di Ikoyi, uno dei ristoranti più influenti della scena gastronomica londinese: un’apparizione tanto attesa quanto temuta, perché ha inequivocabilmente segnalato ai concorrenti che era arrivato il momento di una sfida tecnica tra visione e rigore.

D’altronde, Chan è uno chef ricercatore: i suoi lavori non partono quasi mai dalla ricetta, ma da un processo di studio continuo sugli ingredienti, sulle spezie e sulle reazioni tra sapori. È per questo che vale la pena parlare di uno dei suoi piatti più famosi, fotografati e iconici: il Buttermilk Plantain and Smoked Scotch Bonnet.

Il ritorno di Jeremy Chan a Masterchef

Prima di parlare del piatto, però, non possiamo fare a meno di dedicare due righe a quanto accaduto nella Masterclass.  Sotto gli occhi di Giorgio Locatelli, Antonino Cannavacciuolo e Bruno Barbieri, Jeremy Chan ha mostrato agli studenti una costata di manzo frollata 5 mesi, con astice, salsa di cetriolo, emulsione di levistico e peperoncino… ma non solo, gli ingredienti erano moltissimi.

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Nella prova, gli aspiranti chef doveva prendere ispirazione dallo (strepitoso) piatto e cimentarsi nel metodo di cottura scelto dallo chef: alla griglia. La vincitrice della mistery box, Carlotta, ha anche avuto il vantaggio di usare, per 8 minuti, proprio lo chef Chan come commis.

Jeremy Chan a Masterchef Sky Press Kit

La prova è stata vissuta con estrema tensione e i risultati sono, in effetti, stati drammatici: tutti gli aspiranti chef sono andati in confusione, tranne uno: il vincitore, Matteo Lee, che ha anche ricevuto i complimenti dello chef.

Il Buttermilk Plantain and Smoked Scotch Bonnet

Torniamo ora al piatto più iconico di Chan. Il Buttermilk Plantain and Smoked Scotch Bonnet non solo è esteticamente tanto essenziale quanto bellissimo, ma sintetizza perfettamente il suo modo di lavorare sugli ingredienti e sugli equilibri, perché si basa su un elemento semplice come il platano, lavorato con una frittura precisa che ne esalta la dolcezza e la consistenza morbida, ma poi viene costruito in molto più articolato.

Il piatto comprende infatti platano maturo, latticello, burro, panna, Scotch Bonnet affumicato, olio neutro, sale marino, spezie selezionate, riduzione acida, elementi fermentati. Il latticello introduce una componente fresca e leggermente acida che bilancia la parte zuccherina del frutto, mentre burro e panna contribuiscono a costruire una struttura grassa controllata, mai eccessiva.

Il cuore del piatto resta lo Scotch Bonnet, affumicato per sviluppare note tostate e profonde, usato in dosi calibrate per evitare che il piccante copra gli altri sapori. Non è un semplice elemento di forza, ma uno strumento aromatico. Il risultato è un piatto in cui ogni ingrediente ha una funzione precisa: dolcezza, acidità, grasso, calore, profondità. Nessuna componente è decorativa. Tutto concorre all’equilibrio finale, che è il vero segno distintivo del lavoro di Chan.

Lo stile Chan, fra sperimentazione e fantasia

Come appare chiaro sia dal suo piatto più iconico sia delle sue apparizioni a Masterchef Italia, lo stile di Jeremy Chan nasce da un lavoro costante di ricerca sugli ingredienti, sulle spezie e sulle tecniche, affrontati con un approccio quasi scientifico fatto di prove, aggiustamenti e verifiche continue. Ogni piatto è costruito a partire da uno studio preciso delle materie prime e delle loro interazioni, senza affidarsi all’improvvisazione o alla ripetizione di formule già collaudate.

Allo stesso tempo, questa base rigorosa lascia spazio a una creatività misurata, che si esprime nelle combinazioni inedite, nei contrasti calibrati e nelle scelte fuori dagli schemi. La fantasia, nella cucina di Chan, non è mai fine a se stessa, ma diventa uno strumento per rinnovare il linguaggio gastronomico mantenendo coerenza, identità e continuità nel tempo.

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