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Dolci italiani più amati al mondo, per la Guida Michelin sono 6: dal tiramisù ai cannoli

Dalla tradizione alle reinterpretazioni contemporanee, ecco perché per la Guida Michelin i dolci più amati al mondo parlano italiano, dal tiramisù ai cannoli

Dolci italiani più amati al mondo, per la Guida Michelin sono 6: dal tiramisù ai cannoli IStock

Diciamolo pure: ci sono piatti che raccontano un Paese meglio di qualsiasi scatto suggestivo, di qualsiasi indicazione su posti e scorci da vedere. Succede anche con i dolci, soprattutto quando a osservarli è un’istituzione come la Guida Michelin, che ha provato a rispondere a una domanda semplice solo in apparenza: quali sono i dolci più amati della tradizione italiana nel mondo?

La risposta non passa da una classifica urlata, ma da una selezione ragionata che tiene insieme storia, diffusione internazionale e presenza nei ristoranti. Sei dessert che, per motivi diversi, continuano a rappresentare l’Italia ben oltre i confini nazionali, tra memoria, reinterpretazioni e nuovi contesti.

Due siciliani e altri grandi classici: l’elenco

La classifica della Guida è completa e… dolcissima. Michelin ha messo insieme territori, epoche e tradizioni diverse, restituendo un quadro piuttosto fedele della pasticceria italiana non solo più riconoscibile, ma anche più apprezzata all’estero. L’elenco comprende:

  1. Tiramisù: dessert al cucchiaio a base di savoiardi, mascarpone, caffè e cacao, nato tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia e oggi presente in tutto il mondo;
  2. Cassata siciliana: dolce barocco a base di ricotta, frutta candita e pasta di mandorle, legato alla tradizione araba e conventuale dell’isola;
  3. Cannolo siciliano: cialda fritta ripiena di ricotta, con varianti regionali e interpretazioni contemporanee;
  4. Sfogliatella Santa Rosa: specialità campana con ripieno di ricotta e semolino, nata in ambiente monastico nel XVI secolo;
  5. Babà al rum: dolce lievitato di origine mitteleuropea, adottato e trasformato dalla tradizione napoletana;
  6. Gelato artigianale: simbolo trasversale della cultura dolciaria italiana, tra sorbetti, creme e granite.

Nel loro insieme, questi dessert raccontano una storia precisa: due siciliani, un grande classico del Nord, due icone campane e un prodotto diffuso in tutta la penisola. Una selezione che privilegia la riconoscibilità senza rinunciare all’identità di ogni singola area del Belpaese.

Ricette classiche e rivisitazioni

Accanto alle versioni tradizionali, la Guida Michelin osserva da tempo come questi dolci vengano reinterpretati nei ristoranti stellati e nei locali premiati. Il tiramisù, per esempio, è spesso trasformato in dessert destrutturati, bignè farciti o composizioni multilivello, come avviene in alcune insegne citate dalla guida.

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Lo stesso vale per cannoli e cassate, che entrano nei menu gourmet sotto forma di mousse, spume, gelati o preparazioni alleggerite, senza perdere il riferimento agli ingredienti originari. Anche il babà viene rivisitato, con bagne diverse dal rum classico o inserito in dessert più articolati. Il gelato, infine, resta uno spazio di sperimentazione continua: nei ristoranti Michelin compaiono spesso carrelli di creme artigianali, sorbetti stagionali e abbinamenti inediti. In tutti i casi, il filo conduttore è la ricerca di un equilibrio tra memoria del gusto e linguaggio contemporaneo.

I dolci italiani nel mondo

La diffusione internazionale di questi dessert non è legata solo al turismo o all’emigrazione. Tiramisù, cannoli e gelato sono diventati parte stabile dei menu di ristoranti italiani all’estero, ma anche di catene, pasticcerie locali e reinterpretazioni ibride.

Secondo Michelin, ciò che rende questi dolci così resistenti nel tempo è la loro capacità di adattarsi senza perdere identità. Cambiano le tecniche, le presentazioni e i contesti, ma restano riconoscibili. In questo senso, la loro fortuna globale non dipende solo dalla bontà, ma dalla forza culturale che si portano dietro.

Più che semplici dessert, diventano strumenti di racconto: parlano di territori, di contaminazioni storiche, di artigianalità e di creatività. Ed è probabilmente questo intreccio, più che una ricetta precisa, a spiegare perché continuino a essere scelti, reinterpretati e richiesti in ogni parte del mondo.

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