Cosa si mangia per l'8 marzo? Le ricette ideali per una giornata più che significativa
La festa della donna si celebra anche a tavola: ecco cosa si mangia in Italia l'8 marzo.

L’8 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Donna. Chiamata, in modo forse un po’ banale, Festa della Donna, è in realtà una ricorrenza nata per ricordare le conquiste politiche, sociali ed economiche del genere femminile. Per un po’ di tempo il suo vero significato si era perso, ma negli ultimi anni si è cercato di tornare alle origini.
Posto che ognuna, ovviamente, può e deve festeggiare come meglio crede per celebrare la propria indipendenza, forza e libertà, esistono dei cibi divenuti abbastanza iconici e che richiamano in particolare la mimosa, fiore giallo e profumatissimo, che rappresenta la forza e la femminilità.
- Festa della donna: la bontà della torta mimosa
- Ingredienti chiave
- Piatti gialli, grande forza
- Cibo e donne, libertà ed espressione
Festa della donna: la bontà della torta mimosa
Uno dei cibi più rappresentativi è la torta mimosa: fatta con pan di Spagna bagnato con Grand Marnier, maraschino, marsala o succo di ananas, è farcita con crema pasticcera o diplomatica e ricoperto di panna o chantilly e una cascata di pezzettini di pan di Spagna. È stata inventata negli anni Sessanta da Adelmo Renzi, ristoratore di Rieti e titolare del Ristorante del Teatro Flavio. Il dolce è diventato famoso in tutta Italia quando il suo ideatore ha vinto un concorso di pasticceria che si svolgeva nella città di Sanremo. Oggi, sono le tre figlie di Renzi a portare avanti il marchio di famiglia, la torteria La Mimosa di Adelmo, con punti vendita a Roma e Rieti.
Il signor Adelmo, morto a dicembre del 2023, non ha mai voluto rivelare la ricetta originale della torta mimosa, ma da tempo viene replicata da tutti i pasticceri del mondo. Non a caso, potreste trovare diverse varianti, alcune farcite con confettura o frutta fresca o sciroppata. Insomma, visto che solo la famiglia Renzi conosce i segreti del vero dolce, gli altri pastry chef non hanno potuto fare altro che affidarsi alla propria creatività.
Ingredienti chiave
Sul dolce non si discute, è la torta mimosa la protagonista indiscussa della festa delle donne, mentre sulle altre preparazioni gastronomiche il dibattito è aperto. Non ci sono regole o particolari tradizioni di rispettare, ma gli ingredienti che vanno per la maggiore sono due: lo zafferano e il limone.
Con questa scelta il gusto c’entra poco, è soprattutto il colore, lo stesso del fiore simbolo della giornata, ad avere la meglio. Ergo, antipasti, primi e secondi si tingono di giallo. Ovviamente, questa tonalità potete ottenerla anche utilizzando altri alimenti, come: ananas, zucca, patate e uova
Piatti gialli, grande forza
Dunque, l’8 marzo porta con sé anche un piccolo rito domestico: portare in tavola piatti che richiamino il colore della mimosa, il giallo luminoso che da decenni è diventato il simbolo della giornata dedicata alle donne. Non è solo una scelta estetica. In cucina quel colore parla di energia, vitalità, rinascita: elementi che la tradizione ha finito per associare a questa ricorrenza.
Per questo uno dei piatti che più spesso compaiono sulle tavole è quello delle uova mimosa. La preparazione è semplice, ma l’effetto è immediato: il tuorlo sbriciolato ricorda i piccoli fiori della mimosa e trasforma un ingrediente quotidiano in qualcosa di simbolico. All’interno si trova spesso una crema ricca, preparata con tonno, maionese, acciughe e capperi, sapori decisi che bilanciano la delicatezza dell’uovo e danno carattere al piatto. È un antipasto che racconta bene lo spirito dell’8 marzo: semplice, ma con una personalità ben riconoscibile.
Il giallo torna anche nei primi piatti, dove, come anticipavamo, lo zafferano diventa protagonista. Non è un caso. Questa spezia regala colore, profumo e una profondità aromatica che rende il piatto intenso senza bisogno di ingredienti complicati. Un risotto allo zafferano, magari arricchito con gamberi o con un fondo più ricco di sapori, porta in tavola una tonalità dorata che richiama immediatamente il tema della giornata. In altri casi si scelgono formati di pasta con condimenti altrettanto decisi, come salsiccia o guanciale, proprio per accompagnare la forza aromatica dello zafferano senza coprirla.
Un’altra strada spesso percorsa è quella degli agrumi. Limone e pompelmo introducono una nota luminosa, fresca, quasi solare. Nei primi piatti il limone può trasformare una pasta o un risotto in qualcosa di cremoso e profumato, mentre nei secondi diventa l’elemento che alleggerisce preparazioni di carne o di pesce. Scaloppine, pollo o filetti di pesce trovano nel limone una componente capace di dare slancio al gusto, creando un equilibrio tra acidità e morbidezza che rende il piatto immediatamente riconoscibile.
Cibo e donne, libertà ed espressione
Il rapporto tra cibo e mondo femminile è cambiato negli anni. Nel tempo il cibo è diventato anche uno spazio di espressione, autonomia e creatività, un linguaggio attraverso cui raccontare identità, desideri e cambiamenti sociali. Preparare un piatto, scegliere cosa portare in tavola, decidere come condividere il cibo con gli altri: sono gesti quotidiani che possono assumere un valore simbolico molto più ampio.
Per molte donne, nel passato, la cucina è stata a lungo un luogo di lavoro invisibile, legato alla cura della famiglia e raramente riconosciuto come competenza o talento. Oggi, invece, sempre più cuoche, chef, pasticcere e imprenditrici stanno ridefinendo questo spazio, trasformandolo in un terreno di affermazione personale e professionale. Il cibo diventa così un mezzo per raccontarsi, sperimentare e rivendicare libertà, proprio come accade in altri ambiti creativi.
Anche per questo l’8 marzo il tema del cibo assume un significato particolare. Non si tratta solo di preparare piatti simbolici o di organizzare una cena tra amiche, ma di celebrare la possibilità di scegliere: cosa cucinare, come mangiare, con chi condividere la tavola. In questa prospettiva il cibo diventa una forma di espressione culturale e personale, capace di riflettere storie, percorsi e identità diverse. La tavola, quindi, non è soltanto un luogo dove si mangia. È uno spazio di incontro, racconto e affermazione, dove tradizione e libertà possono convivere nello stesso piatto.
















