Ancora un pessimo primato: i cibi ultraprocessati aumentano (anche) il rischio di demenza senile
Lo studio cinese ha misurato con risonanze magnetiche ripetute i cambiamenti cerebrali in relazione all'alimentazione. Bene frutti di bosco e pollame, male per carne rossa, dolci e cibo spazzatura.

Un adeguato regime alimentare può rallentare l’invecchiamento strutturale del cervello e non di poco: fino a 2,5 anni di ritardo nell’atrofia della materia grigia, la parte del cervello deputata alla memoria, all’apprendimento e alle decisioni. Al contrario, i famigerati cibi ultraprocessati e junk food imprimono accelerazione al processo, favorendo il rischio di demenza senile.
È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, condotto dal team del professor Changzheng Yuan della School of Public Health della Zhejiang University (Cina) su dati del Framingham Heart Study. È il primo lavoro a misurare con risonanze magnetiche ripetute nel tempo l’effetto della dieta MIND sui cambiamenti fisici del cervello.
- Cos'è la dieta MIND
- Lo studio: 1.647 persone, 12 anni, risonanze magnetiche ripetute
- Due risultati inattesi
Cos’è la dieta MIND
La MIND (Mediterranean-DASH Intervention for Neurodegenerative Delay) fonde i principi della dieta mediterranea con quelli della dieta DASH, sviluppata per contrastare l’ipertensione. Raccomanda il consumo regolare di verdure a foglia verde e altri ortaggi, frutti di bosco, frutta secca, cereali integrali, pesce, legumi, olio d’oliva, pollame e un consumo moderato di vino.
Fra i cibi da limitare ci sono invece burro e margarina, formaggi, carne rossa, dolci e cibi fritti da fast food. In particolare, i dolci accelerano l’espansione ventricolare e l’atrofia dell’ippocampo, mentre i cibi fritti da fast food, ricchi di grassi trans e prodotti finali della glicazione avanzata, aumentano il declino del volume ippocampale.
Lo studio: 1.647 persone, 12 anni, risonanze magnetiche ripetute
I ricercatori hanno analizzato i dati di 1.647 adulti di mezza età e anziani, tratti dalla coorte dei discendenti del Framingham Heart Study. I partecipanti hanno compilato questionari alimentari dettagliati tra il 1991 e il 2001, poi si sono sottoposti a risonanze magnetiche cerebrali ripetute tra il 1999 e il 2019: una mediana di 3 risonanze per persona per un periodo medio di monitoraggio di 12,3 anni.
Ogni aumento di 3 punti nel punteggio MIND è stato associato a una perdita più lenta di materia grigia, specificamente il 20% in meno di declino legato all’età e 2,5 anni di invecchiamento cerebrale ritardato nell’arco del follow-up. I cibi più protettivi sono risultati frutti di bosco e pollo, con le associazioni erano più forti nei partecipanti più anziani, nei più attivi fisicamente e in chi aveva un indice di massa corporea nella norma, suggerendo che la dieta funziona meglio se inserita in uno stile di vita complessivamente sano.
Due risultati inattesi
Lo studio riporta due associazioni che gli stessi autori definiscono inaspettate. Il consumo elevato di cereali integrali, categoria consigliata dalla dieta MIND e pressoché in qualsiasi dieta sana, è risultato associato a cambiamenti strutturali sfavorevoli. Al contrario, il formaggio che è normalmente da limitare secondo MIND è risultato invece associato a riduzioni più lente della materia grigia e a meno segnali di danno tissutale. Gli autori non spiegano questi risultati anomali e ne invocano la verifica in studi futuri.
Va precisato che lo studio è osservazionale, senza rapporti causa-effetto. Inoltre, il campione costituito prevalentemente da individui di ascendenza caucasiana, limita la generalizzabilità dei risultati ad altre popolazioni.

















