I cibi fermentati allungano la vita: cosa dice lo studio sul loro legame con la longevità
Svelato come una molecola prodotta dai batteri intestinali entra nelle cellule: i cibi fermentati potrebbero aumentarne la disponibilità.

I cibi fermentati potrebbero aiutarci a vivere più a lungo e più in salute, favorendo la longevità. Merito della queuosina, una molecola, prodotta dai batteri intestinali e nota fin dagli anni Settanta del secolo scorso per il suo ruolo vitale per la salute, ma di cui finora si ignorava come riuscisse a entrare nelle cellule umane per produrre i suoi effetti positivi. Questo meccanismo è stato recentemente svelato da uno studio pubblicato nel 2025 sulla prestigiosa rivista internazionale Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), che ha permesso di individuare un gene, il SLC35F2, che funziona come via di accesso della queosina alle cellule del nostro corpo.
Questa scoperta ha riportato alla ribalta il ruolo dei cibi fermentati, tra cui yogurt, kefir, tempeh e miso, come potenziali alleati della longevità: la queuosina, infatti, è un micronutriente che possiamo ottenere solo attraverso l’alimentazione e la flora batterica intestinale. Dato che questa molecola viene prodotta dai batteri che popolano il nostro intestino, mangiare cibi che favoriscono la salute del microbiota, come appunto quelli fermentati, potrebbe far aumentare la disponibilità di queuosina – anche se questa relazione di causa-effetto non è stata ancora dimostrata – e aiutarci a godere al massimo dei suoi benefici. A maggior ragione ora che è stato scoperto in che modo questa preziosa sostanza riesce a entrare nelle cellule del nostro corpo, salvaguardandone l’efficienza e la giovinezza.
- I risultati dello studio
- A cosa serve la queosina e come agisce nel nostro corpo?
- Vivere a lungo e in salute: qual è il legame tra cibi fermentati e longevità?
I risultati dello studio
Nello studio pubblicato su PFAS, i ricercatori dell’Università della Florida e del Trinity College di Dublino hanno identificato il gene SLC35F2 come il primo trasportatore umano conosciuto di queuosina, risolvendo un enigma durato decenni: questa scoperta getta le basi per individuare nuove applicazioni di questa molecola in ambito medico e terapeutico, ma permette anche di approfondire il legame tra alimentazione e salute e di sfruttarlo a nostro vantaggio facendo le scelte giuste a tavola.
Lo ha spiegato Vincent Kelly, professore presso la Scuola di Biochimica e Immunologia del Trinity College e autore senior dell’articolo: "Sappiamo da tempo – ha detto Kelly – che la queuosina influenza processi cruciali come la salute del cervello, la regolazione metabolica, il cancro e persino le risposte allo stress, ma fino ad ora non sapevamo come venisse recuperata dall’intestino e distribuita ai miliardi di cellule umane che la assorbono". "Per questo motivo – ha aggiunto – siamo stati in gran parte limitati nella nostra capacità di studiare il suo ruolo nella salute e nella malattia, ma questa scoperta epocale cambierà le cose. Questo studio non solo apre la strada ad analisi dettagliate di potenziali nuove strategie terapeutiche, ma fornisce anche nuove informazioni su come ciò che mangiamo – e i microbi con cui conviviamo – possono influenzare la nostra biologia fondamentale."
A cosa serve la queosina e come agisce nel nostro corpo?
Ma quali sono gli effetti positivi di questa molecola? Studi hanno evidenziato che livelli adeguati di queuosina, essenziale per la sintesi proteica, possono contribuire a:
- migliorare la funzione cognitiva, in particolare la memoria, e proteggere il cervello dal declino cognitivo;
- ottimizzare la risposta dell’organismo allo stress;
- supportare la salute generale favorendo un miglior funzionamento delle cellule.
Al contrario, una carenza prolungata di questo micronutriente potrebbe accelerare i processi di invecchiamento e avere un impatto negativo su memoria e stato dell’umore.
È importante sottolineare che queste evidenze, che associano queuosina, salute e longevità, derivano da studi preclinici: gli effetti sull’uomo devono ancora essere approfonditi da studi clinici su larga scala, che al momento non sono disponibili.
Tempeh fritto
Vivere a lungo e in salute: qual è il legame tra cibi fermentati e longevità?
Ma in che modo i cibi fermentati entrano in gioco in questo processo? Come detto, la queuosina ha origine batterica e questa sua peculiarità ha portato a formulare l’ipotesi che gli alimenti fermentati possa influenzare positivamente i livelli di queuosina nel nostro organismo. Questi effetti benefici potrebbero riguardare cibi come yogurt e kefir, miso e tempeh, kimchi, crauti, kombucha.
Non perché questi alimenti fermentati siano di per sé ricchi di questa molecola, ma perché supportano il benessere del microbiota intestinale, quindi potrebbero stimolarlo a produrla e aumentarne indirettamente la disponibilità, rappresentando così un buon viatico verso la longevità.
Anche in questo caso, va chiarito che non esistono ancora studi sull’uomo che attestino un legame diretto tra maggiore consumo di cibi fermentati e aumento dei livelli di queuosina nelle cellule del nostro organismo. Ma sono tante le evidenze già disponibili sul ruolo che questi alimenti giocano nel favorire la longevità, migliorando la salute del microbiota intestinale, riducendo le infiammazioni croniche, favorendo la risposta immunitaria, agendo come scudo naturale contro le malattie e contrastando l’invecchiamento cellulare. Questi studi, uniti alle nuove prospettive aperte dalla recente ricerca sulla queuosina, li rendono una categoria di cibi che vale certamente la pena inserire più spesso nella propria dieta per vivere meglio e più a lungo e per mangiare in modo più vario.
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