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Il caffè mattutino? Potrebbe avere un nuovo ruolo (decisivo e positivo) per la salute

Gli scienziati del Texas A&M Health Institute of Biosciences and Technology hanno scoperto che il caffè mattutino potrebbe aiutare nella cura del cancro e di altre malattie come il diabete.

Ragazza beve caffè in un bar all'aperto 123rf
Ragazza beve caffè in un bar all'aperto

In futuro, speriamo il prima possibile, il caffè mattutino potrebbe giocare un ruolo importante nella salute di milioni di persone che ogni giorno combattono contro terribili malattie. Secondo un recente studio, l’espresso che beviamo al mattino potrebbe fungere da "interruttore" nella cura del cancro.

Da caffè a medicina: lo studio

Il caffè, soprattutto per noi italiani, è un rito, una coccola. Da quello mattutino in poi, ogni tazzina gioca un ruolo importante nella quotidianità, spesso anche a livello sociale. E se tra qualche tempo, oltre a questi aspetti, diventasse anche una medicina? Ad accendere i riflettori su questo suo ‘potere’ sono gli scienziati del Texas A&M Health Institute of Biosciences and Technology, che vedono l’espresso come un potenziale alleato nella cura del cancro e di altre malattie come il diabete.

La loro ricerca si basa sulla combinazione della caffeina con le ripetizioni palindromiche brevi regolarmente interspaziate (CRISPR), un potente strumento di editing genetico. Sfruttato la chemiogenetica, gli studiosi si sono resi conto che è possibile controllare le cellule usando specifici segnali chimici.

In altre parole, tramite piccole molecole esterne, spesso farmaci o composti alimentari come il caffè, si può influenzare il comportamento cellulare, attivando interruttori appositamente progettati all’interno delle cellule bersaglio che sono state programmate proprio per rispondere.

Mani di donna abbracciano una tazzina di caffè 123rf

Mani di donna abbracciano una tazzina di caffè

Come agisce la caffeina?

Yubin Zhou, professore e direttore del Centro per la Ricerca Traslazionale sul Cancro presso l’Istituto di Bioscienze e Tecnologia, ha spiegato che il nuovo sistema chemiogenetico sviluppato dal suo team combina CRISPR con la caffeina per controllare proprio il momento in cui avviene la modifica genetica.

Ciò è possibile sfruttando tre componenti chiave: un nanocorpo, la sua proteina bersaglio corrispondente e il sistema CRISPR. Una volta trasferiti all’interno della cellula tramite tecniche di trasferimento genico, questi componenti vengono prodotti naturalmente e possono essere controllati dall’esterno.

Nel momento in cui una persona consuma 20 mg di caffeina, tramite caffè, cioccolato o particolari bibite, il nanocorpo e la sua proteina partner si legano tra loro. Questa interazione attiva il sistema CRISPR, che a sua volta compie specifiche modifiche genetiche all’interno della cellula.

La funzione "interruttore"

Oltre ad aver scoperto il ‘potere’ del caffè mattutino, i ricercatori si sono resi conto che alcuni farmaci o alimenti possono funzionare come una sorta di "interruttore". Se, ad esempio, un paziente non risponde bene alla cura per qualunque motivo, i medici potrebbero sospendere il trattamento genico e riattivarlo in seguito, quando le condizioni lo permettono.

Yubin Zhou ha dichiarato: "È anche possibile ingegnerizzare queste molecole simili agli anticorpi affinché interagiscano con sistemi inducibili dalla rapamicina, in modo che, aggiungendo un farmaco diverso come la rapamicina, si possa ottenere l’effetto opposto. Ad esempio, se inizialmente le proteine A e B sono separate, l’aggiunta di caffeina le avvicina; al contrario, se le proteine A e B sono inizialmente unite, l’aggiunta di un farmaco come la rapamicina può causarne la dissociazione".

Al momento, è bene sottolinearlo, la ricerca è ancora lontana dall’applicazione. È comunque un notevole passo avanti, che in futuro potrebbe davvero contribuire al trattamento di diverse malattie, in primis cancro e diabete.

"Ciò che ci entusiasma è l’idea di riutilizzare farmaci ben noti e persino ingredienti alimentari comuni come la caffeina per scopi completamente nuovi. Invece di agire come terapie in sé, molecole come la caffeina o la rapamicina possono fungere da segnali di controllo precisi per terapie cellulari e geniche sofisticate. (…) La nostra speranza è che un giorno i medici possano utilizzare input semplici e familiari per sintonizzare con precisione terapie potenti in modo sicuro e reversibile", ha dichiarato Zhou.

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