Sciopero dei panificatori: perché il pane potrebbe costare di più?
Lo sciopero del pane coinvolge centinaia di forni in Calabria, mentre farina, energia e trasporti costano sempre di più e si annunciano rincari per i consumatori

- La protesta dei panificatori è partita il 16 ottobre nel Cosentino e ha coinvolto 873 forni, insieme alle mobilitazioni contro il caro gasolio.
- Farina, imballaggi, gas ed elettricità pesano sui bilanci delle attività, mentre il rapporto con supermercati e gestione del pane invenduto resta teso.
- Un forno ha annunciato un aumento a 3,80 euro al chilo da novembre; i panificatori chiedono agevolazioni contributive per le assunzioni.
Il pane è l’alimento più quotidiano che ci sia, e per questo ogni variazione del suo prezzo si nota subito. Centinaia di fornai hanno scelto di farlo mancare per qualche giorno, spegnendo i forni e abbassando le serrande in segno di protesta.
Lo sciopero del pane si è unito alla mobilitazione di camionisti e agricoltori contro il caro gasolio: sul tavolo ci sono rincari che toccano ogni voce di spesa di un panificio e un rapporto sempre più teso con la grande distribuzione.
- Lo sciopero del pane: cosa sta succedendo
- Farina, gas e imballaggi: i rincari che pesano sui forni
- Il pane a 3,80 euro al chilo
- Il nodo dei supermercati e del pane reso
- Cosa chiedono i panificatori
Lo sciopero del pane: cosa sta succedendo
La protesta è partita il 16 ottobre in Calabria, in provincia di Cosenza, nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale del pane. A dare il via sono stati 31 panificatori dell’Alto Ionio cosentino, che hanno raggiunto la statale 106 nella piana di Sibari per presidiarla insieme agli autotrasportatori. Nel giro di pochi giorni le adesioni sono salite fino a coinvolgere 873 forni di tutta la provincia, quasi tutti piccole attività a conduzione familiare.
La serrata era stata pensata per due giorni ed è stata poi prolungata almeno fino al 20 ottobre. Al presidio si sono uniti anche alcuni colleghi arrivati da altre regioni, tra cui la Sicilia, mentre i sindaci della Sibaritide hanno scritto al ministro dell’Agricoltura per chiedere un confronto diretto sulle difficoltà del settore. La mobilitazione dei forni si inserisce in un’ondata più ampia, che al Sud coinvolge camionisti e agricoltori contro l’aumento del prezzo del gasolio e manifestanti scesi in piazza contro il carovita.
Farina, gas e imballaggi: i rincari che pesano sui forni
I panificatori in protesta hanno messo in fila i costi che stanno mettendo in difficoltà le loro attività. La farina, da metà settembre, è aumentata di 10 euro al quintale e ha raggiunto i 60 euro. Carta e plastica, indispensabili per confezionare il pane, hanno registrato rincari che arrivano al 50%.
Uno dei fornai ha indicato anche il prezzo del gas, salito a 1,10 euro al litro con un aumento di 70 centesimi. A queste voci si sommano la bolletta elettrica e il costo della vita in generale, che porta i dipendenti a chiedere stipendi più alti: una richiesta che gli stessi titolari dei forni considerano legittima.
Il pane a 3,80 euro al chilo
Le conseguenze rischiano di arrivare presto sul banco. Uno dei panificatori ha annunciato che dal primo novembre sarà costretto a portare il prezzo del pane da 3 a 3,80 euro al chilo, con un aumento di 80 centesimi (poco meno del 27%).
Si tratta della scelta di un singolo forno e i listini restano diversi da zona a zona e da negozio a negozio. Il segnale però pesa, perché riguarda un alimento che due italiani su tre portano in tavola ogni giorno.
Il nodo dei supermercati e del pane reso
Nel mirino dei fornai c’è anche la grande distribuzione organizzata. Secondo uno dei partecipanti alla protesta, i supermercati avrebbero fatto sapere che, in caso di un aumento di 80 centesimi, metà della differenza dovrebbe andare a loro; in alternativa il pane resterebbe fuori dagli scaffali.
Un altro punto dolente è il cosiddetto reso, cioè il pane invenduto che torna indietro al produttore. Per chi lo sforna significa farsi carico del costo di ciò che resta a fine giornata, una pratica che, secondo i panificatori in protesta, viene applicata soltanto nelle regioni a sud di Roma.
Cosa chiedono i panificatori
La richiesta principale riguarda le agevolazioni contributive per le assunzioni: senza un sostegno sul costo del lavoro, avvertono i fornai, il mestiere rischia di scomparire. Alcuni di loro hanno raccontato di aver provato a coinvolgere la Regione, lamentando un’attenzione rivolta soprattutto ai finanziamenti per il fotovoltaico e l’eolico industriali.
Il primo banco di prova arriverà con i listini di novembre, quando si capirà quanti forni seguiranno la strada degli aumenti annunciati e quanto di questi rincari arriverà sul conto di chi compra il pane ogni mattina.
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