Senza gasolio non arriva la spesa: perché le proteste dei camion mettono a rischio i supermercati del Sud
Distributori a secco in Puglia, fermi di cinque giorni in Sicilia e Calabria, pescatori pronti a unirsi. Tre proteste con origini diverse arrivano allo stesso serbatoio, e a risentirne per primi sono frutta e verdura.

- I blocchi legati alla vertenza dell’ex Ilva e la corsa ai distributori alimentano la carenza di carburante in Puglia, Calabria e Basilicata.
- Il fermo degli autotrasportatori in Sicilia e Calabria rischia di rallentare le consegne e mettere in difficoltà soprattutto frutta e verdura.
- Il caro gasolio pesa su trasporti, agricoltura e pesca, mentre proteste e incontri istituzionali sono attesi fino alla fine di ottobre.
Un supermercato dà l’impressione di un’abbondanza stabile, ma vive di consegne pressoché quotidiane e ogni consegna presuppone un trasporto su gomma, quindi un mezzo con del carburante. Questa settimana, lo avrete sentito, nel Mezzogiorno il serbatoio è diventato il punto in cui si incontrano tre proteste nate altrove.
A Cerignola, nel Foggiano, gli scaffali di buona parte dei maggiori supermercati si sono svuotati e i prodotti freschi scarseggiano anche a San Severo e Lucera. In Puglia il 15 ottobre erano senza carburante 150 stazioni Enilive su circa 300, secondo i dati attribuiti a Eni. Ora la situazione si evolve a macchia di leopardo.
- Perché mancano benzina e gasolio in Puglia, Calabria e Basilicata
- Il fermo dei camion in Sicilia e Calabria: cosa rischiano frutta e verdura
- Quanto costa il gasolio per chi trasporta, coltiva e pesca
- Cosa succede adesso
Perché mancano benzina e gasolio in Puglia, Calabria e Basilicata
Dal 12 ottobre gli operai dell’ex Ilva di Taranto, preoccupati per il futuro dello stabilimento, bloccano gli accessi alla raffineria Eni da cui dipende parte della distribuzione nelle tre regioni. Hanno annunciato la sospensione dei blocchi, ma le scorte vanno ricostruite e il timore di nuovi stop spinge gli automobilisti a fare il pieno, svuotando i serbatoi più in fretta. La situazione, secondo le segnalazioni disponibili:
- Puglia: sette distributori su dieci a secco secondo i gestori, con pompe vuote a Bari, Brindisi, Foggia e Lecce
- Calabria: carenza in gran parte del Cosentino, con lunghe code davanti agli impianti ancora aperti
- Basilicata: a Potenza cartelli «carburante esaurito», a Matera la polizia regola il traffico vicino alle stazioni
Il fermo dei camion in Sicilia e Calabria: cosa rischiano frutta e verdura
Dal 16 al 20 ottobre, secondo il calendario del ministero dei Trasporti, si fermano per 120 ore gli autotrasportatori siciliani del Comitato trasporto siciliano e le imprese calabresi aderenti a Fedralog. L’adesione è volontaria, ma anche una partecipazione parziale può causare ritardi significativi. In Sicilia i mezzi restano nei piazzali e i semirimorchi nei porti. Gli autotrasportatori dell’isola stimano perdite tra 700 e 900 euro al giorno per ogni camion.
A rischiare di più sono i prodotti freschi, che richiedono trasporti frequenti e si conservano poco. Il Comitato avverte che, senza lo scarico delle navi di ortofrutta, gli scaffali potrebbero svuotarsi in circa 48 ore. Scaffali vuoti su larga scala, però, non sono ancora prevedibili: dipenderà dall’adesione ai fermi, dalle scorte e dalle consegne essenziali, che Confcooperative Agroalimentare chiede ai camionisti di garantire per i prodotti deperibili.
Quanto costa il gasolio per chi trasporta, coltiva e pesca
Il carburante è la voce che accomuna le tre categorie e all’inizio di ottobre è finito lo sconto fisso sulle accise del gasolio:
- Autotrazione: 2,254 euro al litro in media il 15 ottobre, secondo l’Osservatorio del ministero delle Imprese
- Gasolio agricolo: oltre 1,60 euro al litro, tanto che per alcune aziende olivicole raccogliere rischia di costare più di quanto renda l’olio, le cui quotazioni nel mentre sono calate
- Pesca: da 65 centesimi a punte di 1,45-1,50 euro al litro
Cosa succede adesso
Le date da seguire:
- 20 ottobre: finiscono i fermi in Sicilia e Calabria, ma il rappresentante del Comitato siciliano, Salvatore Bella, dice che la protesta proseguirà senza risposte dal governo
- 22 ottobre: possibile fermo dei pescherecci, con una manifestazione nello Stretto di Messina di circa cento imbarcazioni, anche se non tutte le organizzazioni del settore sono d’accordo
- 27 ottobre: tavolo al ministero dei Trasporti con gli autotrasportatori e incontro a Palazzo Chigi sull’ex Ilva, dopo i quali il ministro Adolfo Urso ha detto che arriveranno eventuali nuove misure contro il caro carburante
Le tre proteste hanno cause e interlocutori diversi e verranno affrontate in tavoli distinti. Il serbatoio però è uno solo e finché resta vuoto il cibo aspetta nei porti e nei magazzini. Intanto la paura aggrava ciò che teme: gli automobilisti in fila ai distributori e i clienti di Cerignola che fanno scorte rendono più dura la scarsità che li preoccupa.
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