Il pesce rischia di costare di più e la colpa è di un'acciuga peruviana
Il Perù ha sospeso la pesca dell'acciuga per colpa di El Niño. Sembra una notizia lontana, ma quel pesciolino nutre gli allevamenti di mezzo mondo. Ecco perché la catena arriva fino al banco della nostra pescheria.

- La sospensione della pesca delle acciughe peruviane, causata da El Niño, rischia di ridurre la disponibilità di mangimi per l'acquacoltura.
- La carenza di farina di pesce ha già fatto salire i prezzi e può aumentare i costi di specie allevate come il salmone entro il 2027.
- Per ridurre impatto e spesa conviene preferire pesce azzurro locale, specie meno richieste e prodotti della piccola pesca.
Ormai dovremmo averlo imparato, i mercati mondiali sono profondamente interconnessi e ogni piccola variazione ha effetti sull’intero comparto. È così che un pesce lungo quanto una penna può tenere in piedi un pezzo enorme dell’industria ittica mondiale. È l’acciuga peruviana e da maggio il Perù ne ha sospeso la pesca nelle zone più produttive della sua costa.
La ragione si chiama El Niño, il noto fenomeno climatico che riscalda le acque del Pacifico. La conseguenza, con qualche mese di viaggio, potrebbe presentarsi sul banco del pesce dei nostri supermercati, nella forma di prezzi maggiorati.
- Perché un'acciuga può muovere i prezzi mondiali
- El Niño e la corrente che nutre il mare
- Come adeguare la spesa nei prossimi mesi
Perché un’acciuga può muovere i prezzi mondiali
Il Perù pesca da solo quasi il 40% delle acciughe del pianeta, più di Cina e Messico messi insieme. Nonostante gli sforzi governativi, quei pesci non vengono quasi mai consumati direttamente, nonostante le eccellenti qualità nutritive: parliamo di una fonte imbattibile di Omega 3 (in particolare EPA e DHA).
Le acciughe peruviane vengono invece convertite in olio per integratori o trasformate in farina di pesce, l’ingrediente base dei mangimi per gli allevamenti. Secondo l’organizzazione di settore IFFO, dalle acciughe peruviane si ricava tra il 15 e il 20% del cibo per l’acquacoltura di tutto il mondo.
Quando quel rubinetto si chiude, il mangime scarseggia e costa di più. I numeri del Fondo Monetario Internazionale raccontano la corsa.
- Un anno fa una tonnellata di farina di pesce costava 1.452 dollari.
- Nel primo trimestre del 2026 era salita a 1.999 dollari.
- Nel secondo trimestre ha toccato quota 2.360 dollari.
Secondo Javier Blas, analista di Bloomberg esperto di materie prime, il prezzo del salmone in particolare potrebbe aumentare del 20-25% nel 2027. Una sorte analoga ovviamente toccherà a tutte le altre specie d’allevamento.
El Niño e la corrente che nutre il mare
Il meccanismo è elegante quanto fragile. Lungo la costa del Perù scorre la corrente fredda di Humboldt, che spinge in superficie acque profonde cariche di nutrienti. Lì prospera il fitoplancton e con lui le acciughe. El Niño indebolisce i venti che alimentano questa risalita: l’acqua si scalda, il cibo scarseggia e le acciughe adulte scendono in profondità, fuori dalla portata delle reti. In superficie restano soprattutto gli esemplari giovani, quelli che dovranno riprodursi. Pescarli significherebbe ipotecare il futuro dello stock, per questo Lima ha fermato tutto.
Il Perù ha imparato la lezione. Nei primi anni Settanta era la più grande potenza peschereccia del mondo, con quasi dieci milioni di tonnellate di acciughe l’anno. Poi, nel 1972, le reti tornarono vuote. La pesca eccessiva aveva indebolito lo stock e El Niño gli diede il colpo di grazia. La popolazione non è mai tornata ai livelli di allora. Lo stop di oggi è figlio di quella memoria: meglio fermarsi un anno che rischiare un altro collasso a lungo termine.
Come adeguare la spesa nei prossimi mesi
Il mondo mangia sempre più pesce, sempre più pesce allevato: dal 1990 l’acquacoltura è cresciuta di quasi sette volte, superando la pesca. Per chi fa la spesa, la mossa più sensata nei prossimi mesi è tenere d’occhio le alternative: pesce azzurro locale, specie meno richieste e prodotti della nostra piccola pesca, che non dipendono dai mangimi peruviani. Non sempre, ma molto spesso la scelta più conveniente e quella più sostenibile coincidono.
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