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Pasta: 10 curiosità sul cibo simbolo della dieta mediterranea

Quando è nata la pasta? Come è cambiato nel tempo il modo di produrla e di mangiarla? Scopri gli aneddoti e le vicende più originali della sua storia.

Pasta: 10 curiosità sul cibo simbolo della dieta mediterranea

Noi italiani la portiamo in tavola tutti i giorni, la mangiamo in tutte le salse e in tutti i formati, insomma, non possiamo proprio fare a meno di questo piatto simbolo e pilastro della dieta mediterranea: la pasta. Ma siamo sicuri di sapere proprio tutto di questo alimento dalla tradizione millenaria? Conosciamo davvero, fino in fondo, le sue origini, la sua storia e la sua evoluzione nel tempo? Probabilmente no. In occasione del World Pasta Day, la Giornata Mondiale della pasta organizzata dall’Unione Italiana Food e dall’International Pasta Organisation (Ipo) e in programma il 25 ottobre, abbiamo scovato 10 curiosità su questa compagna quotidiana, nutriente e gustosa, della nostra vita. Scopri con noi quando è nata e come è cambiato nei secoli il modo di produrre e di gustare la pasta.

I primi formati di pasta: ravioli e lasagne

È difficile risalire alle esatte origini della pasta, ma le prime testimonianze scritte confermano che esisteva già al tempo degli antichi Greci e Romani. Come riporta l’Enciclopedia Treccani, il commediografo Aristofane, nel V secolo a.C., descrive un formato di pasta simile ai ravioli. All’epoca dell’Impero Romano, invece, molti autori citano nelle loro opere le "lagane", preparate con acqua e farina di grano duro, tagliate a strisce e farcite con le verdure: le antenate delle moderne lasagne. Ne parlano, per esempio, il poeta Orazio nel I secolo a.C. e il gastronomo e scrittore Apicio, a cui è attribuito il ricettario di cucina romana "De Re Coquinaria" (I secolo d.C.).

La pasta secca? L’hanno creata gli Arabi

In origine la pasta veniva consumata soprattutto fresca. La pasta secca fece la sua comparsa nel IX secolo, nell’Africa settentrionale dominata dagli Arabi. Si deve a loro la pratica di esporre al calore la pasta per ridurne il contenuto di acqua e farla durare di più. La pasta fresca restò, comunque, la più prodotta fino al XIX secolo. Poi, con l’avvento dei processi di produzione industriale, si affermò la versione secca, che aveva il vantaggio di conservarsi più a lungo.

I Tria, gli antenati siciliani degli spaghetti

La tradizione vuole che sia stato Marco Polo nel 1295, nel corso di un viaggio nell’impero del Gran Khan, a scoprire la pasta in Cina, dove sarebbe stata inventata, e a farla conoscere in Europa al suo ritorno. Eppure, una testimonianza suggerisce che gli antesignani dei moderni spaghetti esistessero in Italia già prima di quella data. Come riporta ancora la Treccani, nel 1154 lo storico arabo Al-Idrisi scrive di una località nei pressi di Palermo, Travia, in cui si produceva un tipo di pasta a forma di fili, denominato tria, che ricorda da vicino i nostri spaghetti.

Pasta: un tempo era uno street food e si mangiava con le mani

Oggi ci sembra naturale mangiare la pasta comodamente seduti a tavola e con la forchetta, eppure non è sempre stato così. Nel Seicento, infatti, nel territorio napoletano sotto il dominio spagnolo la pasta era uno street food che veniva venduto dagli ambulanti, servito su pezzi di carta e mangiato con le mani.

Come si legge sul sito del Museo della Pasta di Collecchio, che fa parte del circuito dei Musei del Cibo della provincia di Parma, anche lo scrittore tedesco Goethe raccontò questa pratica nel suo "Viaggio in Italia", in cui descrisse l’attività dei maccheronari che, agli angoli delle strade, "con le loro casserole piene di olio bollente sono occupati particolarmente nei giorni di magro a preparare maccheroni, con uno smercio incredibile, tanto che migliaia di persone portano via il loro pranzo e la loro cena in un pezzettino di carta".

Solo all’inizio del Settecento nacque la forchetta. O meglio, fu perfezionata: la versione con solo due rebbi, infatti, esisteva già, ma un ciambellano della corte del Regno di Napoli ebbe l’idea di farli diventare quattro. Un’invenzione che ben presto, dalla corte partenopea, si diffuse in Italia e in Europa e trasformò la pasta in un prodotto apprezzato anche dai nobili, che quando era un cibo di strada tendevano a snobbarla.

I maccheroni? Federico II li condiva con lo zucchero

Non solo carne, verdure e formaggi: nel passato della pasta ci sono anche condimenti dolci. Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero nel 1200, amava mangiare i maccheroni al sugo dolce, cioè conditi con lo zucchero. Un’abitudine diffusa all’epoca, come riporta, ancora, il sito del Museo della Pasta.

Pasta al pomodoro: un’invenzione napoletana

Così come l’invenzione della moderna forchetta, si deve ai Napoletani anche un abbinamento che oggi spopola ma che, all’inizio, non era così apprezzato: quello tra pasta e pomodoro. Era la prima metà del Seicento e i pomodori erano appena arrivati in Europa dal Nuovo Mondo. A lungo utilizzati solo come pianta ornamentale perché considerati velenosi, per la loro economicità diventarono il condimento per la pasta preferito dalle classi meno abbienti di Napoli. Il Museo della Pasta ricorda che questo matrimonio fu ufficialmente sancito per la prima volta in una ricetta – quella dei vermicelli al pomodoro – pubblicata a metà Ottocento nel libro "Cucina teorico-pratica" del napoletano Ippolito Cavalcanti, un volume che raccoglieva 600 ricette autentiche della tradizione partenopea.

Nell’Ottocento si impastava con i piedi

È ancora il Museo della Pasta a raccontare una pratica che oggi, con i moderni sistemi produttivi e le stringenti norme igienico-sanitarie che li disciplinano, ci fa inorridire: nell’Ottocento, la pasta si impastava con i piedi. A scoprirlo durante la visita a un pastificio fu il re di Napoli, Ferdinando II di Borbone, che commissionò a un famoso ingegnere, Cesare Spadaccini, un sistema alternativo per produrre la pasta in un modo diverso e più igienico. Vide così la luce "l’uomo di bronzo", la prima impastatrice manuale con pale di bronzo.

Il Futurismo voleva abolirla

Oggi la pasta è una specialità amatissima, non solo in Italia ma in tutto il mondo. In passato, tuttavia, c’è stato addirittura chi voleva abolirla considerandola una "assurda religione gastronomica italiana". Chi era questo acerrimo nemico della pasta? Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Movimento Futurista, che nel Manifesto della Cucina Futurista, pubblicato nel 1930 sulla Gazzetta del Popolo, chiedeva di metterla al bando. Una presa di posizione che aveva lo scopo di promuovere l’industria italiana del riso e di far risparmiare, così, al Paese i costi di acquisto del grano straniero usato per produrre la pasta. Per Marinetti, l’invito a boicottare la pasta si trasformò in un boomerang: un giornale satirico, infatti, lo fotografò in un ristorante mentre mangiava un piatto di spaghetti, rendendolo così oggetto di critiche e scherno.

"Gli spaghetti crescono sugli alberi": il pesce d’aprile della BBC

Il 1 aprile del 1957, la pasta fu al centro di un pesce d’aprile ideato dalla BBC. L’emittente britannica mandò in onda un cortometraggio, girato nelle campagne di Lugano, che raccontava con tono serissimo che gli spaghetti crescono sugli alberi e che in primavera vengono raccolti come si fa con la frutta.
Si trattava, ovviamente, di una bufala, ma non tutti lo capirono: lo dimostra il fatto che, il giorno dopo, in molti telefonarono in redazione perché volevano comprare le piante da spaghetto.

Al dente è più digeribile

Chiudiamo questa carrellata con una curiosità utile. Sai che la pasta cotta al dente non è solo più buona ma anche più digeribile? Se la cuoci a puntino, infatti, il glutine, cioè la frazione proteica dei cereali, riesce a trattenere i granuli di amido al proprio interno e questo permette all’organismo di assimilarli in modo graduale e di digerirli senza fatica. Occhio, quindi, a rispettare le indicazioni sui tempi di cottura riportate sulla confezione della pasta: non solo il tuo palato, ma anche la tua pancia ti ringrazierà!

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