Oktoberfest, è caos per la birra: quasi 16 euro al litro e possono venderla solo in sei
Oktoberfest 2026, il boccale da un litro arriva a 15,80 euro. Ecco perché alla festa di Monaco la birra costa molto più che nei locali della città

- A Monaco l'Oktoberfest si prepara ad accogliere milioni di visitatori, mentre il prezzo della birra nei tendoni tocca livelli record.
- Il costo elevato dipende da regole rigide che limitano l'ingresso a sei birrifici storici, tutti legati alla città e alla tradizione bavarese.
- Tra ricorsi, referendum e possibili aperture alla concorrenza europea, la festa resta al centro di una battaglia su prezzi, accessi e identità.
Chi arriva a Monaco a metà settembre trova una città che si prepara ad accogliere quasi sette milioni di persone in poco più di due settimane, dato che è tutto pronto per l’Oktoberfest: i tendoni sono montati, le spine collaudate, il Theresienwiese pronto a riempirsi a partire dal 19 settembre.
Quello che resta fuori dalla cartolina… è il conto, che sta facendo discutere non solo la Germania, ma il mondo intero. A conti fatti un litro di birra, proprio tra le pagode della festa che la celebra, costa quasi sedici euro. E la ragione ha poco a che vedere con l’inflazione.
- Quanto si paga un boccale al Theresienwiese
- Perché possono spillare solo sei birrifici?
- Il birrificio che ha scavato un pozzo per entrare
- La partita sui tendoni vale ancora di più
- Cosa aspettarsi da questa edizione?
Quanto si paga un boccale al Theresienwiese
Il Maß, il boccale da un litro che è l’unità di misura della festa, ha toccato i 15,80 euro in alcuni tendoni. Il dato che rende l’idea arriva dal confronto interno alla città: nei locali del centro di Monaco lo stesso litro costa circa il 30% in meno.
Vale la pena fermarsi un secondo su questo numero: la birra più cara di Monaco si beve alla festa che celebra la birra di Monaco, a poche fermate di metropolitana dai banconi dove la stessa bevanda viene servita a prezzi ordinari.
Il paradosso ha una spiegazione che sta nel regolamento, non nei costi di produzione. E il regolamento quest’anno è finito sotto attacco su due fronti diversi, con una raccolta firme in corso e un’udienza davanti alla Corte Suprema bavarese.
Perché possono spillare solo sei birrifici?
Per essere ammessi all’Oktoberfest servono requisiti che la città applica da decenni. Il birrificio deve essere di Monaco, deve rientrare nella definizione di impresa consolidata e rinomata, e deve rispettare la legge di purezza del 1487: orzo, luppolo e acqua provenienti da un pozzo situato dentro i confini cittadini.
Il risultato è che sei aziende versano tutta la birra della festa: Spaten, Löwenbräu, Paulaner, Hacker-Pschorr, Hofbräu e Augustiner. Sei fornitori, nessun concorrente esterno ammesso, sedici giorni di pubblico garantito.
C’è un dettaglio che rende la faccenda più interessante di quanto sembri. Dietro quei marchi presentati come locali ci sono assetti proprietari internazionali: Spaten e Löwenbräu appartengono al gruppo AB InBev, mentre Paulaner e Hacker-Pschorr fanno capo a una società partecipata al 30% da Heineken. Hofbräu è di proprietà dello stato di Baviera. Augustiner resta l’unico in mani familiari private.
Il birrificio che ha scavato un pozzo per entrare
Steffen Marx ha fondato Giesinger Bräu in un garage di Monaco nel 2006 e da allora prova a entrare alla festa. Per soddisfare il requisito dell’acqua cittadina ha raccolto 12,4 milioni di euro e ha impiegato due anni tra permessi e trivellazioni per scavare un pozzo dentro i confini comunali.
Il pozzo esiste, la birra rispetta la regola, l’ingresso resta chiuso. Marx ha cambiato strategia e ha raccolto 21.000 delle 35.000 firme necessarie per indire un referendum cittadino che potrebbe aprirgli le porte l’anno prossimo.
Non è il primo a provarci. Negli anni Ottanta il principe Luitpold di Baviera, discendente della famiglia che l’Oktoberfest lo aveva inventato nel 1810 per un matrimonio reale, si vide respingere ogni tentativo e portò il caso in tribunale accusando la città di gestire un cartello. Un giudice di Monaco gli diede torto nel 1990.
La partita sui tendoni vale ancora di più
Il fronte aperto quest’anno riguarda le strutture che ospitano i bevitori. Un tendone dell’Oktoberfest può superare le dimensioni di un campo da calcio, svilupparsi su più piani e contenere ottomila persone tra tavoli, cucine e prenotazioni.
Alexander Egger, amministratore delegato del ristorante Münchner Stubn, ha impugnato il sistema di assegnazione chiedendo che le gare vengano aperte agli operatori di tutta l’Unione Europea. La sua tesi è lineare: più concorrenti significa prezzi più bassi per chi entra a mangiare e a bere. La Corte Suprema bavarese esamina il caso l’11 settembre, otto giorni prima dell’apertura.
La città difende l’impianto attuale. Christian Scharpf, assessore al lavoro e agli affari economici che sovrintende all’evento, sostiene che le regole servano a tutelare la qualità e il carattere della festa, e ricorda che i tribunali hanno già confermato sia lo standard sulla birra sia la procedura di gara. Sul tavolo c’è anche il timore che operatori stranieri portino ai tendoni cibo e bevande estranei alla tradizione bavarese.
Cosa aspettarsi da questa edizione?
Mentre si discute, i numeri della festa raccontano una tendenza interessante. I litri versati sono passati da 7,4 milioni nel 2023 a 7 milioni nel 2024, fino ai 6,5 milioni del 2025. Si beve meno, si spende di più, e il fatturato tiene grazie al listino.
Per chi programma una trasferta a Monaco il consiglio pratico resta lo stesso di sempre: il boccale nei tendoni si paga come un’esperienza, mentre la birra dei sei birrifici storici si trova in tutta la città a prezzi che ricordano quelli di una normale serata al bancone. Stessa etichetta, stesso malto, indirizzo diverso.
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