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Sono amatissimi dalla GenZ, è boom per i noodles istantanei. Ma è un bene?

Per il 69% dei giovani italiani tra i 18 e i 30 anni la cucina asiatica è già un'abitudine. I noodles istantanei ne sono il simbolo più immediato: veloci, versatili, collezionabili nelle confezioni e sempre più disponibili.

Persona che mangia noodles istantanei riscaldati IStock

Chiamateli ramen, udon, soba o jjajangmyeon. Per una generazione di italiani tra i 18 e i 30 anni, i noodles istantanei sono diventati quello che una volta era il pacco di pasta nel cassetto: il pasto di riserva per eccellenza, il salva-cena da preparare in tre minuti quando il tempo manca o la voglia di cucinare è zero. Solo che le bustine sono più colorate, i sapori sono impronunciabili e c’è chi ne fa collezione.

I numeri: una tendenza consolidata

Uno studio Ipsos Doxa, commissionato da Unilever/Knorr e condotto su un campione di italiani tra i 18 e i 30 anni, fotografa una generazione già orientata: il 93% dichiara interesse per almeno un aspetto della cultura asiatica e la cucina è il punto di ingresso più citato — indicata dal 58% del campione, davanti a manga e anime (47%), serie TV (37%) e tecnologia (37%).

Il 69% dei giovani include la cucina asiatica tra le proprie preferenze gastronomiche, 3 su 10 la mangiano almeno una volta a settimana e il 32% cucina cibo etnico direttamente a casa. I numeri del mercato confermano la tendenza: nel 2024 il 17% delle nuove aperture di ristoranti in Italia ha riguardato la cucina orientale. Va segnalato che la ricerca è stata commissionata in occasione del lancio di Knorr Asia Noodles, il che non ne invalida i dati, ma ne contestualizza la provenienza.

Cosa sono i noodles istantanei

Sono spaghetti precotti, essiccati o fritti, contenuti in buste con uno o più sacchetti di condimento. A loro si ispirano i molto più salutari zoodles. Si preparano con acqua bollente in 2-5 minuti. La differenza rispetto alla pasta italiana è nel trattamento: i noodles istantanei sono già cotti e reidratati, non semplicemente scolati. Le tipologie principali sono il ramen giapponese (brodo umami, spesso arricchito con uovo e alghe), l’udon (spesso al miso o al curry), il jjajangmyeon coreano (con pasta di fagioli neri fermentati, tra i più cercati online), i vermicelli di riso vietnamiti e i noodles di grano saraceno giapponesi.

Un piatto di noodles in brodo 123f

Ogni paese ha le sue varianti, ogni marca le sue. Dai Paldo Jjajangmen ai Nongshim Chapagetti, dagli Ottogi Jin Ramen ai noodles al cocco o sesamo: il catalogo disponibile nei supermarket asiatici delle città italiane — e sempre più nella GDO tradizionale — si è allargato considerevolmente negli ultimi anni.

Come sceglierli: cosa guardare sull’etichetta

Il punto debole dei noodles istantanei tradizionali è nutrizionale. Le versioni più economiche sono ricche di sodio, grassi saturi (spesso da olio di palma), conservanti e povere di proteine e fibre. Eppure il mercato si è evoluto: una nuova generazione di prodotti, spesso sviluppata da giovani imprenditori con focus su ingredienti più puliti, offre alternative con meno additivi, meno sodio e basi proteiche migliori.

Le voci da controllare in etichetta sono il contenuto di sodio per porzione (idealmente sotto i 600 mg), la presenza di glutammato monosodico (E621, legale ma da considerare se si è sensibili), il tipo di olio usato nella frittura (preferibile girasole o palma non idrogenata), e la lista degli addensanti nei sacchetti di condimento.

La cucina giapponese al primo posto, il ramen già "spaghetti della Gen Z"

Tra le tradizioni asiatiche, quella giapponese guida con il 45% delle preferenze, seguita dalla cinese (28%) e dalla coreana (11%), in crescita grazie alla spinta del K-pop. Il sushi resta il piatto più rappresentativo (39%), ma noodles e ramen raccolgono già il 18% e vengono indicati come "gli spaghetti della Gen Z". La motivazione principale di scelta è il gusto (55%), seguita dalla voglia di scoprire nuovi sapori (41%) e dalla varietà dell’offerta (36%).

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