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A Bologna 20 persone con nausea e vomito per probabile intossicazione da sushi: come ci si difende?

Febbre, vomito e nausea dopo pranzo e cena in un ristorante dell'hinterland bolognese. L'AUSL ha chiuso il locale e prelevato tamponi dallo staff. I titolari escludono la contaminazione alimentare e puntano il dito su un virus. Attesi i risultati dei test.

Sushi e intossicazione alimentare 123f

Almeno venti persone con febbre, nausea, vomito e diarrea dopo aver mangiato sushi in un locale a Zola Predosa, nell’hinterland bolognese. Alcuni sono finiti addirittura al pronto soccorso, il che ha fatto scattare l’ispezione e la chiusura temporanea dell’attività con i sigilli apposti dall’AUSL.

In un primo momento, sembrava che ad intervenire fossero stati i NAS, il nucleo antisofisticazione e sanità dell’Arma dei Carabinieri. Le ultime versioni invece parlano del solo monitoraggio da parte dell’azienda sanitaria locale. Nel frattempo, il ristorante si difende e respinge l’accusa di gravi carenze igieniche.

Le segnalazioni

I malesseri si sono manifestati nel corso del fine settimana, con clienti che hanno riferito sintomi acuti nelle ore successive al pasto. Tra le recensioni Google dell’attività, c’è chi racconta di dieci ore al pronto soccorso dopo un pranzo del primo marzo, chi segnala che ad ammalarsi siano stati anche bambini piccoli e chi precisa di non aver consumato nulla di crudo.

Quest’ultimo dettaglio è rilevante, perché potrebbe escludere la sola ipotesi di pesce crudo mal gestito e apre a scenari di contaminazione più ampi o alternativamente a un’origine virale. Il ristorante in via Risorgimento per altro non è nuovo in zona e alcuni dei clienti, sentitisi poi male, erano già stati lì altre volte.

L’azienda sanitaria ha disposto la chiusura temporanea del locale e ha eseguito tamponi sui componenti dello staff, oltre a rilievi sulle superfici e sui macchinari interni. Gli esiti dei test sono ancora attesi.

La versione del ristorante

Contattati da BolognaToday, i titolari del ristorante hanno offerto una lettura alternativa dei fatti. Non un’intossicazione alimentare, sostengono, ma un caso di norovirus diffusosi all’interno del locale. Secondo la loro ricostruzione, i problemi sarebbero iniziati venerdì e dal sabato alcuni membri dello staff avrebbero cominciato ad accusare gli stessi sintomi dei clienti. I tamponi effettuati dall’AUSL sul personale sarebbero risultati positivi proprio al norovirus.

Sushi in piatto con bacchette 123f

Il norovirus è il principale agente delle gastroenteriti di origine non batterica. I suoi sintomi, che includono nausea, vomito, diarrea, crampi addominali, sono clinicamente sovrapponibili a quelli di una comune intossicazione alimentare e il periodo di incubazione varia dalle 12 alle 48 ore. La distinzione tra le due ipotesi non è accademica: nel primo caso la responsabilità ricade sulla gestione delle materie prime, nel secondo su una catena di contagio interumano difficilmente imputabile alla cucina, ma che non esclude del tutto eventuali carenze igieniche.

Come difendersi da contagi e intossicazioni nei ristoranti?

Una cena gustosa a base di sushi e sicura è possibile. Tuttavia, il pesce crudo è un alimento delicato e molto a rischio. Concentra in un unico piatto tutte le vulnerabilità della filiera ittica: dalla qualità del pescato alla catena del freddo, dal trattamento anti-anisakis alle temperature di conservazione. Un’interruzione anche breve della catena del freddo o una gestione impropria delle materie prime, può trasformare un piatto apprezzato in un rischio sanitario concreto.

Qualora non vogliate preparare il vostro pasto giapponese in casa, sempre meglio affidarsi a ristoranti noti e con una buona reputazione, evitando il più possibile formule all you can eat, che sebbene ricorrano a stratagemmi commerciali per contenere le spese, alle volte sono sin troppo convenienti. Bisogna poi prediligere salmone e tonno, che sono quelli generalmente più sicuri e affidarsi al buon senso: osservate le condizioni igieniche del locale, del bancone, del cibo. In caso di odori strani, non mangiate.

Difendersi dal norovirus è invece più difficile, qualsiasi posto affollato espone al rischio di contagio, in determinati periodi dell’anno piuttosto che in altri. Tuttavia, se la pandemia ci ha insegnato qualcosa, anche in questo caso l’igiene conta. È importante lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone (non con gel alcolici in questo caso) e igienizzare le superfici con detergenti a base di cloro o candeggina.

 

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