Il panettone potrebbe avere nuove regole: un manifesto vuole tutelare il dolce delle feste
Il panettone italiano ha bisogno di maggiori tutele, magari con la creazione di un "Manifesto" ad hoc, volto a proteggere l'intera filiera: dai pasticceri al settore agricolo.

- Un Manifesto presentato a Roma propone due nuove denominazioni per distinguere il panettone italiano e quello realizzato con filiera agricola nazionale.
- La proposta punta a garantire maggiore trasparenza sull’origine degli ingredienti attraverso requisiti di tracciabilità, anche digitale, ancora da definire.
- Con un mercato mondiale oltre i due miliardi di euro, valorizzare la filiera nazionale potrebbe sostenere la reputazione e la competitività del panettone.
Il panettone, protagonista indiscusso delle festività natalizie, potrebbe presto avere nuove regole per essere definito davvero italiano. Il Manifesto presentato il 13 ottobre a Roma, durante la quinta Convention mondiale Il Re dei Lievitati, propone di introdurre due nuove diciture: "Panettone Italiano" e "Panettone Italiano – 100% Filiera Agricola". L’obiettivo è valorizzare le materie prime nazionali, rendere più trasparente la provenienza degli ingredienti e tutelare uno dei simboli del Natale, sempre più presente anche sui mercati internazionali.
- Due nuove diciture per il panettone
- Ingredienti tracciabili, più trasparenza
- Una sfida che vale oltre 2 miliardi
Due nuove diciture per il panettone
Durante la quinta Convention mondiale Il Re dei Lievitati, sono emerse diverse proposte interessanti per quel che riguarda il panettone italiano. Sicuramente, quella più importante riguarda l’aggiornamento del decreto ministeriale del 22 luglio 2005, che disciplina la produzione e la vendita dei prodotti da forno legati a determinate ricorrenze.
Il Manifesto, promosso dall’Accademia Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano insieme ad AEPI, punta a introdurre due nuove diciture: "Panettone Italiano" e "Panettone Italiano – 100% Filiera Agricola". L’idea è distinguere e valorizzare i prodotti che possono dimostrare un legame concreto con la filiera agroalimentare nazionale. La proposta prevede, infatti, requisiti relativi alla provenienza delle materie prime e alla tracciabilità degli ingredienti, con l’obiettivo di dare maggiore riconoscibilità al lavoro di agricoltori, allevatori, produttori e pasticceri.
Non si tratta, quindi, solo di una questione di etichetta. Dietro la denominazione c’è la volontà di rendere più chiara la differenza tra un prodotto realizzato in Italia e uno che può vantare anche una filiera agricola nazionale. Per i consumatori sarebbe un modo per avere informazioni più precise su ciò che acquistano, mentre per le aziende potrebbe diventare un elemento distintivo sul mercato.
Tuttavia, è doveroso sottolineare che, al momento, queste denominazioni sono oggetto di una proposta di revisione. Ergo, non sono nuove regole già entrate in vigore.
Laboratorio di pasticceria con panettoni pronti
Ingredienti tracciabili, più trasparenza
Il Manifesto accende i riflettori anche su un’altra questione, oggi importante come non mai: la tracciabilità digitale. Tra gli strumenti indicati ci sono sistemi come il QR code, attraverso cui rendere verificabile l’origine delle materie prime e offrire maggiori informazioni sulla filiera produttiva.
Il tema è particolarmente interessante perché il panettone nasce sì da una ricetta riconoscibile, ma la provenienza dei suoi ingredienti può variare. Farina, burro, uova, zucchero, miele e frutta sono elementi fondamentali per il risultato finale, ma lo sono anche le materie prime che collegano il laboratorio di pasticceria al mondo agricolo.
L’obiettivo della proposta, quindi, è rafforzare questo rapporto, coinvolgendo istituzioni, associazioni agricole, industria e artigianato. Durante la Convention, il confronto ha riunito rappresentanti del mondo produttivo e delle organizzazioni di categoria, con il chiaro intento di costruire una strategia condivisa per tutelare l’identità del grande lievitato.
Resta da capire come saranno definiti nel dettaglio i requisiti per ottenere le nuove denominazioni e quali controlli verranno previsti. Saranno proprio questi aspetti a determinare l’effettiva attuabilità delle modifiche proposte.
Una sfida che vale oltre 2 miliardi
A spingere verso una maggiore tutela c’è anche il peso economico del settore. Secondo i dati presentati durante la Convention e riportati da ANSA, il mercato mondiale del panettone supera i 2 miliardi di euro e oltre il 60% della produzione e del consumo avviene fuori dall’Italia. Il nostro Paese esporta inoltre ogni anno circa 500 milioni di euro di grandi lievitati, per oltre 13.500 tonnellate destinate ai mercati esteri.
Numeri che raccontano quanto il dolce del Natale sia diventato un prodotto internazionale, ma anche quanto sia importante proteggerne la reputazione. La concorrenza cresce e il panettone viene realizzato in molti Paesi, talvolta con ricette e processi differenti (se non lontani anni luce) da quelli della tradizione italiana.
La proposta presentata a Roma vuole quindi trasformare il legame con le materie prime nazionali in un valore riconoscibile, capace di sostenere sia le pasticcerie artigianali sia le imprese industriali. La strada verso nuove regole è ancora da percorrere, ma il messaggio è chiaro: difendere il panettone made in Italy significa valorizzare non soltanto la ricetta, ma anche le persone e le produzioni che contribuiscono a portarlo sulle tavole di tutto il mondo.
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