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Una pizza da 12.000 euro? Esiste: la Louis XIII è puro lusso

Una pizza dal prezzo fuori scala: ingredienti rarissimi, servizio privato e un costo che ha trasformato la Louis XIII in un caso mediatico globale

La pizza più costosa del mondo 123rf

Dodicimila euro per una pizza. Non per una degustazione, non per un menu intero, ma per un singolo disco di impasto, farcito e servito come se fosse un gioiello gastronomico. Una cifra che sembra una provocazione, e invece è legata a un nome preciso, diventato nel tempo sinonimo di eccesso, esclusività e curiosità mediatica.

Si chiama Louis XIII ed è spesso citata come la pizza più costosa al mondo. Un titolo che non nasce solo dal prezzo, ma da un’idea di cucina portata fuori scala, dove il confine tra cibo, lusso e spettacolo si fa sottile e volutamente ambiguo. Dietro quel numero, però, non c’è soltanto l’effetto sorpresa: c’è una storia, una visione e una costruzione molto precisa dell’esperienza.

Com’è nata la Louis XIII?

La Louis XIII nasce all’inizio degli anni Duemila dall’idea di Renato Viola, pizzaiolo italiano noto per un approccio sperimentale e per la volontà di portare la pizza in un territorio che, fino a quel momento, sembrava riservato solo all’alta cucina e all’alta pasticceria.

Non si tratta di un esercizio di stile fine a sé stesso, ma di un progetto pensato per dimostrare che anche un piatto popolare, simbolo della tradizione e della semplicità, può essere reinterpretato come esperienza gastronomica estrema, costruita intorno al concetto di esclusività assoluta.

Il nome

Il nome scelto non è casuale. "Louis XIII" richiama il celebre cognac francese prodotto da Rémy Martin, icona di lusso e di tempo, noto per i lunghissimi invecchiamenti e per i decanter realizzati a mano.

L’associazione serve a chiarire subito il posizionamento dell’idea: non una pizza da menu, non un prodotto replicabile in serie, ma un oggetto culinario pensato come pezzo unico, da vivere più che da consumare. In questa visione, la pizza smette di essere solo cibo e diventa narrazione, rituale, racconto di materia prima, tecnica e servizio.

Una pizza, ma anche (e soprattutto) un’esperienza

Il progetto viene presentato come un’esperienza privata, realizzata su prenotazione e preparata direttamente a casa del cliente, con tempi, strumenti e personale dedicati. Non è dunque una creazione legata a una pizzeria fisica o a una carta stabile, ma a un format itinerante e su misura, costruito per un pubblico ristretto e internazionale, abituato a collezionare esperienze gastronomiche rare quanto costose.

La Louis XIII entra così rapidamente nell’immaginario mediatico come simbolo di una nuova frontiera del lusso applicato a un piatto popolare, attirando l’attenzione di riviste, programmi televisivi e siti di settore in tutto il mondo.

Pizza costosa 123rf

La sua fama cresce proprio grazie a questa combinazione di elementi: l’autorevolezza del creatore, il riferimento a un marchio iconico del mondo del beverage di altissima gamma, e l’idea di trasformare un gesto quotidiano come mangiare una pizza in un evento irripetibile, costruito intorno al tempo, alla cura maniacale del dettaglio e a un racconto che precede e accompagna ogni fase della preparazione.

Gli ingredienti e il costo

La Louis XIII deve la sua notorietà soprattutto alla selezione delle materie prime e al prezzo che ne deriva, che parte dagli 8.300 euro (come riporta il sito web) ed è arrivato negli anni a superare anche i 10.000 euro e spesso indicato intorno ai 12.000, a seconda delle varianti e del servizio richiesto.

Le dimensioni sono volutamente contenute, lontane dall’idea di una pizza "da condividere", perché l’attenzione è tutta concentrata sulla qualità e sulla rarità degli ingredienti, scelti tra alcuni dei prodotti più pregiati disponibili sul mercato internazionale.

La base è realizzata con farine selezionate e sottoposta a lunghissime maturazioni, mentre la farcitura ruota attorno a elementi come caviali di diverse provenienze, crostacei di altissima qualità, mozzarella di bufala campana DOP e condimenti pensati per accompagnare, senza sovrastare, le componenti principali.

Nulla è pensato per stupire con quantità o opulenza visiva, ma con la concentrazione di valore in pochi, precisissimi elementi, lavorati e assemblati con tecnica da alta cucina.

Il servizio

Il costo finale non è legato solo agli ingredienti. Una parte rilevante del prezzo riguarda il servizio: come abbiamo accennato, la pizza non viene ordinata in un locale, ma preparata su richiesta direttamente a domicilio, con la presenza dello chef e di un piccolo team, attrezzature dedicate, mise en place studiata e abbinamenti con vini, champagne o distillati di fascia altissima.

L’esperienza è costruita come un evento privato, con tempi lunghi, spiegazioni, ritualità e una cura scenografica che contribuisce a trasformare un piatto in una performance gastronomica.

Ordinare una Louis XIII, quindi, non significa semplicemente scegliere una pizza costosa, ma acquistare un format completo, in cui il valore è distribuito tra prodotto, competenza, rarità delle materie prime e costruzione dell’esperienza.

È questo insieme di fattori che giustifica cifre fuori scala rispetto alla tradizione e che ha portato questa creazione a essere citata, con sempre maggiore frequenza, come esempio estremo di lusso applicato al mondo della pizza.

Solo lusso o anche qualità?

Dietro il clamore del prezzo e l’etichetta di pizza più costosa al mondo, la Louis XIII continua a dividere. Per alcuni è soprattutto un’operazione di immagine, una provocazione riuscita che usa la pizza come veicolo narrativo per parlare di lusso, esclusività e desiderio.

Per altri rappresenta invece un esperimento coerente, che applica al mondo dell’arte bianca gli stessi criteri di selezione, cura e valorizzazione della materia prima tipici dell’alta gastronomia. Il punto non è stabilire se valga o meno la cifra richiesta, ma riconoscere che il suo valore non risiede solo nel gusto, bensì nel concetto di esperienza totale, costruita intorno al tempo, al servizio e alla rarità.

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