La Perla di Torino racconta il suo Dubai chocolate, versione tartufo
Il Dubai chocolate cambia forma e diventa tartufo grazie all’idea di La Perla di Torino, presentata a CioccolaTò 2026 tra sperimentazione e identità artigianale

Non è più solo una tendenza social fatta di pistacchio, cioccolato e suggestioni mediorientali: presto cambierà forma, grazie a un’interpretazione tutta italiana che parte dalla tradizione piemontese per dialogare con uno dei fenomeni più chiacchierati degli ultimi mesi.
L’idea è semplice ma strategica: trasformare un gusto nato lontano in un prodotto profondamente legato alla cultura artigianale del nostro Paese. Così il richiamo esotico incontra la tecnica dei maestri cioccolatieri, e il Dubai chocolate trova una nuova identità, più familiare ma altrettanto sorprendente.
L’idea di La Perla
L’idea porta la firma di La Perla di Torino ed è stata annunciata ufficialmente durante CioccolaTò 2026, la manifestazione torinese dedicata al cioccolato artigianale. Tra novità e riletture della tradizione, l’azienda ha presentato la propria versione ispirata al Dubai chocolate, scegliendo di tradurlo in una forma più coerente con la cultura dolciaria piemontese.
Dunque non una semplice replica di un trend internazionale, ma un adattamento studiato nei dettagli: l’obiettivo è stato quello di mantenere l’identità del marchio, senza inseguire la moda in modo superficiale, con un prodotto che dialoga con l’attualità senza perdere radici e riconoscibilità.
I passi e le sperimentazioni
Dietro questa scelta c’è un lavoro di sviluppo che ha richiesto mesi di prove e bilanciamenti, soprattutto per armonizzare la componente di pistacchio con il carattere del tartufo tradizionale. La Perla di Torino ha lavorato su consistenze e proporzioni, cercando un equilibrio tra cremosità e struttura, tra dolcezza e intensità del cacao.
La sperimentazione ha riguardato anche la texture, elemento fondamentale quando si parla di tartufi. Il Dubai chocolate, spesso associato a contrasti croccanti e ripieni morbidi, doveva adattarsi a una forma più compatta e rotonda senza perdere personalità. Si è pertanto cercata una cremosità interna capace di dialogare con l’involucro esterno.
Ogni prova ha richiesto aggiustamenti minimi ma decisivi, fino a raggiungere un equilibrio stabile, per un prodotto che conserva l’eco esotica dell’ispirazione originale, ma la incanala dentro una tecnica artigianale ben riconoscibile.
Curiosità sull’idea
Un elemento interessante riguarda il tempismo: la scelta è arrivata in un momento in cui il mercato del cacao vive una fase complessa, tra aumento dei costi delle materie prime e attenzione crescente alla qualità.
Inserire un’ispirazione a un trend internazionale significa, quindi, anche intercettare nuove fasce di pubblico, offrendo qualcosa di diverso rispetto alle linee più consolidate. Non è solo una questione di gusto, ma di posizionamento strategico.
C’è poi un dettaglio legato al formato: puntare su una dimensione già familiare agli estimatori del marchio permette di introdurre una novità senza stravolgere l’identità aziendale. In questo modo l’innovazione non appare come rottura, ma come evoluzione coerente all’interno di un percorso produttivo già riconoscibile.
















