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Dal babà in poi: le canzoni sanremesi che hanno parlato di cibo

Al Festival di Sanremo c'è sempre spazio per la musica, ma anche per le canzoni che parlano di cibo: non tutte, però, hanno ottenuto il successo.

Gustosi babà freschi su un piatto di ceramica 123rf
Gustosi babà freschi su un piatto di ceramica

Il cibo è vita, un po’ come l’amore, quindi non stupisce che molti artisti gli abbiano dedicato intere canzoni o qualche strofa. Alcuni ne parlano in modo velato, altri lo usano come metafora degli argomenti più disparati. Perfino a Sanremo, il Festival musicale più importante del Paese, la gastronomia è stata e continuerà a essere protagonista.

Le canzoni sul cibo del Festival di Sanremo

Ogni anno, cascasse il mondo, gli italiani si radunano davanti alla televisione per assistere al Festival di Sanremo. Qualcuno mente, dicendo di non vederlo, ma gli ascolti parlano chiaro. Tralasciando questo aspetto, che probabilmente meriterebbe un’indagine socio-psicologica ad hoc, concentriamoci sulla musica, nello specifico sull’aspetto gastronomico dei testi.

Fin dalla sua primissima edizione, correva l’anno 1951, gli artisti hanno parlato in modo più o meno chiaro del cibo. Alcuni, come la poliedrica Marisa Laurito, hanno dedicato intere canzoni alle prelibatezze made in Italy, mentre altri hanno sfruttato il potere metaforico di alcune pietanze per parlare degli argomenti più disparati. Vi proponiamo un piccolo viaggio nella storia culinaria di Sanremo, con i brani più famosi o discussi.

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Pranzo tra amiche, alcune cantano e altre spettegolano

Papaveri e Papere di Nilla Pizzi

Il Festival era ancora acerbo, quando nel 1952 Nilla Pizzi, sbanca aggiudicandosi la vittoria completa della kermesse: prima con Vola Colomba, seconda con Papaveri e Papere e terza con Una donna prega. Le regole, ovviamente, erano molto diverse rispetto a quelle di oggi e un’artista poteva presentarsi in gara con più canzoni. Il brano che parla di cibo, seppure in modo velato, è Papaveri e Papere, che racconta di una bambina "paperina" che chiede al papà come fare per mangiare i papaveri.

Patatina di Wilma De Angelis

Era il 1961, quando una giovanissima Wilma De Angelis si presentava sul palco di Sanremo con la canzone Patatina. Nessun riferimento osè, ma un vero e proprio inno al tubero. Non a caso, negli anni Duemila il brano è stato usato da Pizzoli per lo spot pubblicitario di Patasnella. Anche se non ha avuto grande fortuna nella kermesse, il successo post Festival è stato immenso. Ancora oggi, tutti, grandi e piccini, canticchiano almeno uno strofa del ritornello: "Patata, patatì, patatina come te".

Gianna di Rino Gaetano

Rino Gaetano, con tanto di frac, cilindro e ukulele, si presenta al Festival di Sanremo del 1978 con una canzone che sarebbe diventata uno dei brani di maggiore successo dell’intero panorama musicale italiano. Stiamo parlando di Gianna che, oltre a non perdere neanche un minuto per fare l’amore, aveva "un fiuto eccezionale per il tartufo". Ovviamente, il riferimento non è al pregiato fungo, ma non potevamo non inserire in questa lista l’indimenticabile e geniale cantautore.

Felicità di Albano e Romina

Correva l’anno 1982, quando Albano e Romina, innamorati e felici, si esibivano con un brano iconico: Felicità. Nella classifica finale arrivarono secondi, senza immaginare che la loro canzone sarebbe diventata famosa in ogni angolo del globo come rappresentante della gioia italiana, paragonata a un "bicchiere di vino con un panino".

L’italiano di Toto Cotugno

Tra le canzoni che citano il cibo presentate a Sanremo non può mancare un altro baluardo dell’italianità nel mondo: L’italiano di Toto Cutugno, datata 1983. Nel testo sono due i "simboli" che fanno subito pensare al Belpaese: gli spaghetti al dente e il caffè ristretto. Nella classifica finale della kermesse, il brano ha conquistato ‘solo’ il quinto posto.

Il babà è una cosa seria di Marisa Laurito

Nel 1989, Marisa Laurito gareggia al Festival di Sanremo con una canzone dedicata alla sua amatissima Napoli: Il babà è una cosa seria. Il protagonista, però, non è solo il dolce, ma anche tante altre prelibatezze tipiche della città ai piedi del Vesuvio: la pummarola, gli ziti al ragù e lo gnocco con la mozzarella. Gusti e profumi capaci di addolcire pure la vita più amara.

La terra dei cachi di Elio e le Storie Tese

"Una pizza in compagnia, una pizza da solo": questa è solo una delle strofe de La terra dei cachi che ti entra in testa e non ne esce più. Era il 1996, quando Elio e le Storie Tese si presentano a Sanremo con un brano che raccontava (e racconta ancora oggi) tutte le contraddizioni del popolo italiano. Tra parcheggi abusivi e appalti truccati c’è posto pure per la buona cucina, caffè compreso.

La Paranza di Daniele Silvestri

Facciamo un salto in avanti nel 2007 per trovare La Paranza di Daniele Silvestri, una canzone che solo all’apparenza parla della famosa fritturina di pesce made in Italy. Non si parla di cibo, l’unico riferimento, a parte il titolo, è al "lento movimento de panza", ma non potevamo non inserirla in questa lista, anche solo per il ritmo coinvolgente.

Yanez di Davide Van De Sfroos

Nel 2011, Davide Van De Sfroos si presenta in gara con Yanez, un brano che riesce a conquistare il quarto posto della classifica finale. La canzone esalta i sapori e gli odori della Riviera Romagnola, anche se si fa fatica a cogliere tutte le parole: "uduu de fritüüra de pèss e de piza de purtà via". In ogni modo, si percepisce il potere della buona cucina, tra "stuzzichini, moscardini e una bibita de quartu culuur".

Non è l’inferno di Emma

Concludiamo questa piccola lista con una canzone che, pur non parlando direttamente di cibo, lancia un messaggio importante. Stiamo parlando di Non è l’inferno di Emma, vincitrice dell’edizione 2011 del Festival. "Se tu che hai coscienza guidi e credi nel paese, dimmi cosa devo fare per pagarmi da mangiare, per pagarmi dove stare, dimmi che cosa devo fare". Versi ancora attualissimi, che dovrebbero farci riflettere, tutti.

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