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Barilla nella top 10 della fiducia globale: ma cosa significa davvero questa posizione?

La pasta di Parma conquista la top 10 della classifica RepTrak, che ogni anno interroga 200mila persone in 14 paesi. Ecco cosa valuta davvero e perché non riguarda il gusto.

Collezione di fettuccine Barilla su scaffale 123f

Il 9 aprile Barilla ha diffuso una notizia che nella sede di Parma hanno sicuramente festeggiato: l’azienda è nona nella Global RepTrak 100 del 2026, la classifica annuale sulla reputazione aziendale curata dalla società di analisi statunitense The RepTrak Company. Nessuna azienda del food era mai entrata prima nei primi dieci. L’anno scorso Barilla era 25esima.

Se c’era un’azienda che poteva riuscire nell’impresa, non stupisce che sia proprio Barilla, un’icona di portata mondiale. Del resto, il barattolo di Nutella che volteggia a bordo della Orion nella missione Artemis II, non è il primo alimento italiano che finisce nello spazio. Prima c’era stata proprio Barilla coi suoi fusilli, pasta ufficiale degli astronauti. Ma cosa misura, esattamente, questa classifica? E quanto vale?

Non è un giudizio sul prodotto

Partiamo da una distinzione importante. La Global RepTrak 100 non dice che gli spaghetti Barilla sono i migliori del mondo, né che l’azienda è la più virtuosa in assoluto. Misura la reputazione percepita, un concetto più scivoloso e più potente di quanto sembri.

Il metodo si basa su oltre 200mila interviste online condotte alla fine del 2025 in 14 grandi economie mondiali. Gli intervistati non sono esperti di settore, ma quello che RepTrak chiama "pubblico generale informato": consumatori, potenziali dipendenti, investitori e cittadini che conoscono almeno parzialmente i marchi su cui vengono interpellati. Il campione è costruito in modo da essere demograficamente bilanciato rispetto alla popolazione di ciascun paese, con l’obiettivo di tenere conto delle differenze culturali senza perdere comparabilità tra mercati diversi.

Differenti tipi di pasta italiana su sfondo blu 123f

Il punteggio finale, un numero da 0 a 100, sintetizza tre dimensioni: quanto le persone sentono un’azienda vicina e affidabile (la componente emotiva), cosa pensano di essa su sette fattori razionali come qualità dei prodotti, innovazione, sostenibilità e leadership, cosa sarebbero disposte a fare — acquistare, raccomandare, difendere il marchio. Per qualificarsi alla classifica, un’azienda deve avere ricavi globali superiori a 2 miliardi di dollari e un livello minimo di notorietà in almeno sette dei quattordici paesi misurati.

Perché Barilla sale

Secondo l’azienda, il balzo in classifica è il risultato di anni di lavoro su sostenibilità e inclusione. Certificazioni sulla parità di genere in Francia e Germania, investimenti in energie rinnovabili, un nuovo polo di ricerca e sviluppo da 20mila metri quadrati a Parma, sforzi e strategie di lungo corso. C’è poi l’Accademia del Basilico, lanciata nel 2025: un programma formativo per agricoltori che punta a migliorare le tecniche di coltivazione sostenibile del basilico, materia prima chiave per il pesto, che è oggi una delle salse italiane più esportate al mondo.

Tutti elementi che misurano poco il sapore e molto altro. Ad esempio la capacità di attrarre talenti, di rassicurare distributori internazionali, di imporre prezzi più alti su scaffali stranieri. Una reputazione forte, per un’azienda globale, vale quanto un buon prodotto, a volte di più.

Vale la pena aggiungere che, per il 2026, RepTrak ha introdotto per la prima volta l’intelligenza artificiale generativa come canale di misurazione: le opinioni che le persone formano attraverso i chatbot vengono ora considerate al pari di quelle costruite su media tradizionali o passaparola. Un dettaglio che dice molto su come sta cambiando il modo in cui i brand, alimentari compresi, costruiscono la propria immagine.

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