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Non solo gli animali: anche questi alimenti sono a rischio estinzione

Ci sono alcuni alimenti a rischio estinzione, addirittura alcuni sono già scomparsi senza che ce ne accorgessimo: in tutto il mondo sono circa 6.500.

Tazzina con chicchi di caffè, cannella e vaniglia 123rf
Tazzina con chicchi di caffè, cannella e vaniglia

Sembra strano, ma alcuni alimenti sono davvero a rischio estinzione. I motivi variano in base al cibo di riferimento e vanno dal cambiamento climatico alle modifiche delle abitudini culinarie, passando per la scarsità degli ingredienti principali. Ma, quali sono le prelibatezze a cui, presto o tardi, dovremo rinunciare?

Quali sono gli alimenti a rischio estinzione?

Ognuno ha i propri cibi del cuore, quei comfort food in cui ci si rifugia nei momenti tristi o felici e ai quali non si rinuncerebbe neanche sotto tortura. Eppure, alcuni alimenti sono a rischio estinzione e se le vostre prelibatezze preferite rientrano in questa ‘categoria’ dovrete prepararvi all’addio.

Alcune pietanze rischiano di scomparire a causa delle modifiche dei gusti e delle abitudini alimentari, altre a causa della scarsità degli ingredienti e altri ancora per colpa del comportamento sciagurato dell’essere umano (leggasi cambiamento climatico). Pensiamo, ad esempio, ai piatti della tradizione italiana che i giovani non mangiano più, oppure ai formaggi come il casu marzu diventato illegale.

Basti pensare che l’organizzazione Slow Food ha creato un database ad hoc per i prodotti alimentari provenienti da tutto il mondo a rischio estinzione: al suo interno ci sono ben 6.500 alimenti.

Calice di vino rosso con quadratini di cioccolata fondente 123rf

Calice di vino rosso con quadratini di cioccolata fondente

Tra cambiamento climatico e allevamenti intensivi

Parlando di alimenti a rischio estinzione non possiamo che partire da una delle cause più impattanti: il cambiamento climatico. Anche se qualcuno si ostina ancora a negare che sia in atto, bisogna davvero essere ciechi per non vedere la realtà. Dall’agricoltura all’allevamento: influenza ogni settore.

In termini pratici, in un futuro neanche troppo lontano, potremmo ritrovarci con scarse quantità o addirittura senza: cioccolato, vino, caffè, miele, avocado, uva, banane, burro d’arachidi, sciroppo d’acero, alcune varietà di verdura, carne suina e di razze di animali locali come il pollo valdarnese, cereali tipo il farro della Garfagnana e salmone.

Ovviamente, è doveroso sottolineare che allevamenti intensivi e pesca sconsiderata contribuiscono tantissimo al cambiamento climatico e alla distruzione degli habitat naturali. Pensiamo, ad esempio, alla riduzione di molti frutti di mare che un tempo abbondavano nei nostri mari. Poi, se allarghiamo l’orizzonte includendo gli altri Stati la situazione peggiora ancora di più.

La scomparsa delle tradizioni

Rispetto all’epoca dei nostri nonni, quando gli hamburger dei fast food erano sconosciuti da cui tenersi alla larga, oggi nessuno conosce più i sapori genuini di un tempo. Probabilmente, le nuove generazioni neanche li apprezzerebbero. I nostri palati non sono più abituati al gusto naturale, quindi è normale che alcuni cibi stiano pian piano finendo nel dimenticatoio. Poco conta se a farne le spese è la propria salute.

Non è solo una questione di ‘modernità’ dei sapori, ma anche di manualità e tempo. Sono sempre meno le persone disposte a mettere le mani in pasta per portare o riportare in tavola una ricetta del passato. Pensiamo, ad esempio, alla pasta sarda "su Filindeu", composta da 256 fili sottilissimi, che viene stesa su un telaio rotondo e lasciata essiccare. Oppure alle ceppe abruzzesi, precisamente di Civitella del Tronto, maccheroni che si fanno rigorosamente a mano, uno per uno, utilizzando un fil di ferro.

Oggi queste tradizioni resistono soprattutto grazie agli anziani ancora in vita, ma cosa accadrà quando loro non ci saranno più? Ceppe e "su Filindeu" sono solo due esempi, ma l’Italia è piena di tradizioni culinarie che si stanno perdendo. Alcune sono già finite nel dimenticatoio.

Il declino dei formaggi

In Italia i formaggi sono ancora grandi protagonisti, ma alcune varietà sono pressoché introvabili. I motivi, però, sono diversi. Nel caso del caso marzu, ad esempio, è una questione di sicurezza alimentare, così come con il nisso di alcune regioni del Nord Italia, entrambi ‘infestati’ dalle larve.

Con il murtrit, invece, si torna a parlare di perdita di tradizioni da un lato e difficoltà nel reperimento dell’ingrediente principale dall’altro. Questo formaggio si fa con il latte della razza bovina Oropa, oggi in via d’estinzione, e solo con produzione è artigianale. In sostanza, questa delizia affumicata tipico del Nord Italia è ormai irreperibile.

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