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Barbera

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Il Barbera è un vino italiano che per molti anni è stato visto con disprezzo, oggi nuove tecniche di produzione e sistemi di invecchiamento lo stanno rivalutando grandemente.

Il Barbera è un vino che ha subito decenni di tolleranza e di rancore

sia da parte dei produttori che dagli amanti del vino allo stesso modo. Questo vitigno fu liquidato come non meritevole di rispetto. Tuttavia, nel corso degli anni, e col crescere dell’esperienza nel trattare il vino ricavato dal Barbera, i viticoltori sono stati in grado di ideare dei processi che hanno permesso al Barbera di presentarsi nella sua luce migliore.

Le origini del Barbera si possono far risalire con notevole precisione fino a circa il 17mo secolo, poi si fanno più nebulose.

Le principali critiche che venivano mosse al Barbera erano relative alle sue (scarse) qualità: troppo acido, troppo rustico, troppo grossolano, privo di sapore e facile al compromesso.

Storicamente, l’unico merito che ha fatto continuare la produzione del Barbera è stato il suo basso costo. E’ molto probabile che parte di questa cattiva fama gli sia venuta dal fatto di condividere i vigneti in Piemonte, sua residenza primaria, con altri due vitigni, il Nebbiolo e Dolcetto. Queste due "potenze" hanno oscurato il Barbera non permettendo che ottenesse rispetto e ammirazione anche perché i vigneti con esposizione migliore erano riservati appunto a nebbiolo e a Dolcetto.

Il Barbera è coltivato anche in altre regioni italiane, in Emilia Romagna, in Puglia, in Campania e nelle due isole maggiori, Sicilia e Sardegna, in effetti come volume di produzione è il secondo vitigno italiano, subito dopo il Sangiovese.

La reputazione del Barbera è stata quella di un vino dal carattere debole, poco sapore e troppo acido, ma i produttori di vino sono diventati più saggi nel loro approccio e nella gestione del vitigno. Hanno iniziato a piantare il vitigno in siti migliori, riducendo le rese e prestando maggiore attenzione alla produzione di vino. Un invecchiamento più lungo in botti di rovere si è dimostrato efficace per dare risalto alla Spartan Barbera. Il rovere infatti mette in evidenza il gusto e crea equilibrio.

Le nuove tecniche stanno facendo emergere la ricchezza del frutto che bilancia l’intrinseca acidità dell’uva. Il risultato è un ambiente completamente diverso nello stile e nel carattere rispetto alle versioni precedenti del Barbera.

Le varietà di vini Barbera sono di un rosso rubino brillante, con l’invecchiamento il colore diventa granato con riflessi marroni. Il Barbera è un vino che va consumato giovane e gli esperti consigliano di consumare il Barbera entro 4-6 anni dalla vendemmia. Un buon Barbera mostra sapori di ciliegia nera, more, ribes e prugne.

Esistono essenzialmente due varietà di Barbera, i vini "pre" e "post". Il "pre" è il vino ottenuto da lavorazioni tradizionali senza subire modifiche al processo di vinificazione, il vino si presenta con una struttura semplice e un carattere fruttato che tende ad accentuarsi con un retrogusto acido. Il Barbera "post" presenta delle indicazioni di tannini legnosi che forniscono il giusto contrappeso alla naturale acidità del frutto.

Ma perché con tutta la grande produzione italiano di Barolo, Barberesco, Brunello, Chianti e Super-toscani, il Barbera è così popolare? La risposta è semplice: l’abbinamento al cibo! Il problema di molti dei vini citati è la mancanza di acidità, il che rende l’abbinamento con i cibi un compito stimolante e creativo. Il Barbera non ha di questi problemi, essendo un vino a base acida, è un compagno naturale e flessibile di molti cibi. Si abbina particolarmente bene con pizze, pasta, pollame e carni alla griglia, prosciutto, Parmigiano Reggiano e pizze rustiche.

I migliori Barbera probabilmente provengono da Barbera d’Alba e Barbera d’Asti, e questi vini sono ricavati prevalentemente al 100% da uve Barbera. In altre aree, tendono ad essere miscelati per compensare in parte le limitazioni naturali dell’uva

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