Cosa sta succedendo alle lattine delle bibite e quali sono quelle vietate?
Dal 2025 l'Unione Europea ha vietato il BPA nei materiali a contatto con gli alimenti. Il processo è graduale e sugli scaffali si troveranno ancora prodotti della vecchia generazione per anni.

È ovunque da decenni, dalle lattine di pomodoro alle scatolette di tonno, dai contenitori riutilizzabili agli scontrini. Il bisfenolo A o BPA è uno di quei composti che la chimica industriale aveva integrato così profondamente nei materiali da contatto alimentare da renderne la rimozione un processo lungo e complicato. Questo nonostante sia ritenuto pericoloso da anni.
Il dato eclatante infatti è che parliamo di qualcosa di vietato già a inizio 2025, ma i supermercati ne sono ancora pieni perché stiamo attraversando quella paradossale fase di transizione che permette all’industria di adeguarsi e trovare alternative. Se ne torna a parlare ora alla luce di alcune dichiarazioni dell’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, che lancia un monito sul rischio di tumori e infertilità per l’uso prolungato.
- Cos'è il bisfenolo A e in quali prodotti si trova
- Il divieto UE: cosa è cambiato e cosa no
- Come orientarsi tra i prodotti in commercio
Cos’è il bisfenolo A e in quali prodotti si trova
Il bisfenolo A è una sostanza chimica sintetica in uso dagli anni Sessanta nella produzione di plastiche rigide e trasparenti, ma soprattutto nelle resine epossidiche che rivestono l’interno delle lattine per alimenti e bevande. Il suo uso in materiali a contatto con alimenti è stato vietato formalmente dal Regolamento UE 2024/3190, causa rischio di migrazione dal contenitore al contenuto. Il divieto è molto ampio e non riguarda in realtà solo le lattine. Parliamo di adesivi, gomme, resine a scambio ionico, plastiche, inchiostri da stampa, siliconi, vernici e rivestimenti.
Il problema centrale è che il BPA si comporta da interferente endocrino, ovvero mima gli estrogeni alterando il sistema ormonale anche a dosi molto basse. L’EFSA lo associa a una serie di effetti negativi sulla salute: compromissione del sistema immunitario, alterazioni della fertilità, pubertà precoce, aumento del rischio di obesità e diabete, possibili correlazioni con tumori ormono-dipendenti.
Il divieto UE: cosa è cambiato e cosa no
L’EFSA ha attenzionato questo composto almeno dal 2015, ma nel corso degli anni ne ha abbassato la soglia massima più volte, fino a 20.000 volte in meno di quanto era in origine. Si stima inoltre che i consumatori vengano già esposti attualmente a dosi che superano i limiti più recenti da cento a mille volte. L’anno scorso, Öko-Test ha analizzato diversi popolari bevande energetiche in lattina e ha riscontrato valori preoccupanti, soprattutto nelle lattine di Monster Energy. Ecco perché il divieto totale era l’unica strada percorribile.
Per le aziende di lattine di bibite ed energy drink, si avrà tempo fino al 20 luglio 2026 per smettere di immettere sul mercato contenitori con rivestimenti in BPA. Per le conserve alimentari più complesse (pomodori, legumi, tonno, prodotti ittici) il termine è esteso al 20 gennaio 2028. Passate queste date, i lotti già presenti nei magazzini potranno essere venduti fino a esaurimento: lattine della vecchia generazione potrebbero restare sugli scaffali fino al 2026 per le bevande e fino al 2029 per le conserve.
C’è però un altro problema che il Regolamento affronta esplicitamente, quello di regrettable substitution, ovvero prendo una sostanza nociva e la sostituisco con altra sostanza pericolosa. Il BPA viene spesso rimpiazzato dal bisfenolo S (BPS), una molecola strutturalmente simile già classificata come tossica per la riproduzione. Per questo il divieto è stato esteso a tutti i bisfenoli e derivati.
Come orientarsi tra i prodotti in commercio
In assenza di un logo ufficiale obbligatorio che certifichi l’assenza di BPA, il consumatore deve affidarsi ad alcuni segnali indiretti. La sigla BPA-NI (Bisphenol A Non-Intentional) indica che la sostanza non è stata aggiunta intenzionalmente, ma non garantisce l’assenza assoluta di tracce. Alcuni produttori riportano volontariamente la dicitura "BPA Free" o "Senza Bisfenolo A". I nuovi rivestimenti interni, a base di poliesteri o acrilici, tendono ad avere una colorazione bianca, grigia o trasparente.
In questa fase di transizione, la scelta più cauta rimane quella del vetro: non richiede alcun rivestimento interno e non pone problemi di migrazione chimica. Una soluzione semplice, in attesa che il mercato completi la sua conversione.
















