Chiacchiere, frappe e bugie di Carnevale: differenze, storia e curiosità

Dalla Valle d’Aosta alla Sardegna passando per Umbria, Veneto e toccando tutta l’Italia: ecco come si chiamano le chiacchiere.

L’errore più grande che si possa fare quando si parla di dolci di Carnevale è confondere le chiacchiere con le graffe o con i tortelli. Ma non si può certo biasimare chi confonde chiacchiere Carnevale, frappe e bugie. Quelle che vengono più comunemente chiamate chiacchiere, contano oltre 30 nomi diversi sparsi lungo tutta la Penisola isole comprese.

I dolci da mangiare a Carnevale sono moltissimi, del resto questa è considerata anche la festa dei bambini, ma sono certamente le chiacchiere (o le frappe o le bugie e chi più ne ha più ne metta) a spiccare sul podio dei dolciumi più apprezzati. Qualcuno le prepara anche in versione light cuocendole in forno, ma la tecnica di cottura del Carnevale è indubbiamente la frittura.

Storia e origini delle chiacchiere

Era il mese di febbraio (anche se alcuni studi sostengono che fosse dicembre, ma non vi è conferma) quando nell’Antica Roma si festeggiavano i Saturnali, sentite feste popolari che vantavano banchetti ricchi di ogni prelibatezza. Proprio in queste occasioni si preparavano i frictilia, dolci a base di farina di farro, uova, grasso animale e miele. Questi dolci erano semplici ed economici e venivano infatti distribuiti all’intera popolazione. Questa ricetta, modificata ovviamente nel tempo, ha attraversato intere epoche ed è arrivata fino a noi. Ma come mai si chiamano chiacchiere? L’origine di questo nome trova forse le sue radici in un aneddoto storico. Pare che un giorno nella città di Napoli la regina Margherita di Savoia si dilungò in una lunghissima conversazione al cui termine venne colta dai morsi della fame e ordinò al cuoco di corte di prepararle velocemente un dolce. Raffaele Esposito, pare sia questo il nome dello chef, propose proprio le chiacchiere che da quel giorno si chiamarono così.

Differenza tra chiacchiere, frappe e bugie di Carnevale

Paese che vai, nome di chiacchiere che trovi, non è certo un detto popolare ma la realtà è molto vicina a questo che sembra solo un gioco di parole. Più che di differenze tra chiacchiere, frappe e bugie è più opportuno parlare di varianti di questo dolce. L’impasto alla base e la tecnica di cottura sono pressoché identici (o comunque molto simili) ma spesso la differenza è proprio per una piccola aggiunta o, in alcuni casi, solo per un vizio dialettale.

Geografia italiana delle chiacchiere (o frappe o bugie…)

Farina, burro, uova, zucchero, liquore e naturalmente olio: sono questi gli ingredienti di base delle chiacchiere. Il liquore usato varia da regione a regione (spesso anche da provincia a provincia), limoncello, marsala e anice al sud; vino bianco e Rosolio tra Verona e Venezia; grappa nel resto del Veneto; vin santo in Toscana; alchermes a Perugia e così via per tutta Italia. Eccovi una mappa dei nomi e delle varianti delle chiacchiere:

  • Chiacchiere: Lombardia e Sud Italia.
  • Galani: Verona e Venezia. Si preparano con vino bianco o rosolio.
  • Crostoli: Veneto e Friuli. Si preparano con grappa e si friggono nello strutto.
  • Sfrappole: Bologna. Si preparano con anice o rum e si friggono nello strutto.
  • Cenci: Toscana. Si preparano con il vin santo.
  • Frappe: Umbria. Si preparano con alchermes e hanno una forma arrotolata.
  • Cioffe: Molise e Abruzzo. Si preparano con scorze di limone, marsala o vino bianco.
  • Bugie: Piemonte. Si preparano con rum o grappa e scorza di limone.
  • Gale: Vercellese.
  • Gasse: Alessandria.
  • Lattughe: Mantova. Si preparano con marsala, limone e hanno una dimensione più piccola.
  • Intrigoni: Reggio Emilia. Si preparano con scorze di arancia e limone, sassolino o anisetta.
  • Fiocchietti: Rimini. Si preparano senza liquore.
  • Maraviglias: Sardegna. Si preparano con l’acquavite filu ‘e ferru e vernaccia. Lo strutto è nell’impasto e vengono fritte nell’olio. Viene aggiunto anche il miele.
  • Saltasù: Bergamo.
  • Merveilles: Valle d’Aosta.

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