Ha il nome di una ricetta tricolore ed è la pizza migliore al mondo, ma non è italiana

Una pizza newyorkese batte Roma e Napoli nella classifica Time Out 2026, tra contaminazioni internazionali e nuove idee sulla tradizione

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Può un altro Paese "rubare" un titolo che dovrebbe essere italiano? Secondo Time Out sì: la migliore pizza al mondo, infatti, non è made in Italy, anzi. A vincere è una newyorkese, cosa che fa storcere il naso a tutti gli amanti del cibo tricolore per eccellenza. A far diventare ancor più ironica la vicenda è anche il nome della vincitrice: Cacio e Pepe.

Una notizia che in pochi si aspettavano, soprattutto in un momento in cui la cucina italiana continua a essere considerata un punto di riferimento globale. La classifica, però, racconta un’altra storia, fatta di contaminazioni, interpretazioni moderne e tradizioni che viaggiano ben oltre i confini nazionali.

La classifica di Time Out

Time Out è una delle principali piattaforme internazionali dedicate a viaggi, ristorazione e cultura urbana, con redazioni locali attive in decine di città nel mondo. Ogni anno raccoglie le segnalazioni dei propri esperti per stilare classifiche che fotografano le tendenze globali del cibo e dell’ospitalità. Quella delle pizze è così composta:

  1. Pizza Cacio e Pepe di Mama’s Pizza, New York
  2. Pizza Capricciosa di 180 grammi, Roma
  3. Pizza Marinara di Short Road Pizza, Londra
  4. Pizza Margherita di Pizzeria da Attilio, Napoli
  5. Japanese Umami Pizza di Pizza Marumo, Tokyo
  6. Pizza Pepperoni & Hot Honey di Little Kitchener’s, Johannesburg
  7. New Haven Style Pizza di Civerinos, Edimburgo
  8. Artisan New York-Style Pizza di Kalis, Buenos Aires
  9. Pizza Bufala Fest di Baldoria, Madrid
  10. Clam Pizza di Bella Brutta, Sydney
  11. Pizza The Capetonian di Pizza Connection, Cape Town
  12. Chicago’s Pizza di Milly’s Pizza in The Pan, Chicago
  13. The ‘Nbluja di Diamond Slice, Copenhagen
  14. Number 6 di Oobatz, Parigi
  15. The Umbria di Officina Local, Rio de Janeiro
  16. Pineapple Pizza di Lupita, Lisbona
  17. A’Salcissa di Fiata, Hong Kong
  18. Tlayuda di Mercado 20 de Noviembre, Oaxaca

Va da sé che l’elenco restituisca una mappa gastronomica molto ampia, che attraversa continenti, stili e interpretazioni diverse della pizza. Una fotografia aggiornata di come questo piatto venga oggi reinterpretato in contesti culturali lontani tra loro.

Com’è fatta la pizza Cacio e Pepe al primo posto?

La pizza Cacio e Pepe di Mama’s Too nasce dall’idea di trasformare uno dei piatti simbolo della cucina romana in una versione da forno. Secondo Time Out, la base è una pizza in stile newyorkese, caratterizzata da un impasto soffice ma strutturato, con una cottura che garantisce una superficie dorata e un interno morbido. Su questa base viene steso uno strato cremoso di mascarpone montato, che sostituisce il classico condimento a base d’acqua della pasta.

A completare la ricetta arrivano una miscela di pecorino romano e parmigiano reggiano, distribuiti in modo uniforme, insieme a una generosa macinata di pepe nero. Il risultato è una pizza dal profilo deciso, in cui la componente lattica bilancia la sapidità del formaggio e l’intensità speziata del pepe, creando un equilibrio pensato per essere immediatamente riconoscibile. Time Out sottolinea anche il ruolo della tecnica di preparazione, che punta sulla stratificazione degli ingredienti per mantenere consistenza e profumo durante la cottura.

Il mascarpone viene lavorato per ottenere una texture leggera, mentre i formaggi stagionati vengono dosati per non coprire gli altri aromi: ogni elemento è calibrato per richiamare la cacio e pepe originale senza riprodurla in modo letterale.

La forza di questa proposta sta proprio nella sua reinterpretazione, che di certo è meno sconvolgente di della ricetta con il tonno del New York Times o di quella imperdonabile della BBC. Almeno, in questo caso non si tratta di un’aggiunta fantasiosa né di una semplice trasposizione, ma di una rielaborazione che tiene conto del formato pizza e delle aspettative del pubblico internazionale. È questo approccio, secondo la rivista, ad aver reso la Cacio e Pepe di Mama’s Too un punto di riferimento nella classifica mondiale.

Solo due italiane in classifica

Resta però il fatto che nella graduatoria di Time Out l’Italia sia presente in modo non esattamente centrale. A rappresentare il Paese ci sono soltanto due pizzerie: 180grammi di Roma, al secondo posto con la sua Capricciosa, e Pizzeria da Attilio di Napoli, quarta con una Margherita considerata esemplare per equilibrio e fedeltà alla tradizione.

Si tratta di due realtà molto diverse per storia e stile, ma accomunate da una forte identità territoriale: da una parte la pizza romana, più sottile e croccante, dall’altra quella napoletana, soffice e morbida al centro. In ogni caso però, per l’appunto, solo due portano una firma tricolore, mentre dominano interpretazioni straniere, spesso ispirate alla tradizione ma rielaborate in chiave locale.

Di certo è un segnale di quanto la pizza sia ormai un linguaggio globale, ma è anche un indicatore del cambiamento del gusto internazionale, sempre più attratto da contaminazioni, sperimentazioni e adattamenti culturali. La centralità italiana resta forte sul piano simbolico, ma sul piano mediatico e creativo deve oggi confrontarsi con una scena mondiale molto dinamica e in continua evoluzione.

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