Da Trieste a Modica: le città italiane dove si mangia meglio per il Times
Il Times ha stilato la classifica delle 17 città italiane dove si mangia meglio: da Trieste e il suo caffè fino al cioccolato di Modica
- Trieste guida la classifica del Times per la sua profonda cultura del caffè e i rituali storici che segnano la vita cittadina.
- La lista copre l'intera Penisola associando ogni città a una specialità locale, dal cioccolato di Modica agli arrosticini di Teramo.
- Il riconoscimento UNESCO celebra la cucina italiana come stile di vita fatto di stagionalità, memoria e convivialità che raccontano i territori.
Un caffè ordinato in dialetto a Trieste, i cicchetti mangiati in piedi a Venezia, gli arrosticini infilati uno dietro l’altro tra le colline abruzzesi: in Italia bastano poche ore di strada per cambiare completamente sapori, tradizioni e perfino il nome dei piatti, che da un paese all’altro mutano ingredienti e appartenenze.
È questa varietà infinita ad aver conquistato il Times, che ha stilato la classifica delle diciassette città dove si mangia meglio nella Penisola. Una guida firmata dall’esperta Marina Spironetti, che di chilometri gastronomici ne ha macinati parecchi prima di scegliere le sue mete del gusto.
Trieste, la città al primo posto
Sul gradino più alto del podio sale Trieste, angolo nordorientale affacciato sul confine sloveno e regno assoluto del caffè. Sotto gli Asburgo la città divenne una delle capitali europee della tazzina, quando le navi cariche di chicchi arrivavano dallo Yemen e dall’Etiopia per scaricare nel porto affollato. Un’eredità che vive ancora oggi nei riti quotidiani, gelosamente custoditi da chi ci è nato.
Qui il caffè si ordina in una lingua tutta sua, che spiazza chi arriva da fuori. Un nero è l’espresso, un capo è il macchiato, mentre il capo in b viene servito nel bicchierino di vetro. Piccole formule da imparare a memoria, pena lo sguardo perplesso del barista.
Questi rituali sopravvivono nei grandi caffè storici, veri e propri salotti cittadini. Al Caffè degli Specchi, affacciato sulla scenografica Piazza Unità d’Italia (una delle più belle d’Italia), o al Caffè San Marco, per oltre un secolo rifugio di scrittori e intellettuali. Impossibile lasciare la città senza averne respirato l’atmosfera mitteleuropea, sospesa tra l’Adriatico e la cultura del bere lento. Per dormire, il Savoia Excelsior Palace domina il lungomare a pochi passi dal centro storico.
Le 17 città migliori per il Times
Dal Friuli-Venezia Giulia alla Sicilia, la mappa disegnata dal quotidiano britannico attraversa tutta la Penisola. Ogni città è associata a una specialità che vale da sola il viaggio, dal caffè triestino al cioccolato di Modica.
- 1. Trieste, per gli amanti del caffè e dei suoi riti in dialetto
- 2. Venezia, per i cicchetti da gustare nei bacari durante il giro d’ombra
- 3. Firenze, per la bistecca alla fiorentina e il gelato che qui, si dice, è nato
- 4. Palermo, per lo street food fritto, tra panelle, arancine e sfincione
- 5. Alba, per il tartufo, il barolo e i tajarin al burro e salvia
- 6. Milano, per il risotto allo zafferano e l’immancabile ossobuco
- 7. Bologna, per i tortellini e le tagliatelle al ragù della Grassa
- 8. Cagliari, per il pesce e la bottarga grattugiata sugli spaghetti
- 9. Modena, per l’aceto balsamico invecchiato, oro nero della tavola
- 10. Parma, per il prosciutto, il parmigiano e il raro culatello di Zibello
- 11. Genova, per la farinata, il pesto e la focaccia delle origini
- 12. Torino, per i gianduiotti e il bicerin, tra caffè storici e cioccolato
- 13. Roma, per la trinità di carbonara, amatriciana e cacio e pepe
- 14. Teramo, per gli arrosticini di pecora grigliati sulla brace
- 15. Napoli, per la pizza e le frittatine di pasta dei mercati
- 16. Lecce, per la cucina povera e il pasticciotto caldo e cremoso
- 17. Modica, per il cioccolato granuloso lavorato alla maniera spagnola
Un itinerario che parte dal Nord e scende fino all’estremo Sud, toccando le due grandi isole. Bologna rimane la Grassa con i suoi tortellini, Modena difende l’aceto balsamico come si difenderebbe uno champagne, mentre Napoli difende la pizza margherita con i pomodori San Marzano e la mozzarella filante.
Nessuna cucina nazionale, come ricorda il Times, ma un mosaico di identità regionali che cambiano volto a ogni tappa. Da Teramo, dove gli arrosticini si mangiano con le mani tra un calice di montepulciano e l’altro, fino a Lecce, capitale di quella cucina povera diventata forma d’arte tra orecchiette e purè di fave.
L’Italia, meta gourmet
Non stupisce che nel 2025 la cucina italiana sia entrata nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco, che ha riconosciuto qualcosa di più grande di una semplice ricetta. Uno stile di vita fatto di stagionalità, memoria e convivialità, capace di trasformare ogni pasto in un racconto di territorio.
È lo stesso spirito che attraversa la classifica del Times, dove ogni città diventa un capitolo diverso della stessa storia. Perché sedersi a tavola, nella Penisola, significa molto più che mangiare bene. È il modo migliore per capire un luogo, la sua storia e le persone che lo abitano.
E allora poco importa se il viaggio comincia da un caffè triestino ordinato in dialetto o si chiude con un pezzo di cioccolato di Modica. Ogni tappa racconta un’Italia diversa, e tutte insieme compongono il Paese più goloso del mondo.
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