Non c'è solo la famiglia del bosco: questo è ciò che mangiano oggi tutti i neo rurali

I neo rurali, venuti alla ribalta grazie al caso della famiglia nel bosco in Abruzzo, non conducono una vita così strana, alimentazione compresa.

Pubblicato:

123rf
Cucina rustica con pentola piena di zuppa sulla stufa a legna

Secondo le stime, in Italia ci sono circa 5 mila neo rurali, ossia persone che hanno scelto di abbandonare la città per una vita immersa nella natura. Ovviamente, non si tratta solo di un cambio di residenza, ma di una modifica del proprio stile di vita che, chiaramente, prevede un adattamento dell’alimentazione (e del sostentamento), tutto basato sui prodotti della terra e dell’allevamento.

Chi sono i neo rurali?

Ma facciamo un passo indietro: fino a qualche settimana fa, prima che scoppiasse il caso della famiglia del bosco che vive in Abruzzo, poche, pochissime persone avevano sentito parlare dei neo rurali. Presi come siamo dalla frenesia quotidiana, è assai probabile che anche se qualcuno ne avesse parlato, magari in termini felici, non ci avremmo comunque fatto caso. Adesso che la bomba è esplosa, però, vale la pena fare qualche riflessione sui nuclei rurali.

Parliamo di un fenomeno che, per definizione, viene descritto come "un movimento migratorio di ritorno alla terra guidato da popolazioni urbane in cerca di stili di vita alternativi e vicini alla natura". Questi nuovi contadini sono persone spesso colte e ben istruite, che dopo aver vissuto in città, aderendo a tutti i ritmi imposti dalla società, decidono di trasferirsi in campagna o montagna, lontani dal caos, stravolgendo la propria quotidianità.

Si dedicano all’agricoltura e all’allevamento seguendo i principi della sostenibilità ambientale e puntano all’autosufficienza alimentare ed energetica. Nella maggior parte dei casi, l’abbandono dei contesti urbani non è legato a una necessità, ma alla ricerca di una migliore qualità della vita, a una sorta di rinascita "nella natura".

123rf
Stufa a legna con diverse pentole in cottura

Cosa mangiano?

Impossibile parlare dei neo rurali senza pensare agli italiani di un tempo, quelli che vivevano nei borghi che oggi sono quasi del tutto abbandonati. La "terra" era la loro vita e non concepivano un altro tipo di esistenza, probabilmente neanche ci pensavano. Quanti hanno avuto la fortuna di crescere sia con i nonni di città che con quelli di campagna comprendono benissimo la differenza dei due stili di vita.

I neo rurali, quindi, altro non sono che i nostri nonni "campagnoli" evoluti. Un’evoluzione legata principalmente alla sostenibilità, materia che un tempo veniva del tutto ignorata o non aveva troppa importanza. La somiglianza è data anche dall’alimentazione dei nuovi contadini, basata principalmente sui prodotti della terra: verdure e frutta di stagione (spesso autocoltivate), legumi in tutte le salse, zuppe, prodotti da forno autoprodotti (dal pane alle focacce, passando per i dolci), uova e latticini ottenuti dagli animali che si allevano.

La dieta dei neo rurali procede di pari passo con ciò che offre la terra o la natura, animali compresi, in un dato periodo dell’anno. Questo significa che bisogna essere abbastanza bravi (e, ovviamente, anche istruiti in tal senso) a riconoscere le erbe spontanee che crescono in campagna, come la cicoria selvatica o la borragine, ma anche i vari frutti, tipo le more o i mirtilli.

Come cucinano

Considerando che i neo rurali puntano all’autosufficienza energetica, le loro case sono sprovviste di piani cottura elettrici o a gas. Questo significa che per cucinare utilizzano la cara e vecchia cucina economica, ossia la stufa a legna, oppure il camino. Neanche a dirlo, pure il legname è autoprodotto, quindi raccolto nel proprio bosco o nei terreni di pertinenza.

Una precisazione è d’obbligo: i "nuovi contadini" sono organizzati in comunità e come tali godono di sostegno reciproco. Questo significa che, in mancanza di una materia prima, che sia la legna o un chilo di farina, possono contare sull’aiuto di un "vicino di casa", magari sfruttando anche una forma di scambio un tempo assai diffusa, il baratto.

Stile di vita autentico o moda del momento?

Sicuramente, il caso di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion ha acceso i riflettori sul neo ruralismo, ma in Italia sono tante le famiglie che hanno scelto di vivere o tornare a vivere in campagna. Si autoproducono il cibo che consumano, i saponi per l’igiene quotidiana, le piante per curare mal di gola e piccoli malanni di stagione e altre cose basilari di cui possono aver bisogno per affrontare la vita "nel bosco".

Per necessità si recano nei borghi più vicini per fare acquisti necessari, ma limitano il più possibile i contatti con un mondo giudicato eccessivamente consumistico o "veloce". Una scelta di vita che non viene imposta da nessuno, che non fa male a esseri umani, animali e ambiente. Sicuramente è più autentica dell’esistenza a cui siamo abituati "noi di città", talmente presi dalle tabelle di marcia da rispettare e dalla connessione h24 che spesso non ci rendiamo conto della realtà che ci circonda, dei volti che incontriamo alla fermata dell’autobus o al bar mentre ingurgitiamo il decimo caffè della giornata.

Il neo ruralismo può essere più o meno condivisibile, ma non può essere giudicato sbagliato e, soprattutto, non va condannato a priori. Torniamo per un attimo ai nostri nonni: quelli di "città" non capivano lo stile di vita di quelli di "campagna" e viceversa, nessuno di loro avrebbe fatto cambiato la propria esistenza con quella degli altri. Però, scommettiamo che l’atmosfera "semplice" che si respirava nel casolare degli uni, dove magari c’era pure il bagno esterno che d’inverno equivaleva a un supplizio, era completamente diversa da quella dell’appartamento del centro.

© Italiaonline S.p.A. 2025Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963