Il New York Times sceglie 13 piatti da provare nella vita: solo uno è italiano

Dallo street food asiatico alla cucina nordica, il New York Times raccoglie 13 piatti capaci di raccontare popoli e tradizioni. A rappresentare l’Italia è la pizza fritta

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  • Una classifica del New York Times elenca 13 piatti da provare per comprendere cucine e culture diverse, spaziando dallo street food al gourmet.
  • L'unica presenza italiana è la pizza fritta 'Sensazione di Costiera' di Franco Pepe, scelta per la sua capacità di condensare tecnica, territorio e memoria.
  • La selezione punta a rappresentare ogni civiltà con un solo piatto, spiegando l'assenza di altre ricette italiane nonostante la loro fama globale.

Ci sono piatti che meritano di essere provati almeno una volta nella vita: ricette capaci di raccontare la storia, le tecniche e l’identità dei popoli che le hanno create. Dallo street food asiatico alle tavole stellate del Nord Europa, il pianeta offre un patrimonio gastronomico sconfinato.

E, lo sappiamo: la cucina italiana occupa da sempre un posto d’onore. È infatti tra le più apprezzate e imitate al mondo, amata per la qualità degli ingredienti e per la varietà delle sue tradizioni regionali. Eppure, la sua presenza è scarsa in una recentissima classifica, quella stilata da New York Times che elenca 13 piatti da provare almeno una volta nella vita per comprendere la cultura gastronomica mondiale: c’è una sola specialità del Belpaese.

Quali sono i piatti da provare per il NYT?

Prima di entrare nel vivo, va fatta una doverosa precisazione. La classifica (13 Dishes You Should Eat to Understand Food) risale ad aprile di quest’anno, ma se ne sta tornando a parlare perché molte testate globali la stanno effettivamente ribattendo. Il pezzo è firmato dalla giornalista Ella Riley-Adams, ma ordina le scelte di Ligaya Mishan, co-chief restaurant critic del quotidiano.

Scelte, che, sottolineiamolo, attraversano i continenti toccando metropoli e piccole insegne. Le sorprese abbondano: nessun piatto arriva dalla Francia, per esempio, mentre trovano spazio preparazioni capaci di raccontare un’intera cultura in un solo assaggio.

  1. Rommegrot, Maaemo, Oslo: porridge con panna acida e cuore di renna affumicato, emblema della cucina artica e degli ingredienti indigeni norvegesi;
  2. Tahdig, Noon O Kabab, Chicago: il riso croccante della tradizione persiana, con la crosta dorata che diventa protagonista del pasto;
  3. 3. Tacos campechanos, Taquería Los Cocuyos, Città del Messico: simbolo della cucina popolare urbana, con carni diverse (suadero e longaniza) cotte lentamente e unite in un solo boccone;
  4. Mbongo tchobi, Chishuru, Londra: piatto camerunese a base di una salsa scura ricavata da una corteccia bruciata, frantumata e setacciata;
  5. Mawa cake, Kayani Bakery, Pune: dolce della tradizione parsi a base di latte ridotto fino a diventare denso e caramellato, sfornato dal 1955;
  6. Congkao yutou, Old Jesse, Shanghai: testa di pesce brasata coperta da cipollotti bruciacchiati, che qui smettono di essere contorno e diventano ingrediente principale;
  7. Chwee kueh, Ghim Moh Chwee Kueh, Singapore: tortine di riso dal gusto neutro esaltate dal ravanello fermentato, icona dello street food locale:
  8. Pizza fritta Sensazione di Costiera, Pepe in Grani, Caiazzo (Caserta): base sottilissima e croccante, acciughe di Cetara, pomodori ramati, scorza di limone e prezzemolo, omaggio ai profumi della Costiera Amalfitana;
  9. Tortilla unilateral de piñones y garum, Dos Pebrots, Barcellona: frittata con pinoli e garum, un tuffo nell’antica Roma attraverso la salsa di pesce fermentato;
  10. Uni gunkan-maki, Ginza Kyubey, Tokyo: riccio di mare di Hokkaido, riso e alga nel formato "nave da battaglia" nato proprio qui negli anni Quaranta;
  11. Chanh muoi, Dinh Café, Hanoi: limonata salata a base di limone conservato sotto sale, tra dolcezza, acidità e sapidità;
  12. Ulu aloo, Fête, Honolulu: purè di breadfruit speziato con cumino, senape nera e curcuma, servito con chutney di frutto della passione;
  13. Ginisang ampalaya, Tito Rad’s Grill, Queens (New York): piatto filippino che celebra l’amaro del melone, bilanciato da uova strapazzate, pomodoro e salsa di pesce.

Più che una classifica, un atlante del gusto: tredici tappe che spaziano dal chiosco di quartiere al ristorante d’autore. L’unico filo conduttore è la capacità di ogni piatto di condensare una civiltà intera.

La pizza fritta di Franco Pepe

Andiamo ora all’unica italiana. All’ottavo posto della lista compare la pizza fritta Sensazione di Costiera, firmata da Franco Pepe, maestro pizzaiolo di Pepe in Grani, in provincia di Caserta. La ricetta recupera la frittura casalinga tramandata per generazioni lungo la Costiera Amalfitana e la trasforma in un esercizio di leggerezza: l’impasto rinuncia al cornicione in favore di una base fine e croccante.

Sopra, un mosaico mediterraneo: acciughe di Cetara, pomodori ramati freschi, peperoncino, aglio in polvere, scorza di limone e prezzemolo tritato. Per Mishan ogni ingrediente rimanda al territorio da cui proviene, dai pomodori della Costiera alle alici del borgo di pescatori di Cetara, fino ai limoni coltivati a Sorrento. La critica arriva a definire Pepe il più grande pizzaiolo del mondo, un giudizio che conferma il prestigio internazionale del maestro casertano.

Perché non ci sono altre italiane?

L’assenza di carbonara, lasagne o pizza margherita potrebbe far storcere il naso, eppure la spiegazione sta nell’obiettivo della lista. Mishan ha voluto considerare tutti i sapori e le consistenze del mondo, chiedendosi cosa significhi conoscere il cibo e i modi in cui le persone hanno mangiato nel corso del tempo.

Con tredici posti a disposizione e un pianeta intero da rappresentare, ogni cultura gastronomica trova spazio per un’unica voce. Vale per tutti, tanto che la Francia resta fuori del tutto. In quest’ottica la presenza italiana va letta come un riconoscimento di peso: tra migliaia di ricette della Penisola, la scelta è caduta su un piatto capace di riassumere tecnica, territorio e memoria in pochi centimetri di impasto fritto.

I piatti italiani più amati al mondo

Se il NYT ha scelto la pizza fritta, il pubblico internazionale continua a celebrare i grandi simboli della tavola italiana: la pizza napoletana, la carbonara, le lasagne, il risotto alla milanese, la parmigiana di melanzane, fino a tiramisù e gelato artigianale.

Ricette che hanno conquistato ogni angolo del pianeta e che alimentano un turismo gastronomico in costante crescita. La lista di Mishan conferma una lezione preziosa: per rappresentare un patrimonio culinario intero può bastare un solo piatto, purché racconti chi lo ha inventato e la terra da cui proviene.

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Domande frequenti

Perché c'è solo una ricetta italiana nella lista del NYT?

La lista mira a rappresentare culture diverse con un solo piatto ciascuna; con tredici posti disponibili è stata scelta una sola eccellenza italiana.

Qual è il piatto italiano scelto e da chi è firmato?

Si tratta della pizza fritta 'Sensazione di Costiera' firmata da Franco Pepe, maestro pizzaiolo di Pepe in Grani a Caiazzo.

In cosa consiste la pizza fritta Sensazione di Costiera?

Base sottilissima e croccante con acciughe di Cetara, pomodori ramati, scorza di limone, peperoncino, aglio in polvere e prezzemolo.

Perché mancano piatti italiani iconici come carbonara o margherita?

La selezione privilegia piatti che condensano identità culturale; con pochi slot molte preparazioni famose non sono state incluse.

Che criterio ha usato il NYT per scegliere i 13 piatti?

La lista seleziona piatti capaci di raccontare una civiltà intera, spaziando dallo street food al ristorante d'autore in vari continenti.

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