60 dollari per 1,5 kg di pane: la pagnotta che sta dividendo il mondo intero
Spendere 60 dollari per un chilo e mezzo di pane è una follia? È questo il costo della pagnotta più cara al mondo, che viene venduta a New York in un panificio austriaco.
- A Manhattan una pagnotta da 1,5 chili venduta a 60 dollari ha acceso il dibattito sul costo del pane artigianale.
- Il forno Rye usa solo segale biologica, lievito madre storico e lavorazioni lente, con una produzione interamente manuale.
- L'affitto nel quartiere esclusivo e i costi di gestione spiegano il listino, considerato da molti coerente con New York.
New York ha un nuovo primato: la pagnotta più cara al mondo. È qui, precisamente nella lussuosa Manhattan, che un chilo e mezzo di pane costa 60 dollari. La faccenda, com’è normale che sia, ha scatenato un’infinità di polemiche, non solo nella Grande Mela, anche in Italia. A questo punto, una domanda è lecita: si tratta di una follia, dell’ennesima esagerazione americana, oppure la cifra è "giustificata"?
Il caso del pane newyorkese a 60 dollari
Si possono spendere 60 dollari (poco più di 52 euro) per una pagnotta di pane da 1 chilo e mezzo? Per molti, assolutamente no, è una follia anche solo pensarlo, per altri sì, soprattutto che si tratta di un prodotto di qualità. Com’è normale che sia, il caso del panificio newyorkese ha attirato la curiosità del mondo intero, spaccando l’opinione pubblica.
A sfornare la pagnotta più cara del globo è Rye, forno situato al civico 285 di Lafayette Street, a Manhattan. Il titolare è Martin Auer, panettiere di origini austriache, che ha aperto la sua prima sede americana con un obiettivo ben preciso: "Dare all’artigianato e al pane il palcoscenico che meritano".
Nella sua panetteria si vende solo un tipo di pane, realizzato esclusivamente con farina di segale 100% biologica importata dall’Austria, lievito madre che la famiglia custodisce da ben 57 anni, acqua, sale e un altro ingrediente fondamentale, senza il quale non nascerebbe nulla: il tempo.
Com’è il pane di Rye a New York?
Già dall’insegna, Rye, che in italiano significa proprio segale, si capisce che il forno di Martin Auer è diverso dagli altri. Vende un solo tipo di pane, realizzato con materie prime certificate e solo ed esclusivamente in modo artigianale. La pagnotta viene modellata a mano. È rotonda, bassa e pesa un chilo e mezzo circa. La sua crosta non viene incisa, in modo che la superficie resti piatta e screziata di marrone e bianco. L’aspetto e le materie prime, però, non sono la sua unica particolarità.
Dicevamo che il tempo è considerato un ingrediente fondamentale e non scherzavamo affatto. Prima di essere utilizzato per il pane, il lievito madre deve essere lavorato per un giorno. Poi, si inizia con la realizzazione della pagnotta vera e propria che viene prima lavorata e modellata e, infine, lasciata a maturare in modo naturale per circa 24 ore.
La cottura in forno dura circa 70 minuti, ma dopo essere stato sfornato e prima di essere venduto il pane deve riposare almeno 8 ore su griglie di legno. Insomma, la preparazione è lunga, ma permette alla pagnotta di mantenersi fresca e buona per una settimana.
Il prezzo è giusto?
Il pane di segale, fatto con farine certificate biologiche e lievito madre, ha un prezzo elevato anche in Italia. Ovviamente, ci riferiamo ai prodotti freschi venduti nei forni artigianali e non a quella specie di "panetti" che si trovano nella grande distribuzione. C’è da dire, però, che nel Belpaese non siamo ancora arrivati a spendere 52 euro per una pagnotta da un chilo e mezzo. Ci fermiamo, al massimo, intorno ai 20 euro.
Ma, tornando al forno Auer, i 60 dollari sono giustificati? Sicuramente, a primo impatto, viene da gridare allo scandalo, alla follia, specialmente se consideriamo che stiamo parlando del cibo "sociale" per eccellenza, a quel pane che nei momenti più bui ha sfamato intere popolazioni.
Tuttavia, basta scavare un po’ per capire che il prezzo della pagnotta è in linea con il tenore di vita newyorkese. Proviamo a fare due conti. Tralasciando il costo delle materie prime, concentriamoci solo sull’affitto che Auer deve sborsare ogni mese.
La sua panetteria si trova al civico 285 di Lafayette Street, in uno dei quartieri più esclusivi della città, dove i canoni di locazione sono altissimi. Per rendere l’idea, pensate che un locale di circa 70-100 metri quadrati costa tra i 22.000 e i 30.000 dollari al mese, circa 19.800-27.000 euro. A questa cifra, bisogna aggiungere le spese accessorie legate ai contratti Triple Net (NNN) che vigono nella Grande Mela, che prevedono la copertura di una quota delle tasse immobiliari dell’edificio e delle spese di manutenzione.
Insomma, facendo un rapido calcolo, con un pane venduto a 60 dollari, Auer deve sfornare e vendere circa 400-500 pagnotte al mese solo per coprire il costo delle mura. Tornando alla domanda iniziale, il prezzo è giustificato? A nostro parere assolutamente sì, poi ognuno è libero di acquistare ciò che preferisce.
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