Bugie, crostoli, chiacchiere: da dove nasce davvero il dolce simbolo del Carnevale

Qualcuno le chiama bugie, altri chiacchiere e altri ancora crostoli: i nomi del dolce tipico di Carnevale sono tanti, ma la ricetta è identica per tutti.

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Bugie di Carnevale su tavolo addobbato per l'occasione

Lo stesso dolce può avere un nome diverso in base alla zona in cui ci si trova? La risposta è affermativa, soprattutto in Italia e nel periodo di Carnevale. È il caso delle bugie, che qualcuno chiama chiacchiere, altri crostoli e altri ancora frappe. La lista dei nomi, neanche a dirlo, è molto più lunga, ma per capire perché ce ne sono così tanti dobbiamo necessariamente tornare alle origini del dolcetto carnascialesco.

La storia delle bugie di Carnevale

Le bugie hanno le gambe corte, anche a Carnevale. Battute a parte, questo dolce carnascialesco ha origini molto antiche. Diverse fonti attestano che si preparavano già nell’Antica Roma, in occasione dei Saturnali e dei Baccanali, festività molto simili a quella dedicata alle maschere che celebriamo oggi. All’epoca, queste erano le uniche occasioni in cui si potevano ribaltare i canoni sociali e tutti andavano a letto con la pancia piena.

Ed è proprio per sfamare la popolazione che si preparavano le frictilia, ossia dei dolci fritti nel grasso di maiale, che poi venivano distribuiti alla gente che affollava le strade. Marco Gavio Apicio, gastronomo, cuoco e scrittore romano vissuto fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., descrive così le bugie nel suo De re coquinaria: "Frittelle a base di uova e farina di farro tagliate a bocconcini, fritte nello strutto e poi tuffate nel miele".

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Chiacchiere di Carnevale cosparse di zucchero a velo

Perché ha tanti nomi?

Da Nord a Sud, passando per il Centro, il dolce è sempre lo stesso, ma il suo nome no. Una domanda, allora, sorge spontanea: considerando che nascono tutti dalle frictilia, perché hanno così tanti appellativi? Secondo Lorenzo Coveri, accademico della Crusca, i motivi sono da rintracciare in "3 nuclei semantici e 4 motivazioni".

Nel caso delle bugie, frappe o cenci che dir si voglia, sembra che il dolce assuma nomi diversi per le sue caratteristiche "fisiche", forma e croccantezza in primis, e per le parole che le persone hanno sempre utilizzato per descriverlo. Ad esempio, il fatto che sia una prelibatezza priva di farcitura è collegato alla vacuità delle chiacchiere o delle bugie vere e proprie, mentre la forma ai nastri o ad altri oggetti di uso quotidiano. Ovviamente, è il dialetto a sfornare appellativi differenti.

I nomi regionali

Seppur con alcune variazioni che variano da regione a regione, talvolta da città in città, i nomi più diffusi di questo dolce carnascialesco sono: bugie in Piemonte e Liguria, frappe, cenci o crogetti in Toscana, crostoli in Veneto, Trentino e Friuli, cicerchiata in Abruzzo, pignolata in Calabria e Sicilia, galani, intrigoni o sfrappole in Emilia Romagna, taralli in Basilicata, frappe nelle Marche, in Umbria, Lazio e Molise.

Tra i tanti appellativi, però, ce n’è uno che potremmo definire universale, quindi compreso in tutte le zone d’Italia: chiacchiere. Probabilmente, è così diffuso grazie alla leggenda del nome. Si dice, infatti, che sia legato a un aneddoto che coinvolge la regina Margherita di Savoia. Sembra che un giorno, la sovrana si sia dilungata così tanto a parlare che avvertì una fame improvvisa.

Così, la regina chiese al cuoco di corte napoletano Raffaele Esposito di soddisfare il suo calo di energie. Lo chef non si fece prendere alla sprovvista e in men che non si dica le servì delle squisite frittelle dolci che, proprio per il motivo della ‘richiesta’ della sovrana, chiamò chiacchiere.

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