Perché scegliamo il vino o la birra ? Dipende tutto dalle antenate più lontane
Secondo uno studio statunitense, l'amore per il vino o la birra è un'eredità dei nostri antenati più lontani, addirittura di 50 milioni di anni fa.
Che amiate il vino o la birra poco importa, la "colpa" di questa passione alcolica è da attribuire ai nostri antenati. Non parliamo di nonni, bisnonni o trisavoli, ma di coloro che ci hanno preceduto 50 milioni di anni fa. La conferma arriva da uno studio dell’Università di Dartmouth, negli Stati Uniti.
Le scimmie e il "vizio" dell’alcol
Il modo migliore per concludere la giornata? Un bel calice di vino o un boccale di birra. Per molti, è un vero e proprio rituale, un momento di completo relax che consente di staccare la spina per qualche ora e rimandare i pensieri al giorno seguente. Secondo un recente studio dell’Università di Dartmouth, nel New Hampshire, il nostro desiderio di consumare alcolici ci è stato tramandato dai nostri antenati primati.
I ricercatori statunitensi, studiando alcuni enzimi digestivi dei primati ancestrali, hanno scoperto che i nostri antenati primati consumavano abitualmente frutta fermentata, che conteneva naturalmente etanolo. Parliamo di 50 milioni di anni fa, ma anche volendo fare un salto temporale in avanti, a 10 milioni di anni fa, troviamo un’abitudine "alcolica" molto simile.
Stando allo studio riportato dal Wall Street Journal, alcune scimmie antropomorfe africane metabolizzavano l’alcol 40 volte più facilmente di altri primati. Questa "resistenza" era data dalla mutazione di un enzima digestivo. Ma, non è tutto. Andando ancora avanti nel tempo, sembra che i nostri antenati abbiano iniziato la coltivazione dei campi per "far crescere i cereali per fare la birra, non il pane".
L’eredità sociale
Pertanto, se oggi apprezziamo il vino o la birra è perché il nostro cervello è stato in un certo senso "programmato" per questo. I nostri antenati, però, non ci hanno solo trasmesso la passione per gli alcolici, ma anche il bisogno o il piacere di bere in compagnia.
Secondo lo studio statunitense, dopo aver raccolto la frutta, i primati si riunivano per mangiarla insieme. Insomma, come accade per molti di noi, bere con gli amici è un conto, farlo in solitudine un altro: la condivisione fa la differenza. D’altronde, anche se ci sono eccezioni, l’uomo viene da sempre definito un "animale sociale".
Lo studio sulla scimmia ubriaca
È molto interessante anche un altro studio, pubblicato qualche mese fa su Science Advances e condotto dall’Università di Berkley. Secondo i ricercatori, gli scimpanzé, mangiando la frutta fermentata, consumano quotidianamente l’equivalente alcolico di due drink.
Gli studiosi, partendo dalla celebre teoria della scimmia ubriaca del professor Robert Dudley, secondo cui l’amore per gli alcolici è "un’eredità" dei nostri antenati, hanno analizzato i frutti consumati dagli scimpanzè in Uganda e Costa d’Avorio.
Le indagini hanno consentito di stabilire che questi frutti hanno un contenuto alcolico pari a 0,3%, circa 14 grammi di etanolo puro. Per intenderci, parliamo della gradazione di un boccale di birra da 500 ml circa. Attenzione, però, perché parlare di "scimmie ubriache" è sbagliato.
Loro, infatti, mangiano la frutta fermentata nel corso della giornata, quindi parliamo di un consumo graduale che di certo non causa una sbronza. Noi, invece, concentriamo le bevute in qualche ora, rischiando di trasformarci davvero in "scimmie ubriache".