Supermercati sempre più vuoti al Sud, ora mancano anche acqua, pasta e carne: le immagini
Scaffali vuoti in Sicilia, Puglia, Calabria e Campania: quali alimenti stanno diventando difficili da trovare e quanto servirà per ripristinare i rifornimenti
- La protesta degli autotrasportatori interrompe i rifornimenti ai supermercati del Mezzogiorno, svuotando prima i reparti di frutta e verdura e poi i banchi frigo.
- Le carenze coinvolgono anche farina, pasta e acqua, mentre la scarsità di alcuni ortaggi fa salire i prezzi e gli acquisti dettati dal timore aggravano le difficoltà.
- Sicilia, Campania, Calabria e Puglia sono le aree più colpite; secondo Federdistribuzione, il fresco tornerà vicino alla normalità in due o tre giorni dalla ripresa dei trasporti.
Nei supermercati del Mezzogiorno la situazione sta peggiorando: fare la spesa è diventato un giro di ricognizione da un reparto all’altro. Le ceste dell’ortofrutta restano vuote, i banchi frigo espongono poche confezioni e in alcuni punti vendita, al posto dei bancali d’acqua, non si vede altro che… il pavimento.
Le merci, chiaramente, spariscono seguendo un ordine dettato dalla logistica della grande distribuzione. La sensazione che però si avverte, spostandosi di insegna in insegna, è di vivere una situazione fantascientifica, quasi paradossale.
- Frutta e verdura, i primi reparti a svuotarsi
- Carne, latticini e pesce: il banco frigo resta sguarnito
- Farina, pasta e acqua: quando entrano in gioco le scorte
- Quanto ci vorrà per riempire di nuovo gli scaffali?
- Dove si concentrano i disagi
Frutta e verdura, i primi reparti a svuotarsi
Per via della protesta dei camionisti, come abbiamo già raccontato, i primi a cedere sono stati i banchi di frutta e verdura fresche. I supermercati hanno mostrato già nel weekend immagini quasi apocalittiche: tutto spiegabilissimo se si considera che, ordinariamente, per queste merci lavorano con magazzini ridotti al minimo e riordinano ortaggi e frutta quasi ogni giorno.
Già in condizioni normali, basta una consegna saltata perché il vuoto diventi visibile. Alcune associazioni lo avevano messo in conto alla vigilia della protesta, ricordando che gran parte dei punti vendita viene rifornita giornalmente. Chiaramente, però, la merce esiste ed è ferma altrove.
In Puglia per esempio le celle frigorifere delle aziende agricole sono piene di ortaggi, frutta e funghi che non riescono a raggiungere i negozi, e alcuni camion già carichi restano parcheggiati.
La scarsità si fa sentire sui prezzi: il pomodoro cuore di bue verde è salito da 2,50 a 6 euro al chilo, mentre all’ingrosso il radicchio rosso è passato da 1,80 a 4,40 euro, con un rincaro del 144%. Pomodori albanesi e peperoni spagnoli arrivano in quantità troppo scarse per colmare la mancanza.
Carne, latticini e pesce: il banco frigo resta sguarnito
Lo stop, però, non riguarda solo l’ortofrutta, non più. Dopo l’ortofrutta tocca ai prodotti che viaggiano a temperatura controllata e restano poco in vendita.
Nei frigoriferi si trovano poche confezioni di carne, latte, formaggi e salumi, in diversi punti vendita manca il pesce e anche i surgelati sono ridotti all’osso.
Per questi reparti la catena del freddo lascia pochi margini: un semirimorchio refrigerato fermo in porto equivale a una consegna persa, e lo spazio sul banco resta libero finché non arriva il carico successivo.
Farina, pasta e acqua: quando entrano in gioco le scorte
Con il passare dei giorni le carenze si sono estese ai prodotti a lunga conservazione. In alcuni negozi scarseggiano farina e confezionati, e sono state segnalate difficoltà a trovare l’acqua minerale.
Su questi scaffali pesa anche la paura. In diverse località, riferisce l’Ansa, molti clienti hanno riempito il carrello di pasta e acqua, svuotando i reparti più in fretta di quanto avrebbe fatto il solo fermo dei camion.
Quanto ci vorrà per riempire di nuovo gli scaffali?
Secondo Federdistribuzione, quando i camion torneranno a viaggiare serviranno due o tre giorni perché il reparto del fresco si avvicini alla normalità. La ripartenza dipende dal confronto tra governo e autotrasportatori: il 20 ottobre, nella Prefettura di Milano, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha incontrato undici sigle del settore.
Al centro della trattativa ci sono circa 430 milioni di euro di crediti d’imposta contro il caro gasolio, già stanziati e rimasti bloccati dalla burocrazia, che Salvini ha promesso di iniziare a erogare entro la settimana. Il Comitato trasporto siciliano ha fatto sapere che revocherà il fermo nei porti dell’isola appena gli impegni del ministro saranno firmati formalmente.
Dove si concentrano i disagi
Le criticità maggiori riguardano Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. In Sicilia il fermo colpisce soprattutto i porti, dove i semirimorchi restano dalle navi: a Palermo diversi supermercati sono rimasti senza frutta, verdura e carne, a Messina i reparti dell’ortofrutta sono vuoti e tra Messina, Gela e l’Agrigentino si è assistito agli acquisti dettati dal timore.
Confcommercio Sicilia stima che cinque giorni di protesta siano costati tra i 40 e i 50 milioni di euro alla grande distribuzione e alla filiera del fresco, e il presidente Gianluca Manenti ricorda che su un’isola bastano poche ore di ritardo nei rifornimenti per lasciare il segno sugli scaffali.
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