La protesta dei camionisti ferma anche la pasta: Rummo spegne gli impianti, La Molisana resiste

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio raggiunge anche i pastifici: Rummo ferma la produzione, mentre La Molisana attinge alle scorte

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  • La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante rallenta le consegne di semola e mette sotto pressione i pastifici del Sud.
  • Rummo ha sospeso la produzione a Benevento, mentre La Molisana riduce i ritmi e ricorre alle riserve di grano e semola.
  • I blocchi ostacolano anche i rifornimenti di prodotti freschi e minacciano raccolti, commercio e una filiera che vale 13,5 miliardi di euro.

Un piatto di pasta parte da molto lontano: dal grano coltivato nei campi, dai mulini che lo trasformano in semola, dai camion che la portano fino ai pastifici. Quando uno di questi passaggi si inceppa, l’intera catena rallenta.

Nel Sud Italia l’anello che ha "ceduto", lo sappiamo bene, è quello del trasporto. La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante sta lasciando alcuni stabilimenti senza materia prima, e uno dei nomi più noti della pasta italiana ha già dovuto spegnere le linee.

Perché gli autotrasportatori protestano?

Ne abbiamo già parlato: la mobilitazione va avanti da giorni in diverse regioni meridionali, con la Puglia come epicentro. A spingere i camionisti a fermarsi e a presidiare le strade è stata l’impennata del prezzo del gasolio, insieme al peso crescente del costo della vita. Accanto a loro si sono schierati anche diversi agricoltori, colpiti dagli stessi rincari.

I blocchi stanno avendo effetti a catena sulla circolazione delle merci. Alcune autobotti hanno saltato le consegne programmate ai depositi e qualche distributore è rimasto a secco, mentre nelle zone più coinvolte le forniture dirette all’industria alimentare arrivano in ritardo o restano ferme, tanto che sono sempre diffuse le testimonianze di supermercati con scaffali vuoti.

Rummo e La Molisana: cosa succede nei pastifici?

Tra le forniture alimentari ultimamente a rischio c’è la semola di grano duro, che insieme all’acqua è l’unico ingrediente della pasta secca. Il caso più evidente arriva da Benevento. Il pastificio Rummo ha sospeso la produzione il 20 ottobre: l’amministratore delegato Cosimo Rummo ha spiegato a Repubblica che camion e cisterne hanno smesso di arrivare e che le scorte di magazzino si sono esaurite.

L’azienda acquista la semola dai mulini esterni, senza impianti di macinazione propri, e dipende quindi in tutto dalle consegne. A Campobasso la situazione è diversa, e comunque complicata. La Molisana dispone di mulini di proprietà, eppure ha comunicato un calo significativo della produzione e ha cominciato ad attingere alle riserve di grano e semola accantonate. Una soluzione che regge per un periodo limitato, legato alla durata dei blocchi.

Una filiera che ha il suo cuore al Sud

La fragilità del momento dipende anche dalla geografia. Con l’eccezione di Barilla, che ha sede a Parma, i principali produttori di pasta italiani si trovano quasi tutti nelle regioni meridionali, le stesse dove la protesta è più intensa.

Già prima dello stop di Rummo, Italmopa (l’associazione che riunisce l’industria molitoria, cioè le aziende che comprano il grano e lo trasformano in farina o semola) aveva lanciato l’allarme. Il presidente ha scritto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per segnalare una situazione di emergenza, avvertendo che un numero crescente di stabilimenti rischia di fermarsi e che, se le proteste proseguissero, le ripercussioni toccherebbero tutta la filiera.

In gioco c’è uno dei pilastri dell’agroalimentare italiano. Secondo un rapporto di The European House-Ambrosetti (Gruppo Teha) pubblicato a settembre, nel 2025 la filiera della pasta ha generato ricavi per 13,5 miliardi di euro.

Le altre conseguenze dei blocchi

I pastifici sono soltanto una parte del quadro.  Le difficoltà ricadono anche su aziende agricole e produttori, che rischiano di perdere parte del raccolto e della merce deperibile. Dal mercato ortofrutticolo di Ragusa, uno dei mercati all’ingrosso più grandi d’Europa, da venerdì 16 ottobre nessun tir è più partito con la merce.

Confcommercio Sicilia ha stimato che in cinque giorni il danno economico per la grande distribuzione e per l’intera filiera del commercio si aggiri tra i 40 e i 50 milioni di euro. Per la pasta, prodotto a lunga conservazione, molto dipende da quanto durerà la mobilitazione: ogni giornata di blocchi consuma una parte delle scorte accumulate da mulini e pastifici, e il margine si assottiglia.

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Domande frequenti

Perché gli autotrasportatori stanno protestando nel Sud Italia?

La mobilitazione è legata all'aumento del prezzo del gasolio e del costo della vita. Alla protesta si sono uniti anche agricoltori colpiti dagli stessi rincari.

Perché la protesta rischia di fermare i pastifici?

I blocchi rallentano le consegne di semola di grano duro, ingrediente essenziale della pasta secca. Senza rifornimenti, gli stabilimenti consumano le scorte e possono interrompere la produzione.

Che cosa è successo al pastificio Rummo?

Lo stabilimento di Benevento ha sospeso la produzione il 20 ottobre, dopo che camion e cisterne hanno smesso di arrivare e le scorte di magazzino si sono esaurite.

Come sta affrontando la crisi La Molisana?

Il pastificio di Campobasso ha ridotto significativamente la produzione e sta usando le riserve di grano e semola. La soluzione può durare solo per un periodo limitato.

Quali altri effetti stanno avendo i blocchi?

In alcune zone scarseggiano soprattutto i prodotti freschi. Aziende agricole e commercianti rischiano perdite, mentre in Sicilia i danni stimati in cinque giorni arrivano a 40-50 milioni di euro.

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