Caldo estremo, il Parmigiano Reggiano è a rischio: in gioco produzione e qualità
Il Parmigiano Reggiano è a rischio per il caldo estremo e la siccità: in gioco c'è un settore che fattura quasi 5 miliardi di euro l'anno.
- Il caldo estremo riduce la crescita dell'erba e la produzione di fieno, compromettendo quantità e qualità del latte per il Parmigiano Reggiano.
- Le stalle e i magazzini di stagionatura adottano ventilazione, nebulizzazione e raffreddamento, ma i consumi energetici aumentano sensibilmente durante le ondate di calore.
- Se gli eventi climatici diventano più duraturi i costi e la disponibilità di materia prima potrebbero mettere a rischio la continuità produttiva del formaggio.
Il Parmigiano Reggiano esiste da più di 800 anni, ma noi potremmo essere l’ultima generazione a mangiarlo. È questo l’allarme lanciato da Paolo Ganzerli, direttore delle vendite internazionali del gruppo GranTerre. La causa è da rintracciare nel caldo estremo che si sta abbattendo sul nostro Paese e sembra essere destinato a peggiorare negli anni a venire.
Il caldo estremo mette a rischio il Parmigiano Reggiano
Il caldo estremo che sta investendo il nostro Paese sta mettendo a dura prova il corpo e la mente dell’intera popolazione, ma a soffrirne sono anche gli animali e, di conseguenza, i prodotti che si ricavano da essi. Per non parlare delle coltivazioni, che siano destinate al consumo umano o meno non fa differenza, la crisi climatica non risparmia neanche questo settore.
Niente e nessuno esce indenne da questa situazione, nemmeno il Parmigiano Reggiano, presente sulle nostre tavole da più di 800 anni. Quando le temperature raggiungono picchi stellari, gli animali vanno in sofferenza e questo influisce sia sulla quantità che sulla qualità del loro latte. A lanciare l’allarme è stato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del celebre formaggio reggiano e titolare dell’azienda agricola di famiglia fondata nel 1895.
Ai microfoni della Reuters, ha spiegato che il caldo estremo non influisce solo sulla qualità e sulla quantità del latte (fino al 10% in meno), ma anche sull’alimentazione degli animali. Secondo il disciplinare di produzione, infatti, le vacche devono essere nutrite solo con erba e fieno coltivati nelle cinque province autorizzate, ma questo, in condizioni meteo estreme, diventa quasi impossibile.
"Se non piove, l’erba non cresce, il fieno non può essere prodotto ed è impossibile ottenere il latte necessario per produrre il formaggio", ha dichiarato Bertinelli.
Una spesa "insostenibile"
Il futuro del Parmigiano Reggiano, un settore che genera un fatturato annuo di circa 4,5 miliardi di euro e sostiene l’economia locale dando lavoro a migliaia di persone, è a rischio anche per altri motivi, strettamente collegati a quelli di cui abbiamo parlato poco sopra.
Negli anni, sono stati apportati tanti cambiamenti per garantire il benessere animale e continuare a permettere la produzione del formaggio. Nelle stalle, ad esempio, sono stati istallata ventilatori e sistemi di nebulizzazione dell’acqua, mentre nei magazzini di stagionatura sono stati montati sistemi di raffreddamento e impianti alimentati da energie rinnovabili.
Tuttavia, quando il caldo è estremo i costi legati al mantenimento di questi impianti lievitano. Giancarlo Ravanetti, direttore dei Magazzini Generali delle Tagliate, ha spiegato che, durante i picchi di calore di quest’anno, il loro consumo energetico giornaliero è aumentato di circa il 30%.
Per il momento, la spesa è ancora sostenibile, ma non è detto che lo sia anche in futuro, specialmente se le ondate di caldo dureranno sempre di più. Non a caso, Paolo Ganzerli, direttore delle vendite internazionali del gruppo GranTerre, ha ammesso: "Se gli eventi estremi diventano più duraturi e intensi, avranno sicuramente un impatto sia sulla quantità che sulla qualità del latte, ma soprattutto porteranno a costi più elevati. (…) Il Parmigiano Reggiano esiste da più di 800 anni, non vogliamo essere l’ultima generazione a mangiarlo".
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