Il latte crudo ancora: ora il dibattito si sposta oltreoceano, tra boom di consumi e polemiche
In America si è riacceso il dibattito sulla sicurezza del consumo di latte crudo: il Paese è letteralmente spaccato in due, con favorevoli da un lato e oppositori dall'altro.
- Negli Stati Uniti aumentano i consumi di latte crudo, mentre oltre cento persone si sono ammalate e cresce la preoccupazione per i rischi alimentari.
- L’assenza di pastorizzazione può esporre a patogeni, con conseguenze più gravi per bambini, anziani e donne in gravidanza.
- Tra regole federali, normative locali e sistemi di vendita alternativi, il dibattito coinvolge autorità sanitarie e sostenitori del latte non pastorizzato.
Si torna a parlare di latte crudo, questa volta non in Italia ma negli Stati Uniti d’America. Da un lato ci sono le vendite che continuano a crescere (merito anche degli influencer che invitano a seguire una dieta "più naturale"), dall’altro l’American Academy of Pediatrics che chiede di vietarne la vendita. Al centro del dibattito c’è sempre la stessa questione: la mancata pastorizzazione e la conseguente sicurezza alimentare.
- Più consumi, più preoccupazioni: cosa sta succedendo negli Stati Uniti
- Da Robert F. Kennedy Jr. alle regole della FDA: la battaglia
Più consumi, più preoccupazioni: cosa sta succedendo negli Stati Uniti
Il latte crudo è ottimo, su questo non si discute. Ha un gusto impareggiabile, che non si avvicina minimamente ai prodotti che si acquistano al supermercato. Tuttavia, i rischi legati al suo consumo, sia ‘al naturale’ che all’interno di altri prodotti caseari come i formaggi, ci sono e non vanno assolutamente sottovalutati. Per i bambini, gli anziani e le donne in gravidanza possono esserci gravi conseguenze, talvolta letali. Ed ecco che un cibo, seppur squisito, si trasforma in un potenziale nemico.
Quello che sta accadendo negli Stati Uniti ne è la prova. Stando a quanto riportato dalla National Public Radio (NPR), durante l’estate più di 100 persone si sono ammalate dopo aver consumato latte crudo, undici delle quali sono state ricoverate in ospedale. A complicare la situazione c’è stato pure un focolaio di infezioni da Escherichia coli registrato in California, Florida e Texas, collegato a un formaggio prodotto da Raw Farm, il più grande distributore statunitense di latte non pastorizzato. La maggior parte dei soggetti coinvolti, secondo le informazioni riportate, aveva tre anni o meno.
La situazione, almeno stando ai dati delle vendite (+17,6% solo nel 2024), potrebbe peggiorare. Sembra, infatti, che il successo del latte crudo sia alimentato sia dal movimento MAHA, acronimo di Make America Healthy Again, che dagli influencer che sostengono un’alimentazione considerata più naturale.
Quando si parla di latte crudo, il problema è lo stesso per tutti i consumatori: l’assenza di pastorizzazione. Di conseguenza, laddove siano presenti microrganismi patogeni, il danno è servito, specialmente per i bambini piccoli e le persone più vulnerabili.
Da Robert F. Kennedy Jr. alle regole della FDA: la battaglia
A sostenere la diffusione del latte crudo negli Stati Uniti ha contribuito anche Robert F. Kennedy Jr., oggi segretario alla Salute e ai Servizi umani dell’amministrazione Trump. Prima di assumere l’incarico, Kennedy aveva dichiarato di bere esclusivamente latte crudo e criticato quella che considerava una repressione ingiustificata da parte della Food and Drug Administration (FDA). Tuttavia, sembra che recentemente abbia ridimensionato la sua posizione/promozione, mentre dall’alto iniziano a rivolgere più attenzione al latte intero.
La questione normativa, però, è complessa. Alla fine dell’Ottocento, la diffusione della pastorizzazione contribuì a ridurre drasticamente la mortalità infantile negli Stati Uniti. Nel 1987, la FDA vietò la vendita e la distribuzione di latte crudo tra i diversi Stati, lasciando alle singole amministrazioni la possibilità di disciplinarne il commercio interno. Tuttavia, negli ultimi anni alcune normative sono state allentate, favorendo la crescita del mercato.
Uno degli escamotage più "furbi", si fa per dire, è quello della Creambrook Farm, in Virginia, dove il proprietario Ben Beichler vende latte crudo attraverso un sistema di quote di proprietà delle vacche. In questo modo, si aggira facilmente il divieto di vendita diretta per il consumo umano. È doveroso sottolineare che l’azienda dichiara di effettuare controlli ferrei sui propri prodotti, ma è altresì necessario evidenziare che le verifiche microbiologiche non possono garantire che ogni lotto sia privo di agenti patogeni. Come si risolverà la faccenda? Staremo a vedere.
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