Da alimento povero a protagonista dei trend alimentari: la rivincita delle castagne
Le vendite superano i 64 milioni di euro e a correre sono le castagne precotte. Cosa cambia tra castagna e marrone, tra fresco e pronto, in un raccolto in calo.
- Le castagne tornano a pesare nel mercato italiano, tra prezzi in crescita, domanda di prodotti pronti e una rivalutazione legata alle loro qualità nutrizionali.
- Il fresco resta dominante nei volumi, ma il precotto corre più veloce grazie alla praticità, mentre il marrone si conferma la varietà più pregiata e costosa.
- Raccolti, importazioni e abbandono dei castagneti delineano un settore in trasformazione, sostenuto da marchi territoriali e filiere che provano a rilanciarlo.
Nei paesi di montagna il castagno si chiamava albero del pane, perché per generazioni diede da mangiare a chi aveva poco altro. Oggi le castagne si comprano già cotte e pronte, a circa 21 euro al chilo. Il cambio di rango si legge nei dati NielsenIQ: nelle 52 settimane chiuse ad agosto, in Italia, ne sono state vendute più di 8.100 tonnellate, per oltre 64,5 milioni di euro.
Fibre, potassio, amido resistente e assenza di glutine hanno portato la castagna tra i cibi considerati salutari. «Superfood» è un’etichetta più commerciale che scientifica, ma il mercato la sta premiando. E il pane per altro, con la loro farina, si fa ancora. E in alcune parti del mondo può rivelarsi anche gourmet e costoso.
- Il precotto corre, il fresco tiene
- Castagna o marrone: cosa guardare al banco
- Un raccolto più leggero
Il precotto corre, il fresco tiene
Le castagne fresche pesano ancora per la maggior parte del giro d’affari: 51,5 milioni di euro (+1,6%) per 7.500 tonnellate, a circa 6,9 euro al chilo. La crescita vera è altrove. Le castagne secche e precotte valgono 13 milioni (+11,6%), con 628 tonnellate vendute (+12,6%) a circa 21 euro al chilo.
Il confronto tra sette e ventuno euro è meno impietoso di quanto sembri. Il fresco si paga con guscio e buccia, il precotto arriva già pulito. Chi ha tempo e un forno spende meno e può anche cimentarsi nelle tante prelibate ricette di questo frutto. Chi cerca un contorno o una merenda pronta paga il tempo risparmiato.
I produttori ovviamente si adeguano allo stato delle cose. Alegra, che con la linea premium affianca Coop e i consorzi emiliani, ha aggiunto quest’anno al fresco il marrone cotto pronto, per allungare una stagione di acquisti concentrata in particolare tra ottobre e novembre.
Castagna o marrone: cosa guardare al banco
Il marrone, la varietà più pregiata, vale circa il 20% del raccolto e costa da due a tre volte la castagna. Per riconoscerlo contano i marchi. Le Dop e Igp del castagno sono 16, nove delle quali dedicate al marrone, e in Emilia-Romagna il ministero dell’Agricoltura ha riconosciuto negli ultimi due anni due marchi collettivi, il Marrone dell’Appennino Emiliano e uno romagnolo. Il primo è il frutto di un progetto di filiera avviato cinque anni fa da Coop con Mitica e Agrintesa. Sul versante toscano è partita un’iniziativa analoga con il marrone fiorentino del Mugello.
Anche la provenienza conta. Nel 2025 sono arrivate dall’estero poco meno di 14mila tonnellate di castagne, soprattutto da Turchia, Portogallo e Grecia, e la riga dell’origine sull’etichetta è la prima da leggere per evitare sorprese.
Un raccolto più leggero
Dopo le circa 65mila tonnellate del 2025, per quest’anno se ne attendono 45-50mila. Luciano Trentini, del Centro di studio e documentazione sul castagno, parla comunque di un ritorno a livelli più vicini alla media, una stima da confermare in campo.
Le prime raccolte sono partite a metà settembre, con circa dieci giorni di anticipo, mentre in Puglia siccità e fitopatie hanno colpito alcune zone. Sui consumi pesa anche il meteo: Enrico Bucchi, vicedirettore generale di Alegra, aspetta il calo delle temperature di metà ottobre per vedere crescere l’attenzione.
Il quadro ha però zone d’ombra. Rispetto a qualche decennio fa molti castagneti sono stati abbandonati perché non rendevano. Il gradimento, secondo una ricerca di Alegra, è alto tra i 35 e i 54 anni e molto più basso tra i giovani. Una cosa è tornare di moda, un’altra tornare a rendere. Filiere, marchi e prodotto pronto lavorano sul secondo punto: far valere un castagneto abbastanza da non abbandonarlo.
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