Il miglior ragù pronto del supermercato è "di marca"? La classifica ribalta tutto
Un confronto su 43 ragù pronti analizza ingredienti e valori nutrizionali: pochi prodotti raggiungono una qualità davvero alta e il primo posto sorprende
Il ragù fatto in casa, diciamolo, ha un "problema": ha bisogno di tempo. Perché sì, il ragù della domenica deve sobbollire per ore sul fuoco, non si può improvvisare. Va da sé che chi non ce la fa, non vuole tenere i fornelli accesi o vuole semplicemente gustarlo in un giorno ricco d’impegni il vasetto sullo scaffale del supermercato diventa una tentazione.
Però, c’è un… però. E arriva da una classifica di Altroconsumo, che ha analizzato ingredienti e valori nutrizionali di 43 ragù pronti: ed ecco, solo 13 superano la soglia della buona qualità, e uno solo arriva in cima. E no, non è di una marca nota proprio per questo tipo di prodotto.
La classifica di Altroconsumo
Dunque, no: per Altroconsumo non tutti i ragù pronti si equivalgono. Un po’ come evidenziato per i pesti, le differenze tra un vasetto e l’altro, in termini di ingredienti e valori nutrizionali, possono essere significative. Ecco i 13 prodotti che hanno superato la soglia della qualità positiva :
- Esselunga Top: Ragù alla bolognese, 190 g, 41% di carne;
- I Toscanacci: Ragù di carne piemontese, 180 g, 58% di carne;
- Coop: Sugo fresco alla bolognese, 200 g, 29,2% di carne;
- Terre d’Italia: Ragù con carne di razza Chianina, 200 g, 56% di carne;
- Deluxe (Lidl): Ragù di fassona di razza piemontese, 180 g, 56% di carne;
- Accademia Toscana: Ragù di cinghiale, 180 g, 70% di carne;
- Delizie del Sole (Eurospin): Bolognese, 400 g, 23% di carne;
- Le Conserve della Nonna: Ragù alla bolognese, 190 g, 27% di carne;
- Terre d’Italia: Ragù alla bolognese, 180 g, 54,8% di carne;
- Iper La Grande I: Sugo fresco alla bolognese, 180 g, 24% di carne;
- Barilla: Ragù alla bolognese, 300 g, 18% di carne;
- Barilla: Ragù Contadino, 300 g, 22% di carne;
- Giovanni Rana: Sugo fresco alla bolognese, 225 g, 29% di carne.
A fare la differenza, secondo l’analisi, sono soprattutto l’assenza di additivi e aromi e la semplicità della lista ingredienti. Circa la metà dei prodotti esaminati non contiene ingredienti ultraprocessati: un dato che, sullo scaffale del supermercato, può orientare la scelta in modo più consapevole.
Chi c’è in fondo alla classifica?
La maggior parte dei 43 ragù esaminati si colloca in una fascia tra il buono e l’accettabile. Solo quattro prodotti scendono nella zona critica, con punteggi che vanno da 38 a 27 punti su 100.
Il primo a entrare in questa zona è il Cascina San Cassiano I Ragù di carne piemontese, che si ferma a 38 punti. Poco sotto si colloca il Conad Ragù fresco alla bolognese, con 34 punti. Entrambi restano al di sopra dei due prodotti più penalizzati, ma non abbastanza da rientrare nella fascia accettabile.
Il penultimo posto va all’Esselunga Top Ragù bianco con carne Chianina, con 31 punti. Nonostante il posizionamento premium del marchio, questo prodotto specifico sconta la presenza di nitrati, legati all’uso del guanciale nella ricetta, che ne abbassano sensibilmente il profilo qualitativo.
L’ultimo posto in assoluto spetta al Terre d’Italia Ragù con Cinta Senese Dop, con soli 27 punti e una valutazione complessiva scarsa. Il prodotto ottiene risultati insufficienti su tutti e tre i criteri considerati: valutazione nutrizionale, additivi (tra cui figurano i nitriti, legati alla presenza di salsiccia) e grado di trasformazione.
Come si sceglie un buon ragù pronto
Chiuso in un vasetto e impossibile da assaggiare prima dell’acquisto, il ragù pronto si giudica quasi interamente dall’etichetta: vale dunque la pena leggerla con attenzione, partendo già dal nome del prodotto, che dovrebbe contenere indicazioni come il tipo di razza o il riconoscimento Dop, in grado di dirci qualcosa sulla materia prima utilizzata.
Chiaramente, queste informazioni non bastano da sole a garantire la qualità complessiva. Una delle voci più indicative è la percentuale di carne: se è vero che non c’è una soglia universale, è altrettanto vero che è utile sapere che la ricetta tradizionale depositata alla Camera di commercio di Bologna prevede una quota intorno al 40-50%. Nei prodotti in commercio le variazioni sono notevoli, e confrontare questo dato tra un vasetto e l’altro aiuta a capire cosa si sta comprando.
Altrettanto rilevante è il tipo di olio usato nella preparazione: l’extravergine di oliva è generalmente la scelta più pregiata, ma non tutti i prodotti lo utilizzano. Poi c’è la lista degli ingredienti: meno è lunga, meglio è. La presenza di additivi, aromi o ingredienti ultraprocessati è un segnale da non sottovalutare.
Infine, una lettura della tabella nutrizionale può completare il quadro. Calorie, grassi e contenuto di sale variano in modo significativo da un prodotto all’altro: tenerne conto, soprattutto per chi ha esigenze dietetiche specifiche, può fare la differenza nella scelta.
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