Dalla Vignola alla Ferrovia: viaggio nelle ciliegie d'Italia
Dietro un frutto in apparenza uguale ovunque si nascondono territori e nomi diversissimi. Le varietà di ciliegie d'Italia, regione per regione, lungo la stagione
L’Italia è uno dei grandi territori della ciliegia, tra i primi al mondo per superfici coltivate. Da Nord a Sud, poche settimane all’anno bastano a riempire i banchi di un frutto che sembra sempre lo stesso.
In realtà, dietro quella forma tonda e rossa si nasconde una mappa sorprendente. Decine di varietà locali, ognuna con il suo territorio, il suo nome e il suo carattere, frutto di secoli di selezione e di adattamento ai climi più diversi.
- Due grandi famiglie: duroni e tenerine
- Emilia-Romagna: la Ciliegia di Vignola IGP
- Veneto: la Ciliegia di Marostica IGP
- Puglia: la regina Ferrovia
- Il resto della mappa: dalla Sicilia al Piemonte
- Una stagione che attraversa l'Italia
Due grandi famiglie: duroni e tenerine
Prima di muoverci tra le regioni conviene fare una distinzione di base: le ciliegie italiane si dividono essenzialmente in due famiglie, riconoscibili dalla consistenza della polpa.
Da una parte ci sono i duroni, con polpa soda e croccante, perfetti da mangiare freschi e da trasportare, mentre dall’altra si trovano le tenerine, più morbide e delicate, spesso destinate a conserve e lavorazioni.
A questa distinzione si aggiunge quella tra ciliegie dolci, che derivano dal Prunus avium, e ciliegie acide come amarene e visciole, figlie del Prunus cerasus e più adatte a sciroppi, liquori e confetture. È la prima cosa da sapere per orientarsi tra le tante varietà.
Emilia-Romagna: la Ciliegia di Vignola IGP
Andiamo ora al nostro viaggio, partendo dalla zona pedecollinare tra Modena e Bologna, regno della Ciliegia di Vignola IGP. Qui la cerasicoltura si è radicata all’inizio del secolo scorso, con una spinta decisiva dall’apertura, nel 1926, dello storico Mercato Ortofrutticolo di Vignola.
La denominazione, ottenuta ufficialmente nel 2012, racchiude molte cultivar diverse: dalle precoci Mora di Vignola e Bigarreau Moreau alle medie come Anellone e Giorgia, fino alle tardive come Ferrovia e Sweet Heart.
Le ciliegie di Vignola si distinguono per le dimensioni generose e per il sapore dolce e fruttato, con una buccia che spazia dal rosso brillante al rosso scuro. Fa eccezione il Durone della Marca, dall’insolita buccia giallo-rossa.
Questo ventaglio di varietà copre un lungo arco di maturazione, da maggio fino a metà luglio. La raccolta è eseguita rigorosamente a mano, su un’area che comprende ventotto comuni, e ha dato vita a eventi molto sentiti come la sagra Vignola è tempo di ciliegie.
Veneto: la Ciliegia di Marostica IGP
Saliamo in Veneto, dove la Ciliegia di Marostica IGP vanta un piccolo primato: è stata la prima ciliegia italiana a ottenere il marchio IGP. Il suo logo raffigura una ciliegia rossa con il peduncolo verde sopra una torre medievale, omaggio al celebre borgo vicentino.
Tra le sue varietà ci sono la Sandra, la Francese, la Romana e il Durone Rosso, con un calibro minimo di ventitré millimetri. La buccia va dal rosso fuoco al rosso scuro, la polpa è soda e succosa, la forma tendenzialmente a cuore.
Il gusto dolce la rende perfetta da sola, ma la tradizione veneta la valorizza anche in cucina e nella conservazione sotto spirito, oltre che in abbinamenti salati con carne e pesce.
Puglia: la regina Ferrovia
Scendendo al Sud incontriamo la varietà più famosa e commerciale d’Italia: la Ferrovia. Nasce a Turi, in provincia di Bari, e deve il nome a un dettaglio curioso. Si racconta che i primi alberi crescessero proprio accanto ai binari della ferrovia locale.
I loro frutti mostravano caratteristiche peculiari: grandi quasi il doppio della media, di un rosso vermiglio acceso, con polpa croccante e sapore dolce e intenso. Quelle qualità ne hanno fatto una delle ciliegie più richieste sui mercati, tanto da essere ormai coltivata ben oltre i confini pugliesi. Resta comunque il simbolo della cerasicoltura della regione.
Il resto della mappa: dalla Sicilia al Piemonte
La geografia della ciliegia italiana è molto più ampia. In Sicilia troviamo l’unica DOP del settore, la Ciliegia dell’Etna, che cresce sui terreni vulcanici del vulcano, accanto alla produzione di Chiusa Sclafani.
Risalendo la penisola incontriamo altre denominazioni di pregio. La Ciliegia di Lari IGP in Toscana, quella di Bracigliano IGP in Campania, e nel Lazio i comuni di Celleno, nel Viterbese, e di Maenza, in provincia di Latina, entrambi storicamente legati a questo frutto.
A chiudere la stagione ci pensano le varietà tardive del Trentino-Alto Adige, che arrivano sui banchi quando quasi tutte le altre regioni hanno finito. Non mancano poi le chicche rare per gli appassionati, come la Bella di Garbagna in Piemonte, la scurissima Mora di Cazzano o il Graffione bianco, dalla buccia chiara e slavata.
Una stagione che attraversa l’Italia
Quello che rende speciale la ciliegia italiana è il modo in cui la sua stagione viaggia lungo la penisola. La raccolta parte a maggio dalle aree più precoci e si sposta via via verso le varietà tardive e i territori di montagna.
Così, per oltre due mesi, l’Italia resta coperta di ciliegie sempre diverse. Un’unica grande stagione che cambia volto a ogni latitudine, dalla pianura emiliana ai pendii dell’Etna fino alle valli trentine.
Conoscere questa mappa cambia anche il modo di fare la spesa. Sapere da dove arriva una ciliegia, e in che momento della stagione siamo, aiuta a sceglierla al meglio e a riconoscere il valore di un patrimonio agricolo che pochi altri Paesi possono vantare.
Ricette e novità dal mondo food nella tua casella di posta. Iscriviti alla newsletter!