Casu marzu, il reportage di National Geographic riaccende il dibattito sul formaggio con le larve
Da prodotto contestato a icona gastronomica della Sardegna: il casu marzu conquista National Geographic e riaccende il dibattito sul formaggio con le larve
Il formaggio più discusso della Sardegna è tornato sotto i riflettori internazionali grazie a un reportage del National Geographic che, appunto, ha riportato l’attenzione sul casu marzu, prodotto tradizionale conosciuto in tutto il mondo per la sua lavorazione fuori dagli schemi e per le polemiche che lo accompagnano da anni.
Il magazine statunitense gli ha dedicato un approfondimento ampio, tra racconto gastronomico, identità culturale e questioni sanitarie. Un ritorno mediatico che ha riacceso curiosità e dibattiti attorno a uno degli alimenti italiani più divisivi di sempre.
- Il reportage del National Geographic
- Perché il casu marzu è definito pericoloso?
- Si può ancora mangiare?
Il reportage del National Geographic
Il reportage pubblicato dal National Geographic parte dalla Sardegna interna, dai piccoli contesti rurali in cui questo formaggio continua a esistere lontano dai circuiti della grande distribuzione. Fra le righe si alternano osservazione antropologica e curiosità gastronomica, mentre si racconta questa specialità come un simbolo culturale capace di attirare turisti, chef e appassionati da tutto il mondo.
A firmare il pezzo è il giornalista Brett Martin che, accompagnato dal fotografo Gianluca Lanciai si è mosso tra i produttori locali e ha raccolto testimonianze e riferimenti alla tradizione sarda. Il casu marzu viene descritto (correttamente) come un alimento nato dalla trasformazione del pecorino grazie all’azione delle larve della mosca casearia, responsabili della fermentazione avanzata che rende il formaggio morbido e cremoso.
Nel reportage trovano spazio anche le reazioni di chi lo considera un patrimonio gastronomico da tutelare e di chi, invece, continua a guardarlo con diffidenza. National Geographic ha comunque sottolineato il fascino internazionale che ruota attorno alla specialità sarda, ormai diventata una sorta di emblema delle aree più estreme e identitarie.
Perché il casu marzu è definito pericoloso?
Attenzione però, perché lo stesso reportage definisce il casu marzu come un formaggio controverso e pericoloso. La ragione principale riguarda la presenza di larve vive al suo interno, elemento ritenuto disgustoso che da anni alimenta discussioni sanitarie e restrizioni commerciali.
Secondo quanto riportato nel reportage, il rischio sarebbe legato soprattutto alle condizioni di conservazione e consumo. Alcuni esperti citati nel dibattito sostengono che le larve della Piophila casei possano sopravvivere anche nell’apparato digerente umano, eventualità che nel tempo ha contribuito alla fama inquietante del prodotto.
Di certo, a rendere questo formaggio ancora più discusso è anche il fatto che venga spesso inserito nelle classifiche dei cibi più pericolosi o estremi del pianeta. La sua reputazione internazionale si è costruita proprio attorno a questa combinazione di tradizione, fermentazione spinta e limiti sanitari, trasformandolo in una specialità che divide persino gli appassionati di gastronomia.
Si può ancora mangiare?
Nel caso foste curiosi, sappiate che il casu marzu non può essere venduto legalmente attraverso i normali canali commerciali, perché la normativa sanitaria europea vieta la commercializzazione di alimenti contenenti insetti vivi non autorizzati. Per questo motivo il prodotto resta escluso dalla grande distribuzione e dai negozi tradizionali.
In Sardegna, però, continua a circolare in contesti privati e locali, soprattutto attraverso produzioni artigianali legate alla tradizione pastorale: chi vuole assaggiarlo riesce spesso a farlo tramite conoscenze dirette o durante esperienze gastronomiche organizzate sul territorio.
Negli anni si è parlato più volte della possibilità di ottenere un riconoscimento ufficiale che permetta di regolamentarne produzione e consumo. Il casu marzu resta così sospeso tra patrimonio culturale e alimento proibito, con una fama internazionale che continua a crescere anche grazie a reportage come quello del National Geographic.
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