Sono sempre più care, anche quelle "comuni": cosa succede alle uova di Pasqua?
Il cacao è sceso del 58% in un anno, ma i prezzi al consumo continuano a salire. Codacons spiega il paradosso.
Pasqua costosa anche quest’anno, il prezzo delle classiche uova non sorriderà ai consumatori. Nonostante il prezzo del cacao sia crollato del 58% in un anno, i listini al consumo continuano a salire: secondo le rilevazioni di Codacons e Federconsumatori, i rincari rispetto all’anno scorso raggiungono il +10% per alcuni marchi industriali, mentre le colombe classiche registrano aumenti più contenuti intorno al +3%.
Occhio anche ad espedienti noti, a cui le aziende ricorrono in frangenti come questi e non solo, per illudere il cliente. La pratica del downsizing prevede di ridurre la quantità di prodotto venduta, conservando il medesimo prezzo. Ad un primo sguardo, sembrerà non ci sia stato alcun aumento, ma poi potreste ritrovarvi con un uovo un po’ più piccolo.
- I prezzi al consumo: da 7 a oltre 100 euro
- Perché i prezzi non scendono: le scorte al prezzo record
- Le richieste delle associazioni
I prezzi al consumo: da 7 a oltre 100 euro
Qualcuno sceglie di farle in casa, ma la maggior parte delle persone le acquistano al supermercato per la moltitudine di riferimenti a televisione e cinema, con relative sorprese. Nella GDO, al netto di offerte e promozioni, il prezzo delle uova di cioccolato oscilla tra i 7 e i 22 euro a seconda della dimensione, del marchio e della linea (adulti o bambini). Al chilo, un uovo industriale di marca supera nel 2026 i 77 euro, contro i 70 dello scorso anno. Le uova artigianali si collocano tra i 30 e i 40 euro, mentre quelle gourmet possono superare i 100 euro al pezzo.
Meglio le colombe, con i prezzi delle versioni industriali classiche che vanno da 5,40 a 15,90 euro. Quelle farcite salgono tra 8,50 e 19,90 euro. Il giro d’affari complessivo di uova e colombe vale in Italia oltre 600 milioni di euro l’anno.
Perché i prezzi non scendono: le scorte al prezzo record
Il paradosso è evidente. A marzo 2025 la tonnellata di cacao quotava intorno agli 8.000 dollari, oggi è scesa a circa 3.300 dollari. Il picco assoluto era stato toccato a fine 2024, quando le quotazioni avevano sfiorato i 12.000 dollari per tonnellata, livelli mai visti in precedenza.
Codacons fornisce la spiegazione tecnica del disallineamento: le uova in vendita in questi giorni sono state prodotte con cacao acquistato mesi fa, quando le quotazioni erano ancora ai massimi storici. Le industrie dolciarie devono smaltire le scorte di materia prima acquisite a prezzi record e non possono ancora trasferire ai listini il beneficio del ribasso recente. Un effetto di trascinamento che si esaurirà nel tempo, ma che per questa Pasqua pesa interamente sui consumatori.
A ciò si aggiunge la perturbazione logistica legata al conflitto in Medio Oriente, che condiziona i trasporti verso i Paesi importatori europei, e la spinta speculativa legata alle festività pasquali: un meccanismo ciclico che Federconsumatori chiede venga monitorato da un osservatorio permanente sui prezzi.
Le richieste delle associazioni
Michele Carrus, presidente di Federconsumatori, chiede una revisione della normativa contro la speculazione sia in Italia che in Europa, applicabile all’intera spesa delle famiglie: negli ultimi quattro anni le famiglie italiane hanno perso circa il 10% del potere d’acquisto.
In attesa che il calo del cacao arrivi sugli scaffali, l’associazione chiede al governo misure controcicliche: taglio dell’IVA sui beni essenziali, riduzione delle accise e un abbassamento almeno temporaneo dell’IVA sul gas, anche in considerazione del fatto che l’86% delle merci in Italia viaggia su strada e ogni rincaro del carburante si trasmette lungo tutta la filiera.