Perché hai ancora spazio per snack e dolci anche quando sei sazio: cosa succede al cervello?
Anche quando si è sazi, nello stomaco c'è sempre spazio per gli snack: non è colpa dell'ingordigia, ma del cervello che non sa più resistere al bisogno di gratificazione e piacere.
Non importa da quante portate è composto un banchetto: c’è sempre spazio per gli snack e i dolci. Non è colpa dell’ingordigia, né tantomeno del fantomatico verme solitario che in realtà blocca la fame, ma del cervello. Ovviamente, di mezzo ci sono gli stimoli che riceviamo continuamente da più fonti, dalla tv ai social.
- Perché abbiamo sempre spazio per gli snack?
- Lo studio inglese
- Il cibo diventa gratificazione e piacere
Perché abbiamo sempre spazio per gli snack?
Alessandro Borghese ha proprio ragione: "L’arte del cibo è un’avventura della mente". Secondo un recente studio dell’Università britannica dell’East Anglia, pubblicato sulla rivista Appetite, c’è un motivo ben preciso si abbiamo sempre spazio per gli snack. Non importa quanto sia stato ricco un pasto, che sia un pranzo o una cena, anche quando si è sazi che più sazi non si può nello stomaco c’è sempre un posticino per il dolce o altre prelibatezze.
La ricerca inglese ha scoperto che la colpa è da attribuire al cervello che, nonostante il livello di sazietà raggiunto dall’organismo, continua automaticamente a rispondere a stimoli legati al cibo. Com’è possibile? Semplice, gli input vengono considerati gratificanti e, di conseguenza, è difficilissimo resistergli.
Secondo gli studiosi, questo risultato permette di spiegare perché l’obesità è diventata una crisi sanitaria mondiale. Non c’entra tanto la forza di volontà di ogni singola persona, quanto il meccanismo che determinati alimenti innescano nel cervello.
Lo studio inglese
Gli psicologi dell’Università dell’East Anglia, guidati da Thomas Sambrook, hanno analizzato l’attività cerebrale di 76 volontari, collegandoli a un elettroencefalogramma (Eeg) mentre erano impegnati a giocare al computer. Durante queste sfide, i partecipanti potevano mangiare a volontà.
Per i vincitori, il premio era una porzione abbondante di cioccolato, patatine o pop corn. I ricercatori si sono resi conto che, nonostante la sazietà, le aree del cervello associate a piacere e ricompensa continuavano a mantenere intensa l’attività elettrica. In altre parole, stomaco e mente non viaggiavano di pari passo.
Sambrook ha sottolineato: "Quello che abbiamo osservato è che il cervello si rifiuta semplicemente di sminuire l’aspetto gratificante di un cibo, indipendentemente da quanto si sia sazi. Anche quando le persone sanno di non volerlo, il loro cervello continua a inviare segnali associati alla ricompensa nel momento in cui il cibo appare".
Il cibo diventa gratificazione e piacere
Lo studio britannico non spiega soltanto perché abbiamo sempre spazio per gli snack, ma evidenzia anche un cambiamento culturale di cui, volenti o nolenti, siamo tutti parte attiva. Il cibo, che ha sempre avuto un ruolo piacevole e conviviale nella vita dell’essere umano, oggi non è più solo il mezzo che consente di avere energia per affrontare le incombenze quotidiane.
È anche un bisogno di gratificazione e piacere che viene intensificato dalle immagini propinate continuamente in ogni dove: dalle offerte dei supermercati o dei fast food ai post social di alimenti tutt’altro che salutari, passando per i menu dei ristoranti. Questi "spot" non comunicano con lo stomaco, ma direttamente col cervello. Insomma, è impossibile dire no a cotanto ben di Dio.
Sambrook ha sottolineato: "Nessun livello di sazietà è riuscito a spegnere l’interruttore del cervello che risponde all’immagine di un cibo delizioso. Il nostro obiettivo era capire meglio come il cervello risponde agli stimoli alimentari quando siamo sazi. Studiando le onde cerebrali abbiamo dimostrato che anche quando lo stomaco è soddisfatto, il cervello sembra non curarsene".