Dal contrabbando agli spaghetti “made in Ghana”: la scelta che fa discutere

Si chiamano "talia", probabilmente da "Italia". Ora il Ghana ci ha costruito sopra una politica industriale e un ban alle importazioni.

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Tutto il mondo va matto per la pasta. E tra tutti i pasta lovers del mondo, forse non sapevi che c’è un paese africano dove gli spaghetti da un po’ di tempo si mangiano addirittura a colazione. Non come curiosità gastronomica da turisti, ma come parte integrante di uno dei piatti nazionali più diffusi e amati. Il mercato che ne è nato è diventato abbastanza grande da giustificare una legge, un pastificio da 40 milioni di dollari e un ban alle importazioni via terra.

Cos’è il waakye e come ci è entrata la pasta

Tutto ruota intorno al waakye, uno stufato di riso e fagioli (da non confondere con il red-red, a base di fagioli rossi) che in Ghana si mangia a colazione o a pranzo, spesso comprato dai venditori ambulanti, servito in foglie di banana con uova sode, verdure e platano fritto. A un certo punto, in questo piatto sono comparsi gli spaghetti in aggiunta al riso. Nessuno sa con precisione quando, ma il nome che i ghanesi gli hanno dato racconta qualcosa: "talia", probabile storpiatura di "Italia", così come appariva stampato sulle prime confezioni importate.

Veicolata dal loro comfort food, da quel momento la pasta ha conquistato il paese in modo silenzioso e capillare, al punto che il Ghana è oggi il secondo maggiore consumatore di pasta in Africa. Almeno sulla carta, nei fatti sarebbe il primo. Tra il 2021 e il 2024 infatti, le importazioni hanno superato i 140 milioni di dollari. Eppure sono dati che non rispecchierebbero i consumi reali, che sono maggiori secondo il governo. La spiegazione del mistero statistico si troverebbe in un giro sommerso di importazioni illegali via Togo (che sulla carta è invece il primo importatore).

Il ban e il pastificio

A marzo il presidente John Mahama ha inaugurato a Kpone un impianto produttivo della società Olam Agri, costruito per creare 300 posti di lavoro e produrre circa 40.000 tonnellate di pasta a base di grano all’anno, il 40% del fabbisogno interno. Pochi giorni dopo, il ministero delle finanze ha annunciato il divieto di importazione via terra di pasta, insieme a olio da cucina, riso, zucchero e altri prodotti.

La mossa ha una doppia logica. La prima è protezionistica, ovvero difendere il nuovo impianto dalla concorrenza di prodotti più economici. La seconda risponde a un problema concreto di natura legale, come abbiamo visto. Il Togo, che ha la metà degli abitanti del Ghana, risulta ufficialmente il primo importatore di pasta del continente, un elemento abbastanza inverosimile. Sospetto confermato anche dal viceministro dell’Alimentazione John Dumelo, secondo il quale una parte consistente delle merci entra illegalmente in Ghana attraverso il confine orientale, eludendo dazi e controlli.

Il limite del modello

C’è però un nodo che la narrazione trionfale dell’autosufficienza fatica a sciogliere: il nuovo impianto lavora su grano importato. La pasta sarà ghanese nella produzione, ma non negli ingredienti, almeno per ora. Un dettaglio che non cambia il significato politico e le conseguenze economiche della scelta, ma che dice qualcosa su quanto sia complesso trasformare una dipendenza alimentare in vera e propria sovranità produttiva. Nel frattempo, il waakye continua a essere servito con la "talia". Che sia ghanese o no, cambia poco per chi la mangia.

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Domande frequenti

Cos'è il waakye e come si mangia?

È uno stufato ghanese di riso e fagioli servito spesso a colazione o pranzo in foglie di banana con uova sode, verdure, platano fritto e talvolta spaghetti chiamati “talia”.

Perché gli spaghetti sono arrivati in Ghana?

La pasta è stata introdotta tramite importazioni e adattata al waakye; il nome "talia" deriva probabilmente da "Italia" sulle prime confezioni importate.

Quanto pesa il consumo di pasta in Ghana?

Il Ghana è tra i maggiori consumatori di pasta in Africa: tra 2021 e 2024 le importazioni ufficiali superarono i 140 milioni di dollari.

Cosa prevede il nuovo impianto e il ban alle importazioni?

È stato inaugurato un pastificio Olam Agri a Kpone per produrre 40.000 ton/anno e creare 300 posti; è stato poi vietato l'import via terra di pasta e altri beni.

Qual è il limite dell'autosufficienza della pasta ghanese?

Il nuovo impianto produce pasta localmente ma utilizza grano importato, quindi la dipendenza dagli esteri non è ancora superata.

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