Raro, anzi, rarissimo: è il sale a uovo di dinosauro, che sta attirando l'attenzione
Il sale a uovo di dinosauro, tecnicamente chiamato asin tibuok, è uno dei sali più rari al mondo e, se non ci saranno più artigiani, rischia l'estinzione.
Navigando sui social vi sarete sicuramente imbattuti in uova assai particolari, che all’apparenza sembrano quello di un dinosauro. In realtà, si tratta di un sale di origini filippine, che nel mese di dicembre del 2025 è stato inserito dall’Unesco tra i Patrimoni culturali immateriali che devono urgentemente essere salvaguardati.
- Sembrano uova di dinosauro, ma sono asin tibuok
- Come si ottiene il sale filippino?
- Perché rischia l'estinzione?
Sembrano uova di dinosauro, ma sono asin tibuok
Considerando che i dinosauri si sono estinti più di 65 milioni di anni fa, oggi possiamo solo immaginare come erano le loro uova. Sicuramente, erano molto simili all’asin tibuok, un cibo, o meglio un condimento assai particolare che negli ultimi tempi è diventato protagonista di parecchi contenuti social.
Originario delle Filippine, nello specifico dell’isola di Bohol, situata nelle Visayas Centrali, è un particolare sale che si ottiene seguendo un’antica tradizione che ha rischiato e rischia ancora oggi di scomparire. All’apparenza, come dicevamo in apertura, è pressoché identico all’uovo del rettile ormai estinto, con la sola differenza che è interamente fatto di cloruro di sodio.
È proprio grazie alla sua forma che è conosciuto anche come "sale a uovo di dinosauro". La sua produzione, che è artigianale e avviene seguendo una tecnica lunga e delicata, richiede diversi mesi ed è per questo che viene considerato uno dei sali più rari del mondo.
Come si ottiene il sale filippino?
Le origini dell’asin tibuok risalgono almeno al XVII secolo, ma diverse fonti sostengono che esistesse già prima dell’arrivo degli spagnoli sull’isola. L’etnoarcheologa Andrea Yankowski, raggiunta dalla BBC, ha spiegato: "Molte comunità lungo la costa meridionale dell’isola partecipavano alla produzione del sale che veniva regolarmente scambiato con l’interno dell’isola, dove si trovano i terreni agricoli, in cambio di riso e altri prodotti agricoli. Veniva anche scambiato con altre isole".
Per produrre il "sale a uovo di dinosauro" occorrono quasi cinque mesi. Si parte dalle bucce di cocco, che vengono prima immerse nell’acqua di mare, poi asciugate e, infine, bruciate per giorni fino a ottenere una speciale cenere utile a filtrare l’acqua salata. In questo modo si crea una salamoia concentrata che viene successivamente bollita in vasi di argilla.
Si ottiene così un composto dalla forma ovoidale fatto di sale, con la parte superiore che ha un sapore diverso da quella inferiore: la zona maggiormente esposta al fuoco ha il classico aroma affumicato. Questa particolarità lo rende un insaporitore estremamente versatile, usato sia per le ricette salate che quelle dolci.
Perché rischia l’estinzione?
L’asin tibuok ha già rischiato l’estinzione nel 1995, quando è entrata in vigore la legge sulla iodizzazione obbligatoria del sale. Inoltre, già all’epoca la dura e lunga tecnica di produzione aveva iniziato a scoraggiare gran parte degli addetti ai lavori. È sempre questo il motivo per cui nel 2025 l’Unesco l’ha inserito tra i Patrimoni culturali immateriali che devono urgentemente essere salvaguardati.
Gli artigiani che si occupano della produzione vedono l’asin tibuok come eredità da tramandare ai posteri e, pur non nascondendo le difficoltà del mestiere, sperano che le nuove generazioni si avvicinino alla tecnica. Se ciò non dovesse accadere, si perderebbe una tradizione gastronomica unica al mondo.