Il viaggio del sale rosa inizia molto lontano dalle vette himalayane

Il sale rosa non viene proprio dall'Himalaya e non fa così bene come alcuni si ostinano a sostenere: la comunità scientifica è divisa, ma le origini sono certe.

Pubblicato:

123rf
Cristalli rosa di sale dell'Himalaya all'interno di una ciotola blu

Da qualche anno a questa parte, il sale rosa dell’Himalaya è al centro di numerosi dibattiti. Alcuni sostengono che faccia più bene del classico sale marino, altri bollano tutti i suoi benefici come fake news. Come al solito, la verità sta nel mezzo.

Da dove viene il sale rosa?

Quasi sempre, quando si parla di sale rosa dell’Himalaya si hanno tre fazioni: una lo osanna, un’altra lo condanna e la terza non lo conosce. Da quando questo particolare insaporitore è diventato ‘famoso’, in molti ne hanno parlato come una vera e propria potenza naturale, in grado di apportare numerosi benefici all’organismo. Oggi, invece, quasi tutti gli esperti concordano nel dire che la realtà è molto diversa.

Ma, procediamo per gradi. Questo particolare sale rosa viene estratto dalle miniere del Salt Range, nella provincia del Punjab in Pakistan, un sistema di montagne a circa 300 km dall’Himalaya. Khewra, che è la seconda miniera di sale più grande al mondo e la più antica del continente asiatico, vanta sette strati salini alti cumulativamente 150 metri, di colori che vanno dal trasparente al rosso carne, passando per il bianco e il rosa.

123rf
Cucchiaio di legno con particolare sale rosa dell’Himalaya

Perché è rosa?

Il sale pakistano può avere diverse tonalità, ma quello rosa è tale perché, oltre alla presenza di cloruro di sodio, presenta tracce di elementi che gli esperti chiamano impurezze. Tra queste c’è l’ossido di ferro, responsabile di quella colorazione che affascina tanto i consumatori e, forse, fa attribuire erroneamente proprietà che non ha.

Una precisazione è d’obbligo: questo insaporitore himalayano non è raffinato e non viene trattato chimicamente. Viene estratto proprio così com’è, senza che la mano dell’uomo intervenga per ‘colorarlo’.

Le differenze con il sale marino

Il sale marino, quello che la maggior parte di noi utilizzano quotidianamente, si ottiene tramite le saline. Si tratta di vasche artificiali dove viene introdotta l’acqua di mare che, evaporando progressivamente, deposita un livello salino che poi viene estratto e lavorato. Il sale rosa, invece, viene prodotto in miniera, tramite estrazione di salgemma.

Entrambi possono presentare tracce di metalli pesanti (rame, piombo, zinco, cadmio, etc.), ma c’è una differenza importante. Alcuni di questi possono anche avere un’azione positiva, ma altri sono tossici. Soffermiamoci sul cadmio, che secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha una tossicità elevata e può essere presente con un residuo massimo di 0,5 mg per chilogrammo, per un’ingestione settimanale massima da parte dell’uomo di 500 microgrammi.

Ebbene, il sale rosa dell’Himalaya apporta circa 315 microgrammi di cadmio, mentre nel sale marino, specialmente se raffinato, è pressoché assente. Questa differenza, almeno secondo gli esperti, dovrebbe bastare per ridurre al minimo il consumo dell’himalayano, preferendo il marino.

Fa male o bene?

Arriviamo alla domanda cruciale: il sale rosa dell’Himalaya è davvero miracoloso come dicono o fa male? Il dibattito è ancora aperto, ma gran parte della comunità scientifica concorda nell’affermare che non esistono evidenze che dimostrino le sue presunte proprietà benefiche e curative. In altre parole, fa ‘bene’ quanto il ‘fratello’ marino, quindi deve essere utilizzato con parsimonia. Secondo l’OMS, gli adulti sani non dovrebbero superare 5 grammi di sale al giorno.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963